Cavalli, scommesse e doping per moltiplicare i soldi della mafia: "Fagliele due fialette"

Tra gare truccate e soffiate il boss con la passione per il trotto, Giovanni Ferrante, sarebbe riuscito a tirare su pure una scuderia. E guai ai driver che non collaboravano: "Prende le valigie e porta i soldi perché li ammazzo padre e figlio". I retroscena dell'operazione "Mani in pasta"

(foto archivio)

Un boss con la passione per i cavalli, Giovanni Ferrante, che avrebbe avuto una sua scuderia e che, partecipando alle gare in tutta Italia, sarebbe riuscito - truccandole e corrompendo i driver - ad intascare migliaia di euro, anche attraverso un giro di scommesse on line. E’ uno dei retroscena dell’operazione "Mani in pasta" della guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta. Come emerge dalle intercettazioni, Ferrante non solo sarebbe ricorso anche al doping, ma avrebbe potuto contare su agganci anche nella criminalità napoletana. Da lì, infatti, gli sarebbero arrivate diverse soffiate per azzeccare i cavalli vincenti.

La passione per i cavalli

"Giovanni Ferrante all’interno dell’organizzazione criminale risulta aver convogliato parte degli interessi criminali al remunerativo settore delle corse dei cavalli (trotto)", tanto che avrebbe acquistato gli animali “per interposte persone fino al punto di arrivare ad ottenere, nella seconda metà del 2017 (luglio/agosto), la registrazione dei proprio ‘colori’, con ben 7 cavalli formalmente intestati alla compagna Letizia Cinà", dicono gli investigatori. E sono cavalli che Ferrante "ha modo di iscrivere alle competizioni ufficiali in vari ippodromi d’Italia e, talvolta di guidare personalmente nelle gare non competitive".

Le soffiate: "Segnati questi e fai il multiplo"

Santo Pace, un altro degli arrestati che sarebbe stato vicino a Ferrante, avrebbe avuto un certo "fiuto" per le corse e, stranamente, avrebbe azzeccato sempre la scommessa giusta: "Quello mi ha dato un cavallo a Trieste, mi ha detto: ‘La terza corsa, il numero 5 a quota fissa". Proprio il cavallo vincente, come hanno appurato gli inquirenti. Avrebbe puntato poi su 3 cavalli vincenti a Padova il 3 giugno 2016 e: "Tre cavalli mi ha dato e tre primi ho fatto ieri sera… Ho fatto un multiplo di 50 euro, 260 euro, hanno vinto tutti e tre". Poi segnalava cavalli vincenti a Palermo il 4 giugno, Poggio, Unvero Killer Gar e Under the Sun. Che sono poi effettivamente finiti sul podio. Anche Ferrante avrebbe avuto spesso le intuizioni" giuste. Diceva ad Andrea Ciampallari il 10 agosto 2016, per esempio: "Segnati questi cavalli e mi fai il multiplo", si tratta di Try Again, Usa di Ruggero, Picasso Rivarco e Ungherese Jet. E, tranne quest’ultimo, dicono gli inquirenti, gli altri si erano piazzati tutti sul podio. Ma Ferrante riesce pure a prevedere l’imprevedibile: "Ora si ritira, si sta ritirando, di deve ritirare un cavallo e riaggiornano di nuovo le quote". E poi: "Siccome noi lo dobbiamo giocare vincente, lo devi giocare qualche 5, 600 euro per tutti e due, vincente… Se ne deve andare qualcuno alla Snai".

Il doping: "Già la benzina se la calò"

Gli inquirenti ipotizzano che Ferrante sia ricorso anche alla somministrazione di prodotti dopanti, sulla scorta di diverse intercettazioni. In una dice: "Già secondo me hanno messo mano ai ferri perché il cavallo dà molti morsi, fermo non ci sta appena lo vuoi toccare per accarezzarlo ti vuole dare morsi… già la benzina se la calò". In un’altra conversazione dispone: "Senti una cosa a Sonny Side fagliela una iniezione, fagliele due fialette di quelli, fagliele ora". O ancora, in un’altra circostanza, parla di "cura per i cavalli, le medicine quelle piccoline, le fialettine che ci diamo ai cavalli in bocca quando finiscono di lavorare".

La scuderia del boss

Ferrante si sarebbe avvalso di diversi prestanome, come Francesco Paolo Conticelli e Andrea Ciampallari, mettere su la sua scuderia. Il 14 settembre 2016 il boss invitava Pace: "Vuoi venire sabato? A Siracusa mi corrono tutti e due i cavalli". Sono Ungherese Jet (che tra giugno e settembre 2016 ha vinto premi per circa 3.800 euro) e Sonny Side. A ottobre avrebbe poi acquistato per 8 mila euro Zaira Jet e successivamente anche Vieni Chuc SM, che sarebbe stato preso in società con gli Abbagnato.

Il business

"I cavalli rappresentano un investimento che produce reddito con gli incassi dei premi, ma ancor di più, il possesso di cavalli ha permesso e permette a Giovanni Ferrante di infiltrarsi pervasivamente nell’ambiente degli ippodromi e nel settore delle corse ippiche", dice la Procura. E "per Ferrante è ancora più rilevante del business dei premi delle competizioni quello verso il mondo delle scommesse che ruota attorno alle corse di trotto, sicuramente un ancor più appetibile fonte di guadagni anche per l’organizzazione criminale".

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Le gare truccate: "Si prende le valigie e porta i soldi"

Sono diverse le gare che, secondo l’accusa, Ferrante assieme ad alti indagati sarebbe riuscito a truccare. O con le buone (ovvero corrompendo i guidatori) o con le cattive (minacciando i driver che non si sarebbero piegati). Di uno di questi, poco inclini al compromesso, parlava in questi termini: "L’unico che non si è voluto mettere a disposizione… L’unico che non si è voluto calare, ora gli dici che si prende le valigie e porta i soldi perché li ammazzo a padre e figlio, glielo dici oggi stesso perché mi faccio arrestare qua!". Secondo la Procura, i tentativi di combine più o meno riusciti sarebbero avvenuti l’8 aprile e il 20 maggio 2018 a Torino, il 24 maggio 2018 a Villanova d’Albenga, il 18 giugno successivo a Siracusa, a Milano il 22 giugno 2018, a Modena il 22 luglio 2018 e infine a Siracusa il 21 agosto dello stesso anno.

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