Mafia

"Lotterò fino all'ultimo respiro": Bruno Contrada, i legali ricorrono contro lo Stato

Il caso dell'ex numero tre del Sisde: "La sentenza definitiva della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha stabilito che Contrada non andava condannato per concorso esterno in associazione mafiosa"

"Lo Stato italiano si deve adeguare alla sentenza definitiva della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo", che il 14 aprile 2015 stabilì che Bruno Contrada, l'ex numero tre del Sisde, non andava condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. A chiedere il recepimento della decisione dei giudici internazionali è l'avvocato Stefano Giordano, legale di Contrada, il quale, da un lato, promuovendo un cosiddetto "incidente d'esecuzione", ha chiesto che la Corte d'Appello di Palermo revochi la sentenza di condanna emessa dalla stessa a carico di Bruno Contrada; dall'altro lato, ha inviato una lettera al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, e per conoscenza al Presidente della Repubblica Italiana, al Presidente del Consiglio dei Ministri, e al ministro per gli Affari Esteri, perché si adottino tutti i provvedimenti affinché lo Stato Italiano recepisca la decisione dei giudici di Strasburgo.

Per la Corte EDU, all'epoca dei fatti contestati al super poliziotto, il reato per cui era stato chiamato alla sbarra non era ancora definito chiaramente dall'ordinamento italiano, per cui i giudici internazionali hanno fatto valere il principio del "nulla poena sine lege", e dunque l'imputato "non poteva conoscere nello specifico la pena in cui incorreva per la responsabilità penale che discendeva dagli atti compiuti".

Una decisione, però, rimasta sostanzialmente lettera morta, "non avendo sortito esiti positivi i rimedi giurisdizionali finora esperiti per il suo riconoscimento - ha spiegato l'avvocato Stefano Giordano ad Askanews -. Tutto ruota attorno all'articolo 46 della Convenzione dei Diritti dell'Uomo che prevede che le sentenze definitive della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo vengano eseguite dagli Stati membri. Siamo di fronte a un caso paradossale in cui la Corte Europea ha stabilito la violazione della convenzione, ma lo Stato italiano non ha ancora messo in esecuzione la sentenza rimuovendo ogni effetto giuridico e penalistico di quella condanna". 

"Vivo questa condizione umana - dice l'ex dirigente del Sisde Bruno Contrada - facendo appello ancora una volta a tutte le mie residue forze fisiche, mentali, intelletive, morali, per lottare fino all'ultimo. E lotterò fino all'ultimo respiro per far emergere la verità sulla mia vicenda giudiziaria iniziata 24 anni fa".

"Io credo nello Stato - ha aggiunto - e nelle istituzioni dello Stato, in particolare modo nelle istituzioni cui ho dedicato gran parte della mia esistenza, e che ho servito fedelmente. Naturalmente questa fiducia che permane tuttora nelle istituzioni non significa che abbia fiducia in tutti gli uomini che tuttora le rappresentano, e credo di avere il diritto di dire questo. Il diritto di non avere più fiducia in alcuni uomini che non hanno a loro volta servito fedelmente le istituzioni, come ho fatto io".

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