Lunedì, 27 Settembre 2021
Mafia

Il ritorno degli "scappati", gli affari con slot, pizzo e droga: 19 condanne e 4 assoluzioni

Il processo in abbreviato è nato dal blitz "New Connection" di luglio 2019, che aveva portato in cella i boss di Passo di Rigano, Tommaso e Franco Inzerillo, ai quali il giudice ha inflitto ora 16 anni e 11 anni e 4 mesi. I pm avevano scoperto i costanti contatti con gli Usa e anche che i summit venivano organizzati su gommoni in mezzo al mare di Mondello

Summit organizzati in mezzo al mare di Mondello per evitare le intercettazioni, affari con slot, pizzo e droga e soprattutto contatti costanti con gli Stati Uniti e i mafiosi di New York. Erano ritornati alla grande, gli "scappati", pur muovendosi sempre molto sottotraccia. Ma non era durato molto, fino a luglio del 2019 per l'esattezza, quando era scattato il blitz di polizia ed Fbi "New Connection" ed erano finiti in carcere i boss di Passo di Rigano, Tommaso e Franco Inzerillo. Oggi sono arrivate anche 19 condanne con il rito abbreviato, a cominciare proprio da quelle inflitte agli Inzerillo: 16 anni di carcere per il primo e 11 anni e 4 mesi per il secondo.

La sentenza è stata emessa dal gup Elisabetta Stampacchia, che ha in buona parte accolto le richieste del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Amelia Luise e Giovanni Antoci. Contestualmente, però, il giudice ha anche deciso di assolvere quattro degli imputati: Maurizio Ferdico, Antonino Intravaia, Fabio Orlando e Giovanni Sirchia.

Nello specifico, pene pesanti sono state inflitte anche a Giovanni Buscemi (14 anni) che, quando venne arrestato era da poco tornato libero dopo aver scontato parecchi anni dietro le sbarre per l'omicidio di Giovanni Giordano, di cui aveva sciolto il corpo nell'acido, ma anche ad Antonino Fanara (11 anni e 4 mesi), ad Alessandro Mannino (12 anni e 4 mesi), a Benedetto Gabriele Militello (11 anni e mezzo) e a Giuseppe Spatola, il genero di Tommaso Inzerillo, che dovrà scontare 12 anni. Proprio lui nelle intercettazioni, sosteneva che avrebbe insegnato a sparare a suo figlio che allora aveva appena 2 anni: "Appena ha la forza nel dito, prende e cafudda", diceva, peraltro nel giorno dell'anniversario della strage di Capaci, il 23 maggio del 2018.

A Santo Cipriano e Antonio Di Maggio sono stati inflitti 10 anni e 8 mesi di reclusione, così come a Giuseppe Lo Cascio. Un anno in più, 11 anni e 8 mesi, la condanna di Giuseppe Sansone. Le pene sono invece molto più lievi per gli altri imputati, per lo più accusati di intestazione fittizia. A Tommaso La Rosa (titolare del noto negozio di articoli sportivi) sono stati inflitti 3 anni, così come a Giovanni Buccheri. Due anni e 4 mesi a testa ad Alfredo Bonannno e Veronica Cascavilla, 2 anni e 2 mesi ciascuno a Salvatore Lapi, Alessandra Mannino e Rosalia Purpura. Infine, un anno e mezzo (pena sospesa) a Paolina Argano.

Buona parte degli imputati dovrà anche risarcire Sicindustria, il Centro Pio La Torre, Fai e Solidaria (la quantificazione dovrà avvenire in sede civile), mentre il giudice ha disposto una liquidazione di 4 mila euro ciascuno per Confesercenti, associazione Caponnetto e Sos Impresa.

Tra i retroscena dell'inchiesta, il progetto di Spatola di realizzare una grande sala scommesse nel negozio di La Rosa: "Un posto all'americana - diceva - un casinò texano, una cosa di poker e tutte le macchinette", una sala slot "con la tessera e con 40 televisioni, che come sta venendo non ce ne sono a Palermo", una "cosa spettacolare". Il genero di Tommaso Inzerillo aveva programmi ambiziosi anche per l'inaugurazione: avrebbe voluto "sushi, ostriche, modelle, Anna Falchi, Mara Venier, Belen, vediamo chi possiamo annagghiare".

Un'altra decina di imputati è attualmente sotto processo con l'ordinario. All'apertura dell'udienza preliminare, a luglio dell'anno scorso, uno degli avvocati aveva rilevato che la Procura non aveva rispettato i termini per la notifica della richiesta di rinvio a giudizio, anticipandola di tre giorni. Un elemento che era stata ritenuto valido dal giudice e il processo era così nuovamente ritornato alla fase delle indagini preliminari, ma alla fine la sentenza di primo grado è arrivata in tempi più che ragionevoli.

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