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Mafia Noce

"Il boss andava da lui per tagliarsi i capelli e non per i summit", condannato ma liberato un barbiere

L'imputato era stato arrestato a giugno 2020 nel blitz "Padronanza" contro i clan della Noce e di Cruillas con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici hanno però riqualificato il reato in favoreggiamento, gli hanno inflitto una pena sospesa di 2 anni e ne hanno disposto la scarcerazione

Favoreggiamento sì, ma concorso esterno in associazione mafiosa no. E' per questo che Giuseppe Bondì, 41 anni, finito agli arresti domiciliari con la grave accusa nell'ambito del blitz "Padronanza" di giugno 2020, contro i clan della Noce e di Cruillas, adesso è stato condannato a 2 anni (pena sospesa) ed è stato anche contestualmente liberato.

I giudici della quinta sezione del tribunale, presieduta da Donatella Puleo, accogliendo le tesi dell'avvocato Giovanni Castronovo, che assiste l'imputato, titolare di una barberia, hanno infatti riqualificato il reato contestato dalla Procura, che a sua volta chiedeva una condanna a a 6 anni e 8 mesi. Il processo si è svolto con il rito abbreviato condizionato, che in origine era stato negato dal giudice per l'udienza preliminare, Ermelinda Marfia.

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Secondo l'accusa, Bondì, sin dal 2014, avrebbe in particolare messo a disposizione i locali della sua attività commerciale per garantire a boss e picciotti un luogo sicuro in cui incontrarsi e tenere summit riservati. Inoltre avrebbe fatto da intermediario tra il boss Giovanni Nicoletti e altri sodali che avrebbero avuto necessità di parlare con lui. La difesa ha però dimostrato che in un anno e mezzo di indagini i contatti tra Nicoletti e l'imputato sarebbero stati davvero pochissimi e sarebbero stati tutti legati esclusivamente al fatto che il boss avrebbe avuto necessità di sistemare barba e capelli, ovvero di usfruire dei servizi di Bondì.

Gli inquirenti avevano notato che regolarmente un soggetto sarebbe andato molto presto nell'attività dell'imputato, ipotizzando dunque che questo fosse legato ad incontri riservati e finalizzati ad affari illeciti. Questa stessa persona, che non sarebbe stata individuata concretamente dagli investigatori, è stata invece identificata grazie alle indagini difensive e ha deposto al processo, dove ha spiegato che, essendo un venditore di carne all'ingrosso, l'unico momento in cui poteva andare dal barbiere era appunto all'alba.

I giudici hanno ritenuto che non potesse quindi configurarsi il concorso esterno per Bondì e gli hanno inflitto una pena lieve e pure sospesa, essendo l'imputato incensurato. Così, dopo un anno e 10 mesi trascorsi ai domiciliari, il barbiere è tornato libero.

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