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Il tribunale di Palermo

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Mafia, droga e pizzo a Brancaccio: sedici anni al boss Bruno Natale

Questa la decisione del tribunale al termine del processo con rito abbreviato. Quindici gli anni per Giuseppe Bruno, 8 e 4 mesi per Maurizio Costa. Dei due fratelli parlarono, durante la detenzione, Cesare Lupo e Giuseppe Arduino

Arrivano le condanne per i boss di Brancaccio. Il tribunale di Palermo, presieduto da Fabrizio La Cascia, ha dato 16 anni a Natale Bruno, 15 a Giuseppe Bruno e 8 anni 4 mesi a Maurizio Costa, accusati di associazione mafiosa e traffico di droga. I tre vennero arrestati al culmine dell’operazione Zefiro (I NOMI). L’accusa, nell’ambito del processo celebrato con il rito abbreviato, è stata sostenuta dai pm Francesca Mazzocco e Sergio Demontis.

Mafia, operazione "Zefiro": arrestati esponenti del mandamento Brancaccio
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A capo della cosca, dopo gli arresti di Giuseppe Arduino, Cesare Lupo e Nino Sacco, c’era proprio Natale Bruno. Coordinava le attività della famiglia da un magazzino di via Gaetano di Pasquale. Lì custodiva chili e chili di stupefacenti da smerciare nelle piazze della città, oltre a ricevere i commercianti che dovevano “mettersi in regola” con il pagamento del pizzo. Ed era quello il ritrovo dei summit dei fratelli Bruno e di Maurizio Costa, durante i quali decidevano come muoversi con gli imprenditori che opponevano resistenza.

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L'indagine era nata dalle intercettazioni dei boss Cesare Lupo e Giuseppe Arduino, detenuti in carcere. Non sapendo di essere ascoltati fecero il nome dei due Bruno come i reggenti del mandamento di Brancaccio. Natale era un "uomo d’onore" d’altri tempi, che non vedeva di buon occhio l’adulterio, ma capace, forse perché costretto, ad assecondare i tempi. "Ora tutto è lecito - diceva Bruno Natale - ora…ma prima non si poteva fare! Perché ora…la cosa è perché è cambiata? Perché il boss era…latitante…e non poteva vedere la moglie. Giusto. E così è nata questa cosa…".

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