Mafia a Brancaccio, inchiesta "Maredolce 2": 15 condanne e otto assoluzioni

La seconda sezione del tribunale ha inflitto 20 anni di carcere a Vincenzo Vella, 18 a Giuseppe Caserta, 17 a testa a Claudio D'amore e Giovanni Lucchese e 16 a Cosimo Geloso. Per gli altri imputati le pene sono decisamente più lievi

Un frame del video delle intercettazioni

Quindici condanne e otto assoluzioni. Si è chiuso così il troncone in ordinario del processo nato dall'inchiesta "Maredolce 2" contro la cosca di Brancaccio, messa a segno il 19 luglio del 2017. La seconda sezione del tribunale ha inflitto 20 anni di carcere a Vincenzo Vella, 18 anni a Giuseppe Caserta, 17 anni a testa a Claudio D'Amore e Giovanni Lucchese e 16 anni a Cosimo Geloso.

Per gli altri imputati le pene sono decisamente più lievi: 2 anni e 2 mesi a Bruno Mazzara (per il quale è stata disposta anche la scarcerazione), 2 anni ciascuno per Francesco Paolo Saladino e Pietro Clemente, un anno e 8 mesi per Marcello La Cara, un anno e mezzo a testa per Tiziana Li Causi, Maurizio Stassi e Francesco Tarantino, 8 mesi per Michele Rubino, 6 mesi ciascuno per Vincenzo Passantino e Salvatore Scafidi.

Gli imputati sono stati anche condannati a versare una provvisionale di 5 mila euro sia a Solidaria che a Sos Imprese, a Confeserecenti e a Confcommercio Palermo, che assieme ad altre associazioni si erano costituite parte civile. I giudici hanno invece scagionato dalle accuse Paola Carini, Paiva Isabel Cristina De Oliveira, Giovanni Di Pasquale, Alfonso Domenico Imperiale, Antonio Ingo, Stefano Marino, Filippo Rotolo e Pietro Rovetto. 

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A coordinare l'inchiesta della guardia di finanza e della squadra mobile era stato il sostituto procuratore Francesca Mazzocco. Secondo l'accusa, i boss sarebbero riusciti tra l'altro a fare affari milionari in tutta Italia attraverso lo smercio di pallet e imballaggi industriali, sfruttando prestanome e società cartiere, tanto che erano stati sequestrati beni per 60 milioni. Uno degli imputati, Lucchese, nipote di uno dei più feroci killer di Cosa nostra, Giuseppe Lucchese, alias "Lucchiseddu", aveva deciso di collaborare con la giustizia, ma dopo pochi mesi era tornato sui suoi passi. 

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