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Lunedì, 16 Maggio 2022
Mafia Brancaccio

Mafia e pizzo a tappeto tra Brancaccio e Ciaculli, verso il processo 16 tra boss e gregari

Chiusa l'inchiesta "Stirpe" con la quale erano state ricostruite ben 46 estorsioni e la nuova mappa del potere nel mandamento. Molti commercianti, sentiti dagli investigatori, hanno però negato di aver pagato il dazio a Cosa nostra e ora sono indagati per favoreggiamento

"Ti pare che è facile? Che me li ricordo tutti io?". Era così lunga la lista dei commercianti che avrebbero pagato il pizzo a Brancaccio che Maurizio Di Fede, uno dei presunti esattori di Cosa nostra, avrebbe fatto fatica a tenerli tutti a mente. Era una delle intercettazioni emblematiche dell'operazione "Stirpe" che, a luglio scorso, aveva portato a 16 fermi. Adesso la Procura ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini: si va quindi verso il processo.

Nello specifico, a rischiare il giudizio, non c'è solo di Di Fede, ma anche di Giuseppe Greco (figlio di Salvatore, detto "senatore", a sua volta fratello di Michele, il "papa" di Cosa nostra), che secondo i sostituti Francesca Mazzocco e Bruno Brucoli, avrebbe preso il comando a Ciaculli, dopo l'arresto - con l'operazione "Cupola 2.0" di dicembre 2018 - del cugino Leandro Greco.

Si avvicina il processo anche per Sebastiano Caccamo, Girolamo Celesia, detto "Jimmy", Giuseppe Ciresi, Giovanni Di Lisciandro, Giuseppe Giuliano, Salvatore Gucciardi, Ignazio Ingrassia, detto "Boiacane", Rosario Montalbano, Stefano Nolano, Onofrio Claudio Palma, Gaspare Sanseverino, nipote del pentito Gaspare Spatuzza, Filippo Marcello Tutino e Angelo Vitrano. 

Le intercettazioni: "A Brancaccio tutti pagano il pizzo"

Come era emerso dall'inchiesta, i commercianti - ai quali sarebbe stato imposto il pagamento anche solo di 5 euro per lavorare durante il mercato domenicale oppure la consegna di ceste per Natale - anziché ribellarsi e denunciare, avrebbero persino chiesto scusa agli esattori del pizzo. Sono ben 46 le estorsioni ricostruite dagli inquirenti, compresa quella a uno sfincionaro che veniva rimproverato perché non avrebbe messo abbastanza sugo sui suoi prodotti.

"Cominciamo con i miei - diceva Di Fede a Montalbano in un'intercettazione dell'11 aprile del 2019 - così me li scrivo... Quindi io ho questo, me li ha dati tutti per Natale, poi c'è quello delle bombole, poi c'è la polleria alla Sbannuta, l'assicurazione alla Roccella, poi... ti pare che è facile? Che me li ricorso tutti? Questo delle pedane prendilo questa volta, gli dici: 'Ti sono venuto a cercare a Pasqua'. Non viene nessuno, ci puoi andare, già loro stessi me lo hanno detto... In borgata qua chi c'è? In palestra ci vai tu? Chi c'è poi, fammi pensare... da quello ci vado io...".

Il retroscena: "Il territorio è nostro e i soldi li devono portare"

I commercianti sono stati tutti convocati dagli inquirenti, ma la maggior parte ha negato di aver ricevuto richieste di pizzo, anche davanti alle intercettazioni. Per questo la Procura ha deciso di aprire un fasciolo "parallelo", in cui sono stati iscritti per favoreggiamento una quarantina di imprenditori.

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