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Mafia Tommaso Natale

Summit sui gommoni e pizzo nei cantieri, 5 condanne e 2 assoluzioni nel clan di Tommaso Natale

La sentenza d'appello per boss e gregari coinvolti nel blitz "Teneo" del 2020. Concessi piccoli sconti, compreso a Giulio Caporrimo e scagionati imputati che erano stati ritenuti colpevoli in primo grado. I carabinieri avevano documentato gli incontri al largo di Sferracavallo per evitare le intercettazioni. Torna in cella Nunzio Serio

Lo attendevano tutti con ansia, tanto che in un'intercettazione dell'inizio del 2017 qualcuno diceva: "L'hai sentita la buona notizia? E' uscito Giulio", riferendosi al boss di Tommaso Natale che avrebbe potuto così riprendere le redini del clan dopo una gestione ritenuta poco brillante. Una libertà quella di Caporrimo durata poco, visto che era rapidamente tornato in cella con il blitz "Teneo". Oggi la Corte d'Appello ha deciso di rivedere al ribasso alcune delle condanne di primo grado, emesse con l'abbreviato dal gup Maria Cristina Sala il 10 dicembre del 2021 - compresa quella di Caporrimo - di confermarne altre e pure di ribaltare il verdetto per due imputati, scagionandoli.

A nuoto o in barca a remi per raggiungere i summit segreti

La seconda sezione della Corte d'Appello ha deciso prima di tutto di assolvere Giuseppe Enea (aveva avuto 7 anni con la prima sentenza) e Francesco Di Noto (che aveva avuto 4 anni e 10 mesi). I giudici hanno poi concesso degli sconti a Caporrimo (la cui condanna passa da 14 anni e 4 mesi a 10 anni e 8 mesi), a Vincenzo Taormina (da 12 anni e 4 mesi a 9 anni e 8 mesi), a Vincenzo Billeci (da 10 anni e 8 mesi a 8 anni). Confermate invece le condanne per Nunzio Serio, che avrebbe sostituito al vertice del clan Caporrimo, 16 anni (20 in continuazione con un'altra sentenza), e Francesco Paolo Liga (8 anni e 2 mesi). Serio, che era libero per decorrenza dei termini di custodia cautelare, in seguito alla sentenza oggi è tornato in carcere.

E il boss fece scappare gli acquascooter

Gli imputati, come sancito in primo grado, dovranno anche risarcire le parti civili, tra cui figurano, tra gli altri, il Comune (rappresentato dall'avvocato Ettore Barcellona) e il Centro studi Pio La Torre (assistito dall'avvocato Francesco Cutraro).

L'incontro con Calogero Lo Piccolo a Capo Gallo

Con il blitz dei carabinieri furono documentati summit organizzati sui gommoni al largo di Sferracavallo per cercare di evitare le intercettazioni (e qualcuno vi prendeva parte arrivando a nuoto o in barca a remi), ma anche un misterioso incontro tra Caporrimo e Calogero Lo Piccolo (figlio del boss di San Lorenzo, Salvatore), all'interno della riserva di Capo Gallo. Per la Procura - l'inchiesta era stata coordinata dall'aggiunto Salvatore De Luca (oggi procuratore capo a Caltanissetta) e dal sostituto Amelia Luise (oggi alla Procura europea) - sarebbero state compiute anche 7 estorsioni. E ci si sarebbe contesi anche il più piccolo dei cantieri, arrivando a litigare: Taormina si sarebbe scontrato con i cognati, per esempio, per dei lavori insignificanti, a suon di "tu uomo d'onore sei?" e "sei un carabinieri".

I dialoghi immaginari del boss in esilio

Caporrimo era stato poi nuovamente arrestato con l'operazione "Bivio", a gennaio 2021, in cui era stato ricostruito il suo "esilio" volontario a Firenze, nel 2019. Furono captati i dialoghi immaginari del boss, cioè frangenti in cui parlava da solo e manifestava - imitando anche al voce dei suoi fantomatici interlocutori - tutta la sua amarezza per essere stato messo da parte. Parlava di "miserabili" e "fanghi" che avrebbero ridotto Cosa nostra a "immondizia organizzata".

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