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Lunedì, 16 Maggio 2022
Mafia

La Cassazione sulla condanna di Fabrizio Miccoli: "Ha condiviso idee ed atteggiamenti mafiosi"

Le motivazioni della sentenza che ha fatto finire in cella l'ex capitano del Palermo per estorsione aggravata: "E' stato lui a controllare tutta l'operazione per il recupero dei soldi legati alla cessione della discoteca Paparazzi, dando l'incarico a Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa, e ricorrendo ad un agire simile a quello della criminalità organizzata"

Per la Cassazione, la sentenza d'appello a carico dell'ex capitano del Palermo, Fabrizio Miccoli - condannato a tre anni e mezzo con il rito abbreviato per estorsione aggravata dal metodo mafioso - non fa una piega. E proprio per questo è stata integralmente confermata il 23 novembre scorso, quando l'ex calciatore andò a costituirsi nel carcere di Rovigo, dove sta scontando la pena. Per la Suprema Corte non ci sono dubbi che sia stato lui ad incaricare Mauro Lauricella, il figlio del boss della Kalsa Antonino detto "u scintilluni" (che sta scontando 7 anni), di recuperare un credito relativo alla cessione della discoteca "Paparazzi" di Isola delle Femmine dall'imprenditore Andrea Graffagnini. Così come non ci sono dubbi che la modalità utilizzata sia stata violenta e tipicamente mafiosa.

Secondo la Cassazione, i giudici di secondo grado hanno dato "puntualmente conto del costante controllo della vicenda da parte di Miccoli, che partecipò ad alcuni degli incontri predisposti da Lauricella con i debitori, veniva informato da Lauricella su ogni dettaglio quanto agli ulteriori incontri programmati con i debitori, agli ostacoli insorti, alle reazioni e alle scelte di far intervenire personaggi di primo piano della criminalità palermitana".

Inoltre "si è dato conto, in modo dettagliato e specifico, della fattualità caratterizzata dal ricorso a metodi, quali la scelta di moduli comunicativi, di specifiche circostanze di luogo, di determinati soggetti da coinvolgere negli incontri destinati a 'convincere' i debitori all'adempimento delle obbligazioni assunte, tutti riconducibili all'agire mafioso". E una "pluralità" di elementi hanno dimostrato "la condivisione da parte di Fabrizio Miccoli degli atteggiamenti 'culturali' di numerosi soggetti appartenenti alla criminalità mafiosa (come per il richiamo ai rapporti intrattenuti con Francesco Guttaduaro, figlio di Filippo Guttadauro, detenuto per reati di mafia, e nipote di Matteo Messina Denaro) spesso tradotti - come riporta l'Adnkronos - esplicitamente in moduli comunicativi espressivi di disprezzo e denigrazione delle funzioni degli appartenenti alle forze dell'ordine". 

Come aveva raccontato PalermoToday l'avvocato dell'ex bomber salentino, Antonio Savoia, riferendosi alle prime settimane di detenzione "certamente Miccoli non è contento, ma sta cercando di affrontare nel miglior dei modi la situazione. Pur non condividendola, rispetta la sentenza". Lo stesso legale in questi giorni ha presentato un'istanza al tribunale di Sorveglianza di Rovigo, chiedendo che il suo assistito possa scontare la pena svolgendo lavori socialmente utili al posto di stare in carcere. Serviranno diversi mesi prima che possa arrivare una decisione, ma la strada è molto ardua: l'aggravante mafiosa è infatti una di quelle ostative alle misure alternative alla detenzione.

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