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Imprenditore-boss colluso con la mafia, confiscati beni per 100 milioni

Nelle sue proprietà avrebbe ospitato diversi mafiosi latitanti: nel mirino della Dia è finito Calcedonio Di Giovanni, originario di Monreale

Il personale della Direzione Investigativa Antimafia ha notificato il decreto di confisca di parte del patrimonio immobiliare e societario riconducibile all'imprenditore Calcedonio Di Giovanni, originario di Monreale. All'uomo sono sati imposti anche tre anni di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di dimora nel luogo di residenza.

Il valore del patrimonio confiscato è stimabile in oltre cento milioni di euro. Tra i beni confiscati ci sono società con sede in San Marino e Londra, coinvolte in complesse operazioni finanziarie collegate a grosse transazioni commerciali internazionali, ed oltre quattrocento unità abitative di varia grandezza e destinazione d'uso.

La proposta di applicazione della misura di prevenzione, avanzata dal direttore della Dia Nunzio Antonio Ferla, è stata accolta dal Tribunale di Trapani - Sezione Misure di Prevenzione che ha emesso il provvedimento ablativo valorizzando gli esiti delle investigazioni condotte dalla Dia trapanese, d'intesa con il procuratore aggiunto Bernardo Petralia, coordinatore del "Gruppo Misure di Prevenzione", della Dda di Palermo.

Di Giovanni, imprenditore molto attivo nel settore edilizio e turistico alberghiero, secondo gli inquirenti è risultato "contiguo" all'associazione mafiosa. Gli elementi di prova riscontrati nel corso del procedimento di prevenzione hanno permesso di ricostruire come l'attività edilizia dell'imprenditore abbia avuto sempre dietro le spalle il contributo di Cosa Nostra della quale ha, peraltro, favorito il tornaconto patrimoniale. Vanno menzionati, in particolare, gli evidenti interessi nelle sue attività della famiglia mafiosa degli Agate di Mazara del Vallo ed i rapporti con il noto faccendiere Vito Roberto Palazzolo, figura sicuramente collegata con interessi mafiosi.

Il patrimonio immobiliare realizzato da Di Giovanni, con risorse di ignota provenienza, tra cui rientra il noto villaggio turistico di "Kartibubbo" sul litorale di Campobello di Mazara, avrebbe ospitato in diverse occasioni pregiudicati mafiosi latitanti. Negli anni più recenti, attraverso artificiosi meccanismi fraudolenti, Di Giovanni ha avuto accesso a rilevantissimi finanziamenti pubblici nazionali e comunitari, coinvolgendo nei propri progetti anche interessi della mafia di Castelvetrano. "Sotto il profilo patrimoniale - si legge in una nota - è stata accertata l'esistenza di una palese situazione di sperequazione fra redditi dichiarati dall'imprenditore e la formazione del patrimonio, riconducibile, in gran parte, a proventi illeciti derivanti dai reati di lottizzazioni abusive, truffe, furti, omissioni contributive, fatturazioni per operazioni inesistenti e bancarotta per distrazione. Il Tribunale di Trapani ha quantificato in oltre sessanta milioni di euro il debito di Di Giovanni nei confronti dell'Erario per evasione fiscale".

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