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Mafia Partinico

Boss ergastolano detenuto in condizioni "inumane e degradanti": sarà risarcito con 10 mila euro

Il caso di Salvatore Francesco Pezzino, condannato per mafia e omicidio, e che ha trascorso buona parte della sua vita in cella. Secondo la Cassazione per 1.223 giorni è stato recluso in ambienti inadeguati e non ha potuto partecipare ad attività ricreative

Ha trascorso gran parte della sua vita in carcere, ma per 1.223 giorni è stato detenuto in condizioni "inumane e degradanti". Per questo il mafioso ergastolano di Partinico, Salvatore Francesco Pezzino, 60 anni da compiere il mese prossimo, ha diritto ad un risarcimento di 9.784 euro. La decisione diventa definitiva dopo che la quinta sezione della Cassazione, presieduta da Carlo Zaza, ha però ritenuto inammissibile il ricorso del detenuto (che chiedeva un risarcimento anche per altri periodi di reclusione). Così una parte dei quasi 10 mila euro dovrà essere utilizzata sia per pagare le spese processuali che per versare 3 mila euro alla Cassa delle ammende. Pezzino non è un carcerato qualsiasi: è grazie ad un suo ricorso, infatti, che la Consulta ha ritenuto incostituzionale la norma che vietava la liberazione anticipata di persone condannate per mafia che, pur avendo scontato 26 anni in cella, non collaboravano anche con la giustizia (il così detto ergastolo ostativo).

La vicenda giudiziaria che si è conclusa adesso nasce nel 2018, quando il magistrato di Sorveglianza de L'Aquila aveva parzialmente accolto il reclamo di Pezzino - condannato per mafia e omicidio - perché era stato recluso in condizioni inadeguate e degradanti (spazi piccoli, assenza di acqua calda, impossibilità di partecipare ad attività ricreative ecc.) per 1.223 giorni. Lo stesso giudice aveva invece ritenuto che Pezzino non avrebbe patito alcun danno in altri istituti penitenziari che il relcuso citava, ossia Ucciardone, Pagliarelli, Rebibbia, Sulmona, Porto Azzurro, San Gimignano, Padova, Vicenza, Voghera e Torino.

La decisione era stata impugnata dall'ergastolano prima davanti al tribunale di Sorveglianza de L'Aquila (che l'aveva confermata) e poi in Cassazione, dove invece la prima sezione, il 2 aprile del 2019, aveva ritenuto di annullarla con rinvio in relazione ai casi di San Gimignano, Padova, Vicenza, Pagliarelli, Voghera, Rebibbia e Torino. Il 22 marzo scorso un diverso collegio del tribunale di Sorveglianza de L'Aquila aveva deciso di confermare la precedente decisione, tranne che per Torino e Pezzino aveva nuovamente fatto ricorso in Cassazione. Ricorso che adesso è stato dichiarato inammissibile.

Con l'ultima decisio della Suprema Corte viene quindi sancito in via definitiva che Pezzino è stato recluso in diversi penitenziari in condizioni "inumane e degradanti", ma non in tutti quelli dove è stato detenuto, e per questo lo Stato deve risarcirlo con quasi 10 mila euro.


 

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