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Mafia, Grasso: "Riina fuori dal 41 bis? Collabori e parli delle stragi"

Il presidente del Senato è intervenuto a Melog, su Radio 24, ricordando che la legge prevede la cessazione del carcere duro per i detenuti che collaborano: "Ci faccia sapere chi erano ad esempio le persone importanti, come disse lui, che lo contattarono"

Se Totò Riina volesse la cessazione del regime di massima sicurezza 41-bis "potrebbe ottenerla" come prevede la legge "collaborando e facendoci sapere chi erano ad esempio le persone importanti, come disse lui, che lo contattarono prima delle stragi, facendoci sapere le tante cose che ancora non sappiamo". A dirlo è stato il presidente del Senato, Pietro Grasso, intervistato da Melog, su Radio24.

Il padrino corleonese, 86 anni, è in cella da 24. Stamani ha partecipato all'udienza del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia in videoconferenza su una lettiga. Nei giorni scorsi la Cassazione ha accolto per la prima volta il ricorso del difensore del boss, che chiede il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare. L'istanza era stata respinta lo scorso anno dal tribunale di sorveglianza di Bologna, che però, secondo la Cassazione, nel motivare il diniego aveva omesso "di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico". La Suprema Corte ha sottolineato che il giudice deve verificare e motivare "se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un'afflizione di tale intensità" da andare oltre la "legittima esecuzione di una pena" perchè "tutti hanno diritto a una morte dignitosa".

GUARDA IL VIDEO: Riina, la Cassazione e il "diritto a morte dignitosa": cosa ne pensano i palermitani 

"Lui stesso aveva detto - ha proseguito Grasso - che era stato ipotizzato di uccidere Falcone a Roma ma poi disse 'abbiamo trovato cose più importanti, facciamo la strage a Palermo'. Ci potrebbe far capire chi ha fatto cambiare strategia".

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