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Si ribella alle scelte dei boss: Billitteri ucciso e inghiottito dalla lupara bianca

Così fu eliminato Giuseppe Billitteri nel 2012. E' solo uno dei retroscena del blitz antimafia dei carabinieri nel mandamento di San Giuseppe Jato, che ha portato a 4 arresti per associazione a delinquere, estorsione e occultamento di cadavere

Minacce, angherie, soprusi, silenzi. Fino a quando quella voglia di ribellione che covava sottotraccia si è trasformata in denuncia. Tutto, a Camporeale, giostrava attorno a Rosario Mulè e Giuseppe Tarantino, al vertice della famiglia mafiosa in co-reggenza. I due infatti si spartiti il controllo del territorio, il primo nel settore agricolo e l'altro in quello edile. Fino a quando gli imprenditori taglieggiati hanno rotto il muro del silenzio del pizzo. Sono solo alcuni dei retroscena dell'operazione dei carabinieri che ha portato a 4 arresti per associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso e occultamento di cadavere.

Gli investigatori hanno fatto luce in particolare su un'estorsione ai danni di un imprenditore agrigentino, impegnato nell'esecuzione dei lavori di un appalto per quasi 1.600 euro, e costretto a pagare a titolo di "pizzo" alla famiglia mafiosa di Camporeale, una somma pari a circa il 3% dell'importo dell'appalto. Che in soldoni fanno 15 mila euro. Inoltre, è stata accertata l'estorsione in danno di un altro imprenditore, sempre agrigentino, che si era aggiudicato un appalto pubblico della Provincia di Palermo, per un importo a base d'asta di 950 mila euro, costretto ad assumere operai "imposti" e a rifornirsi di calcestruzzo in un impianto locale, deciso a "tavolino".

LE INTERCETTAZIONI - VIDEO

Dall'operazione chiamata "Pizzo" emergono poi i contorni dell'omicidio di Giuseppe Billitteri, che fu fatto fuori - con il metodo della lupara bianca - perché "non aveva voluto riconoscere Giuseppe Madonia nuovo capomafia di Monreale".  I fatti risalgono al 22 marzo 2012. Il suo corpo venne fatto sparire. Raimondo Liotta, uno degli arrestati, è stato ritenuto responsabile dell'occultamento del cadavere. Billitteri si sarebbe opposto alla riorganizzazione e ai nuovi assetti di Cosa Nostra nei territori di Altofonte e Monreale.

Le indagini della Procura di Palermo, che si sono avvalse anche delle dichiarazioni fornite da due collaboratori di giustizia, costituiscono la convergenza di due distinte, ma parallele attività investigative, scaturite dall'operazione "Nuovo Mandamento" del 2013. Così il sostituto procuratore Francesco Del Bene: "Si tratta solo di un tassello, di queste operazioni ne avremo altre che testimoniano come l'organizzazione mafiosa operi un capillare controllo del territorio ma anche della risposta dello Stato che su questo territorio non lascia nulla di intentato. Il muro del silenzio sul racket del pizzo inizia a sbriciolarsi, un fatto ancora più importante perché parliamo di imprenditori della provincia di Palermo, dove l'attività estorsiva viene fatta a tappeto. Quando sono stati convocati dalle forze dell'ordine per spiegare le risultanze di alcune intercettazioni su richieste estorsive hanno offerto un pieno contributo spiegando sia il contenuto delle conversazioni, sia "decifrando" il contenuto di alcuni '"pizzini" sequestrati".

ADDIOPIZZO - Questa la reazione di Addiopizzo: "Da tempo l’associazione è impegnata su diversi comuni della provincia. È trascorso quasi un anno da quando Addiopizzo in stretto raccordo con l’Arma e la Procura, ha seguito e supportato passo dopo passo il percorso di collaborazione di operatori economici estorti da esponenti mafiosi del mandamento di San Giuseppe Jato. Non è stato e non è facile convincere commercianti e imprenditori a denunciare. Si tratta di territori difficili ma importanti, dove Addiopizzo sta seguendo da tempo numerosi imprenditori e commercianti che hanno intrapreso significativi percorsi di denuncia, a dimostrazione che anche in tali aree si può resistere alle estorsioni. Il nostro movimento continuerà a sostenere il vento di cambiamento che, da qualche tempo, soffia, grazie al lavoro prezioso di forze dell’ordine  e magistrati, anche nelle periferie della provincia di Palermo, dove la mafia ha storicamente mantenuto forte e saldo il controllo del tessuto sociale ed economico, forse più di quanto possa riuscire a fare, ormai da tempo, in città".

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