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Giovedì, 19 Maggio 2022
Mafia Cinisi

Casolare conteso a Cinisi, slitta la restituzione a Badalamenti: il Comune si appella al tribunale civile

L'Amministrazione ha presentato un'opposizione all'esecuzione, facendo saltare la consegna prevista da una sentenza definitiva e non più impugnabile per il 29 aprile. L'udienza si terrà il 10 maggio. Il sindaco: "Abbiamo investito 400 mila euro per ristrutturare l'edificio, se diamo indietro le chiavi dobbiamo riavere i soldi"

Il casolare di contrada Uliveto a Cinisi avrebbe dovuto essere riconsegnato - in virtù di una sentenza definitiva da oltre nove mesi - a Leonardo Badalamenti, figlio incensurato dello storico capomafia Gaetano, il 29 aprile. Il Comune di Cinisi, però, a cui il bene è stato affidato per un errore nella confisca, ha deciso di opporsi all'esecuzione con un'istanza al tribunale civile. La prima udienza del procedimento è fissata per il 10 maggio e, quindi, almeno fino a quella data, l'immobile resterà all'associazione "Casa memoria Felicia e Peppino Impastato", a cui è stato affidato dal sindaco, Giangiacomo Palazzolo, alla fine dello scorso gennaio (cioè quando i giudici avevano già sancito che il bene doveva tornare ai Badalamenti).

Non c'è, dunque, alcuna "opposizione alla revoca della confisca", come è stato riportato ieri erroneamente, anche in seguito ad un post pubblico fatto su Facebook dall'associazione e poi ripreso dal deputato grillino Francesco D'Uva, da Rifondazione comunista Sicilia e dalla Cgil. E' impossibile, infatti, opporsi giuridicamente a una sentenza definitiva. Come aveva spiegato PalermoToday, in realtà il casolare non ha mai fatto parte del patrimonio sequestrato a Tano Badalamenti, ma era stato inserito erroneamente, sulla scorta di una relazione compiuta da un funzionario del Comune di Cinisi, nella confisca. Decisione impugnata da Gaetano Badalamenti, attraverso gli avvocati Antonino Ganci e Baldassare Lauria, al quale alla fine i giudici avevano dato ragione all'inizio di luglio del 2020, correggendo la sentenza e disponendo la restituzione del bene mai sequestrato perché arrivato al capomafia con una donazione da parte della sorella nel 1977 e dunque non provento di attività illecite. 

Nonostante la decisione sia definitiva e anche il tribunale civile abbia già da tempo disposto il precetto di rilascio - volgarmente, la restituzione delle chiavi - a Badalamenti, né il Comune di Cinisi, né l'associazione di Giovanni e Luisa Impastato (fratello e nipote di Peppino, il giornalista uccisa proprio da "Tano seduto" il 9 maggio del 1978) hanno intenzione di mollare: quel bene appartenuto al capomafia non deve tornare ai Badalamenti. E sono state intraprese due strade, come spiega il sindaco: la prima è proprio questa di opporsi all'esecuzione della consegna, che sarà vagliata dal 10 maggio; l'altra - di cui allo stato però non ci sono notizie - è un incidente di esecuzione davanti alla Corte d'Assise (che ha emesso la sentenza definitiva sulla restituzione).

Giovanni Impastato: "Non può tornare alla mafia" | Video 

Palazzolo spiega che il ricorso al giudice civile è legato al fatto che nel tempo il casolare è stato comunque ristrutturato con un finanziamento pubblico di oltre 400 mila euro del Gal Castellamare del Golfo: se il Comune deve restituirlo a Badalamenti - questo è l'argomento alla base dell'opposizione - Badalamenti deve dal suo canto restituire i soldi che hanno portato ad un miglioramento del bene. L'incidente di esecuzione sarebbe invece legato a quanto previsto dall'articolo 46 del Codice antimafia, che prevede che al posto di restituire il bene confiscato, se ha acquisito un valore culturale e sociale di rilievo, si possa ristorare il suo legittimo proprietario con una somma equivalente al suo valore.

Leonardo Badalamenti: "L'avrei ceduto, ma non si è agito con trasparenza"

Da sempre e ancora oggi il casolare è adibito a "Centro ricreativo e culturale collegato al sistema regionale delle aree protette e delle razze autoctone bovina cinisara". Nulla che abbia a che vedere quindi con il contrasto alla mafia in senso stretto. E questo aspetto potrebbe rendere più difficile l'applicazione della norma prevista dal Codice antimafia. Leonardo Badalamenti, dal canto suo - intervistato da PalermoToday - ha già chiarito che la vicenda sarebbe caratterizzata da "scarsa trasparenza" e che non ha alcuna intenzione di cedere un bene che di fatto - e sulla scorta di una sentenza definitiva - è suo e che gli è stato tolto illegittimamente. Per quanto attiene invece ai fondi per la ristrutturazione dell'immobile, secondo Badalamenti dovrebbe restituirli chi li ha fatti impiegare erroneamente. 

Il commento: "L'antimafia dei simboli che si sente al di sopra della legge"

Il post su Facebook dell'associazione degli Impastato, pubblicato ieri, parlava di "ricorso fatto in opposizione alla revoca della confisca (si tratta invece di un'opposizione all'esecuzione, ndr) di Casa Felicia" e sottolineava che "intanto le chiavi di Casa Felicia non dovranno più essere consegnate il 29 aprile e ciò significa che tanti altri studenti potranno visitare il bene e che fino a tutte le iniziative del 9 maggio, anniversario dell'assassinio mafioso di Peppino Impastato, questo spazio potrà ancora essere utilizzato dalla collettività, con la realizzazione di alcuni incontri dedicati alla diffusione di una coscienza democratica e libera dal giogo mafioso. Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo".

Il primo a riprendere la notizia è stato il deputato messinese D'Uva che ha affermato che "il provvedimento di revoca della confisca di Casa Felicia è stato sospeso" rimarcando che "la scelta del giudice è una buona notizia ed è un segnale che ribadisce l'attenzione che c'è sulla proprietà del bene e sulla sua gestione futura. A tal proposito, confidiamo possa essere mantenuta dall'associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato". Il deputato dell'M5S ha pure presentato un'interpellanza urgente alla Camera sul tema con i colleghi Vittoria Casa e Davide Aiello. 

Anche Rifondazione Comunista Sicilia "rinnova e ribadisce in attesa dell'udienza il proprio sostegno a Giovanni Impastato e a tutti coloro che animano con il loro impegno 'Casa Felicia', reputando che "le istituzioni non possano e non debbano permettere la restituzione di questo bene confiscato al figlio di Gaetano Badalamenti, l’ex capo di cosa nostra, stante il suo valore etico e simbolico". E la Cgil Palermo aveva parlato di "una bella notizia, significa che diventa sempre più concreta la possibilità di scongiurare che un bene così evocativo torni nelle mani di Leonardo Badalamenti. Adesso - avevano dichiarato il segretario generale il responsabile del dipartimento legalità della Cgil Palermo, Mario Ridulfo e Dino Paternostro - bisogna che lo Stato mantenga la massima attenzione sulla vicenda, affinché si arrivi ad una sentenza che assegni definitivamente la proprietà del bene al Comune di Cinisi". La proprietà è stata in realtà già assegnata definitivamente ai Badalamenti.


 

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