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Le mani dei boss sulle scommesse on line: 4 condanne, assolto e scarcerato un imprenditore

Vincenzo Fiore, che era finito in cella per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio, è stato scagionato in appello dopo aver rimediato 9 anni in primo grado. Gli sono state restituite aziende e una macchina. Assieme agli altri imputati, tra cui il mafioso di Palermo Centro Francesco Paolo Maniscalco, era stato arrestato nel blitz "All in" del 2020

Era stato arrestato nel 2020 per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio perché, secondo la Procura, avrebbe riciclato denaro per conto del clan di Palermo Centro, consentendo in particolare al boss Francesco Paolo Maniscalco di infiltrarsi nel settore delle scommesse on line. Accuse che in primo grado (e con tutto il rito abbreviato) erano costate all'imprenditore Vincenzo Fiore una condanna a 9 anni di carcere, ma che oggi sono state totalmente spazzate via dalla seconda sezione della Corte d'Appello, che ha deciso invece di assolvere l'imputato, disponendone l'immediata scarcerazione e restituendogli anche i beni che gli erano stati sequestrati. Confermate invece le condanne per altri quattro imputati.

Il collegio presieduto da Antonio Napoli per quanto riguarda Fiore ha accolto le tesi degli avvocati Giovanni Castronovo e Alfonso Lucia che lo difendono e lo hanno scagionato con la formula "perché il fatto non sussiste". I giudici hanno anche disposto la restituzione all'imprenditore delle quote nominali di metà del capitale sociale della Kioskito srl di Casteldaccia, di un'Audi A1, delle quote nomunali pari alla metà della Medi Commerce srl di Battipaglia (in provincia di Salerno) e l'intero capitale della Gaming Management Group srl con sede a Milano e l'intero complesso di beni aziendali.

Confermate le condanne per Maniscalco (figura chiave dell'inchiesta della guardia di finanza "All in"), che dovrà scontare 11 anni, per Christian Tortora (4 anni e mezzo) e Girolamo Di Marzo (4 anni). I giudici hanno invece deciso di ridurre a 3 anni solo la misura di sicurezza applicata a Salvatore Rubino e di restituirgli una villa a Favignana che era stata sequestrata. Per lui comunque è stata confermata la condanna a 10 anni di carcere.

Gli arresti erano scattati l'8 giugno del 20020 ed erano state sequestrate 8 società dal valore di 40 milioni (e con un giro d'affari di oltre 100) anche fuori dalla Sicilia.

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