"Ha fatto affari grazie alla mafia", confisca da 20 milioni per l'imprenditore Vetrano

Passano allo Stato aziende, auto, case, terreni e conti bancari che gli erano già stati sequestrati nel 2013. Salvatore Vetrano è ritenuto vicino a elementi di spicco di Cosa nostra come Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Totò. Nel suo "curriculum" anche un arresto per tentato omicidio, ricettazione e rapina

Una delle aziende sequestrate

Beni per venti milioni di euro tra aziende, immobili e conti bancari sono stati confiscati dalla Dia a Salvatore Vetrano (foto in basso), 48enne, imprenditore palermitano ritenuto vicino a "elementi di spicco di Cosa nostra come Gianfranco Puccio e Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Salvatore". Si tratta di un patrimonio già sottoposto a sequestro a maggio 2013.

Nel dettaglio, è scattata la confisca per: l’intero capitale sociale e del compendio aziendale di 5 società di capitali, tra cui la "Veragel srl" di Carini attive nel settore della commercializzazione di prodotti ittici e in quello immobiliare; 13 immobili, tra cui appartamenti, magazzini e terreni ubicati a Palermo, Carini, Trabia, Marsala (Tp) e Sciacca (Ag); i corrispettivi delle vendite di un immobile, di due imbarcazioni da diporto, di due motori fuoribordo da 250CV e di un'autovettura; libretti nominativi ordinari, conti correnti bancari, depositi a risparmio, investimenti assicurativi e rapporti finanziari..

Le immagini del patrimonio di Vetrano | VIDEO

"La carriera criminale di Salvatore Vetrano ha inizio a luglio del 1999 quando, con suo padre Giacomo, è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare perché, al fine di procurare profitto anche ai componenti della famiglia mafiosa palermitana di corso Calatafimi, riceveva e occultava, in una cella frigorifera di un'azienda riconducibile a lui e al genitore, il carico di pesce proveniente da una rapina in danno di un autotrasportatore - dicono gli investigatori - Nel febbraio 2002, è stato invece tratto in arresto, in esecuzione di provvedimento restrittivo, perché ritenuto responsabile di aver rapinato un carico di pesce congelato, in concorso con altri soggetti organici a Cosa nostra. Salvatore e Giacomo Vetrano, in un'ordinanza di custodia cautelare in carcere del febbraio 2005, che peraltro ha raggiunto noti esponenti di cosa nostra (Benedetto Graviano e Cesare Lupo), sono stati citati quali soggetti vicini all'organizzazione mafiosa". 

VETRANO Salvatore-2Nel giugno 2012, nonostante fosse stato sottoposto a un "avviso orale" da parte del questore (avendo riportato, fra l'altro, condanne definitive per ricettazione e rapina), è stato arrestato per tentato omicidio nei confronti dell'imprenditore Giuseppe Toia.

La Dia, attraverso gli accertamenti finalizzati all'emissione del provvedimento, ha dimostrato "come Vetrano avesse acquisito un consistente patrimonio immobiliare e costituito numerose aziende (operanti nel settore del commercio di prodotti alimentari), anche beneficiando di finanziamenti comunitari erogati dal Fondo Europeo per la pesca in Sicilia, nonché sottraendo a tassazione ingenti ricavi imponibili, frutto della propria attività commerciale". Inoltre è stata provata "la contiguità di Vetrano a elementi di spicco di Cosa nostra - Gianfranco Puccio e Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Salvatore - e documentato come la sua scalata imprenditoriale fosse inserita all'interno di una commistione di interessi tra attività di impresa e attività mafiosa traendo, in un settore strategico del circuito dell'economia legale, sostegno, consenso ed ampia visibilità".

Ag aggravare la posizione di Vetrano anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Manuel Pasta, Andrea Bonaccorso, Salvatore Giordano e Sebastiano Arnone, i quali hanno confermato "come le sue attività imprenditoriali fossero state realizzate grazie all’appoggio e al sostegno di Cosa nostra, motivo per il quale al medesimo era stato richiesto di versare una quota in denaro a favore dell’associazione mafiosa, ovvero di provvedere all’eventuale assunzione di personale. Il collaboratore di giustizia Vito Galatolo ha riferito, inoltre, che nell’attività imprenditoriale di Vetrano era stato investito denaro appartenente a esponenti di Cosa nostra".

Il provvedimento di confisca, su proposta del direttore della Dia, è stato emesso dal Tribunale, sezione I penale e Misure di prevenzione presieduto da Raffaele Malizia, al termine di un procedimento, sostenuto in dibattimento dal pubblico ministero Claudia Ferrari, dell'ufficio Misure di prevenzione coordinato dal Procuratore Aggiunto Marzia Sabella. "Il decreto - spiegano dalla Dia - si fonda anche sugli accertamenti patrimoniali compiuti per il periodo 1988-2012 riguardanti il suo bilancio familiare, il tenore di vita e i flussi finanziari a lui riconducibili, che hanno evidenziato una significativa situazione di sperequazione, tale da indurre a ritenere che il suo nucleo familiare abbia tratto, nel tempo, il sostentamento da proventi illeciti".

Per Vetrano è stata disposta anche la sorveglianza speciale per due anni e sei mesi, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.

Articolo aggiornato il 15 novembre 2019 alle ore 09.30
 

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