Martedì, 15 Giugno 2021
Mafia

"Ingerenza nella gestione del centro commerciale confiscato", pena ridotta per Ferdico

Il "re dei detersivi" avrebbe continuato a occuparsi della galleria "Portobello" di Carini che gli era stata tolta per infiltrazioni mafiose. In appello è stato assolto da una delle ipotesi di intestazione fittizia. Sconti anche per gli altri imputati. Confermata l'assoluzione per l'ex amministratore giudiziario, Luigi Miserendino

Il centro commerciale "Portobello" di Carini

Avrebbe continuato a gestire il centro commerciale "Portobello" di Carini, anche se gli era stato sequestrato e po confiscato, servendosi - secondo l'accusa - di Francesco Montes, a cui sarebbero state intestate fittiziamente due aziende. Ma nella struttura sarebbero state avanzate anche delle richieste di pizzo. Era emerso a ottobre del 2017, con l'inchiesta "Back Door" della guardia di finanza e adesso, in appello, sono state confermate 4 condanne - con una riduzione delle pene - e pure un'assoluzione, quella dell'ex amministratore giudiziario del "Portobello", il commercialista Luigi Miserendino, difeso dall'avvocato Monica Genovese.

La sentenza è stata emessa dalla prima sezione della Corte d'Appello (collegio presieduto da Adriana Piras): per il "re dei detersivi" la condanna è passata da 6 anni e mezzo a 5 anni, per Montes da 5 anni e 8 mesi a 4 anni e 8 mesi, mentre per Pietro Felice e Antonino Scrima, ex direttore ed ex responsabile della sicurezza nel centro commerciale, da 7 anni a testa a 4 anni e mezzo ciascuno. Per loro l'accusa è di estorsione aggravata dal metodo mafioso e i giudici hanno concesso ad entrambi le attenuanti generiche.

La Corte d'Appello ha assolto Ferdico e Montes da un'ipotesi di intestazione fittizia, per questo le loro pene sono state ridotte. Gli avvocati dell'imprenditore, Roberto Tricoli e Luigi Miceli Tagliavia, affermano però che "nonostante l'assoluzione da uno dei capi d'imputazione, riteniamo questa decisione profondamente ingiusta e faremo pertanto ricorso per Cassazione". Ferdico in un altro processo è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma la Suprema Corte l'anno scorso aveva annullato con rinvio la sentenza.

A far partire l'inchiesta era stata la denuncia di Salvatore Melia, allora direttore del centro commerciale di Carini, che si è costituito parte civile nel processo, accompagnato dall'associazione "LiberoFuturo". Era stato lui a raccontare che Ferdico, nonostante il sequestro, avrebbe continuato a fare il bello e il cattivo tempo al "Portobello". Il "re dei detersivi" si è sempre difeso dicendo che non ci sarebbe stata nessuna ingerenza, ma che avrebbe solo dato dei consigli per non fare andare in malora il centro, in previsione che un giorno potesse essergli restituito.

Melia aveva segnalato più volte la presenza al "Portobello" di Ferdico all'amministratore giudiziario del tempo, Miserendino. Questi però, secondo la Procura, non avrebbe fatto nulla per risolvere il problema. Questa accusa tuttavia era già caduta in primo grado, tanto che il commercialista era stato assolto dalla quinta sezione del tribunale (collegio presieduto da Donatella Puleo), il 2 marzo dell'anno scorso. Nel 2012, proprio su sollecitazione di Miserendino, la sezione Misure di prevenzione del tribunale (allora guidata dall'ex giudice Silvana Saguto) aveva emesso per esempio un provvedimento di inibizione per Ferdico.

La vicenda penale aveva portato però alla chiusura del centro commerciale. Melia aveva anche messo insieme una cordata di imprenditori per tentare di riprendere la gestione della struttura e salvarla dal degrado. Un'idea che si era arenata dopo un lungo rimpallo burocratico tra prefettura (allora guidata da Antonella De Miro) e l'Agenzia per i beni confiscati, che aveva portato l'imprenditore a desistere.

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