Domenica, 1 Agosto 2021
Mafia

"Gestiva centro commerciale confiscato alla mafia": arrestato imprenditore Ferdico

E' considerato il "re" dei detersivi. In manette anche l’amministratore giudiziario dell'attività commerciale e altre tre persone. Sono accusati di intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale e estorsione aggravata dal metodo mafioso

L'imprenditore Giuseppe Ferdico

Nonostante i suoi beni fossero confiscati, l'imprenditore Giuseppe Ferdico - il "re" dei detersivi - avrebbe continuato a gestire una parte delle attività grazie al supporto di alcuni complici e, in particolar modo, dell'amministratore giudiziario Luigi Miserendino. Per questo stamani i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Palermo hanno arrestato lo stesso imprenditore, l'amministratore nominato dal tribunale e altre tre persone. A Miserendino (50 anni) sono stati concessi i domiciliari. In carcere, oltre a Ferdico (61 anni), anche i palermitani: Francesco Montes (68 anni, detto "Mario"), Pietro Felice (50 anni) e Antonino Scrima (54 anni).

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L'operazione è stata denominata "Backdoor" e gli indagati sono accusati a vario titolo di intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale e estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Salvo De Luca e dai pm della Dda Roberto Tartaglia e Annamaria Picozzi.

Ferdico era stato processato per concorso in associazione mafiosa e riciclaggio, ma assolto. L'assoluzione, però, non gli ha evitato le misure di prevenzione. Oltre alla confisca del patrimonio, lo scorso mese di marzo, è scattata la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Tra i beni confiscati risultano il capitale sociale della "Ferdico Giuseppe e C s.n.c", vari terreni nel comune di Palermo, uno stabilimento industriale a Carini, decine di appartamenti, conti correnti. "All'ascesa imprenditoriale di Ferdico - scrivevano i magistrati nel provvedimenti di confisca - risulta associata la costante capacità di meritare la fiducia di numerosi esponenti di spicco della consorteria tanto da inserirsi a pieno titolo tra i riciclatori del denaro di una delle famiglie mafiose più radicate nel tessuto economico della città come quella dell'Acquasanta".

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