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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Mafia

Colpo al clan di Pagliarelli, condannati il nuovo capo Giuseppe Calvaruso e altri 3 imputati

La sentenza è stata emessa con il rito abbreviato e il processo è nato dall'operazione "Brevis" dei carabinieri. Il boss, che avrebbe preso il posto dell'anziano Settimo Mineo, era stato bloccato al suo rientro dal Brasile il giorno di Pasqua dell'anno scorso. Assolto il padre

Era stato arrestato il giorno di Pasqua dell'anno scorso, appena atterrato a Palermo dal Brasile ed ha sempre sostenuto di essere "solo un imprenditore che fa il suo lavoro". Per la Procura invece Giuseppe Calvaruso avrebbe preso il comando del mandamento di Pagliarelli dopo l'arresto del vecchio boss e presunto nuovo vertice della rinata Commissione provinciale di Cosa nostra, Settimo Mineo. Oggi il gup Elisabetta Stampacchia, che ha processato con il rito abbreviato Calvaruso ed altri 4 imputati, ha ritenuto questa tesi fondata.

Il restroscena: il boss, la escort e il ristoratore

Il giudice, accogliendo le richieste del procuratore aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Federica La Chioma e Dario Scaletta, che avevano coordinato l'inchiesta "Brevis" dei carabinieri, ha infatti inflitto 16 anni a Calvaruso (la richiesta dell'accusa era di 20 anni).  
Tredici anni sono stati inflitti al suo presunto braccio destro, Giovanni Caruso (anche per lui la richiesta era di 20 anni, ma è venuta meno la contestazione di essere stato capo e promotore dell'organizzazione), 4 anni e 4 mesi a Silvestre Maniscalco, 3 anni a Francesco Paolo Bagnasco (per il quale è caduta l'accusa di aver riciclato un'auto). Assolto invece il padre di Calvaruso, Antonio, per il quale erano stati invocati 2 anni e mezzo.

Nel processo si sono costituiti parte civile il Comune, il Centro Pio La Torre,l Sos Impresa e Solidaria, assistiti rispettivamente dagli avvocati Ettore Barcellona, Francesco Cutraro, Fausto Maria Amato e Maria Luisa Martorana.

Paure e tormenti del boss: "Non dorme da giorni..."

Per gli inquirenti, Calvaruso avrebbe mantenuto un "profilo basso" e, attraverso Caruso, avrebbe anche fatto affari. Al boss sarebbero infatti riconducibili il ristorante "Carlo V" di piazza Bologni (i titolari Giuseppe e Benedetto Amato, suoi presunti prestanome sono a processo con l'ordinario), ma pure una ditta edile, "Edil Professionale srls" - per entrambe il giudice ha disposto la confisca - una Porsche Cayenne, un gommone "Icon 28S", una Range Rover Sport (che con la sentenza di oggi è stata restituita alla sua proprietaria) e tre case in vicolo Castelnuovo.
 

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