Sabato, 13 Luglio 2024
Mafia

Confiscati beni per 2 milioni di euro a Stefano Polizzi, boss di Bolognetta

Passano definitivamente allo stato case, terreni e rapporti bancari. In carcere dopo l'operazione Cupola 2.0, è ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Bolognetta

Un'altra maxi confisca colpisce il patrimonio di Cosa nostra. Stavolta vengono sequestrati circa 2 milioni di euro di beni. A poche ore da quella che ha interessato i beni di Tommaso Lo Presti, boss di Porta Nuova conosciuto come "il pacchione", passano allo stato immobili, terreni, mezzi, imprese e rapporti bancari di Stefano Polizzi, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Bolognetta.

Due imprese individuali nel settore edile a Bolognetta, la quota pari a un mezzo di panificio di Marineo, un immobile di tre piani fuori terra a Bolognetta, un altro immobile a Marineo. E poi ancora cinque appezzamenti di terreno a Bolognetta, un'abitazione rurale sempre a Bolognetta, otto automezzi e infine otto rapporti bancari. E' questo il patrimonio oggetto della confisca definitiva. 

Polizzi, classe '55, era stato arrestato nell'aprile del 2012, nell’ambito dell’operazione denominata "Sisma". L'accusa lo ritiene responsabile di due tentate estorsioni aggravate, ma anche vicino ai vertici della famiglia mafiosa di Misilmeri. Per questo ha riportato una condanna a 4 anni di reclusione, divenuta irrevocabile nel marzo del 2017, che ha scontato nel carcere di Santa Maria Capua Venere. Una volta scontata la pena, è stato nuovamente arrestato nel novembre del 2018 nell'ambito dell'operazione denominata "Cupola 2.0" per essere stato il reggente della famiglia mafiosa di Bolognetta. In qualità di capo mafia ha riportato la condanna di primo grado a 17 anni di reclusione.

Le attività d'indagine finalizzate all'individuazione delle disponibilità economiche riconducibili agli esponenti di Cosa Nostra sono state svolte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Palermo che, già nel novembre del 2013, avevano portato all'emissione da parte della sezione misure di prevenzione del Tribunale a un provvedimento di sequestro (dell'ammontare di circa 2 milioni di euro) che oggi diventa definitivo e irrevocabile con la sentenza della Corte di Cassazione. 

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