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Mafia Corleone

"Alfano come Kennedy": condannati 6 mafiosi che volevano uccidere il Ministro

Si tratta di presunti reggenti e gregari di alcuni clan della provincia, compreso quello di Corleone. Gli imputati erano stati arrestati nel novembre 2015, nell'ambito dell'operazione "Grande Passo 3"

Sei condanne per altrettanti presunti reggenti e gregari di alcuni clan mafiosi della provincia, compreso quello di Corleone. Quindici anni sono stati inflitti a Rosario Lo Bue, presunto reggente proprio della cosca di Corleone, 10 anni a Vincenzo Pellitteri, presunto capo della famiglia mafiosa di Chiusa Sclafani, 6 anni e 8 mesi a Pietro Pollichino, presunto capo del clan di Contessa Entellina, e 9 anni ciascuno a Salvatore Pellitteri (classe 1976), a Salvatore Pellitteri (classe 1992) e a Roberto Pellitteri.

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La sentenza è del gup Fabrizio La Cascia, davanti al quale il processo si è svolto col rito abbreviato. Il giudice ha accolto le richieste di condanna dei pm Sergio Demontis, Caterina Malagoli e Gaspare Spedale. Il Comune di Corleone e quello di Chiusa Sclafani, nonché il Centro Pio La Torre sono parte civile, con l'assistenza degli avvocati Ettore Barcellona, Salvino Caputo e Francesco Cutraro. Il gip ha riconosciuto una provvisionale di 10 mila euro a ciascuno degli enti pubblici e di mille euro all'associazione antimafia.

Gli imputati erano stati tutti arrestati il 20 novembre 2015, nell'ambito dell’operazione "Grande Passo 3". Nell'inchiesta - naturale continuazione di "Grande Passo" 1 e 2, con le quali i carabinieri avevano inflitto un duro colpo alla mafia Corleonese - gli imputati erano stati tra l'altro intercettati mentre parlavano di volere uccidere l'allora ministro dell'Interno Angelino Alfano, che avrebbe dovuto essere eliminato come il presidente degli Stati Uniti, John Kennedy, a Dallas, sostenendo che l'attentato del 22 novembre 1963 sarebbe stato opera proprio della mafia siculo-americana, coi voti della quale Kennedy sarebbe stato pure eletto. L’attentato contro Alfano avrebbe dovuto essere commesso a Roma o ad Agrigento. Il piano era stato accennato nelle conversazioni, ma non è mai stato oggetto di contestazione da parte della Procura.

Nel dialogo, inoltre, gli imputati si lamentavano del 41 bis che metteva in difficoltà i boss detenuti e rendeva difficili le comunicazioni fra di loro. Successivamente è stato messo a segno anche il blitz "Grande Passo 4", sul quale sono ancora in corso le indagini.

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