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"Gestiva i soldi del boss di Monreale": confiscati i beni di Giuseppe Caramazza

Quattro appartamenti, sette società edili, due fabbricati rurali, un box e numerosi terreni per un valore stimato di circa un milione e mezzo di euro. Nel 2011 Caramazza è stato condannato per associazione di tipo mafioso, riciclaggio e intestazione fittizia di beni

Confiscati beni per un valore di circa un milione e mezzo di euro a Giuseppe Caramazza, abile amministratore del denaro del boss Balsano, morto il 18 luglio 2005 nel carcere di Novara dove stava scontando l’ergastolo. Si tratta di tre appartamenti a Monreale, due fabbricati rurali a San Martino delle Scale, un box a Monreale, un appartamento a Palermo, numerosi terreni agricoli a Castellammare del Golfo (Tp), Favara (Ag) e Monreale, sette società attive nel settore edile. Con l’esecuzione del provvedimento di definitiva confisca, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo e in ultimo confermato dalla Corte di Cassazione, i beni sono diventati parte del patrimonio dello Stato.

Caramazza è stato condannato dalla Corte d’Appello di Palermo il 17 ottobre 2011 per associazione di tipo mafioso, riciclaggio e intestazione fittizia di beni, reati aggravati dall’art.7 D.L. n.152/1991. La condanna è divenuta irrevocabile il 24 aprile 2013. Le indagini patrimoniali fatte dai carabinieri di Monreale hanno consentito di accertare che Caramazza era proprietario dei beni, oggi confiscati, già sequestrati nel 2005.

La misura di prevenzione nei confronti di Caramazza trae origine dalle attività svolte dal Nucleo investigativo di Monreale, che hanno portato alla cattura dell’allora latitante Giuseppe Balsano, avvenuta il 21 maggio 2002, capo della locale famiglia mafiosa, nonchè alla disarticolazione della consorteria con l’arresto di numerosi affiliati, favoreggiatori e prestanome. Nel corso delle indagini era stato documentato il legame tra Caramazza e Balsano, che a lui aveva affidato il ruolo di investire gli ingenti capitali illeciti frutto della capillare attività di estorsione e di imposizione di lavori alle numerose imprese colluse o controllate dalla famiglia monrealese, nonché di gestire i beni e le società nel tempo acquisite al patrimonio del citato sodalizio.
 

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