Il boss arrestato: "Mi tolgo il cappello davanti al figlio di Riina"

Così un capomafia, Angelo Occhipinti, fermato dai carabinieri di Agrigento su ordine della Dda palermitana, parla dalla cella a un uomo d'onore. Le parole sono state intercettate da una microspia degli investigatori

"Davanti a questo ragazzo ci togliamo tutti il cappello". Così il boss di Licata Angelo Occhipinti, fermato oggi dai carabinieri di Agrigento su ordine della Dda palermitana, parlava del figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, già processato e condannato per associazione mafiosa.

Le parole, intercettate da una microspia degli investigatori, sono inserite in una conversazione tra il capomafia e un uomo d'onore a cui sarebbe stato chiesto in carcere proprio dall'"erede" del padrino corleonese di "stuccare" (eliminare ndr) un licatese. Il particolare emerge dal provvedimento di fermo che riguarda in tutto sette persone tra cui un consigliere comunale accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

"Una frase inquietante - si legge sul Corriere della Sera - legata a una richiesta rimbalzata a Licata da personaggi vicini a uno dei figli del defunto Totò Riina, il rampollo a lungo in carcere, Giuseppe Salvatore. Una frase dalla quale trapela un malinteso senso di rispetto e venerazione. Nelle intercettazioni realizzate con grandi difficoltà all’interno del magazzino si parlava perfino di un omicidio da realizzare per ordine dei Corleonesi e Occhipinti diceva di volere stuccari la vittima designata, uno slang che sta per stoccare, rompere, dare una lezione definitiva".

Il figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore (Salvo per chi lo conosce) adesso vive in Abruzzo. Un anno e mezzo fa era stato trasferito da Padova, dove ha vissuto a lungo, a Vasto, in Abruzzo. La sua vita adesso è tutta dentro una Casa lavoro. Il terzogenito del padrino corleonese, morto nel carcere di Parma il 17 novembre 2017, aveva scontato una condanna ad otto anni e dieci mesi per associazione ed era in libertà vigilata a Padova. Un provvedimento poi revocato con il trasferimento a Vasto. 

In carcere stamattina sono finiti boss e gregari delle famiglie di Licata e Campobello di Licata. Tra i fermati, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, oltre al consigliere comunale di Licata, Giuseppe Scozzari, c'è proprio Angelo Occhipinti, 64 anni, ritenuto il reggente della "famiglia" di Licata.

Le indagini, oltre a disarticolare i vertici e i 'quadrì dei due clan, hanno fatto luce su un'estorsione a una impresa che svolgeva lavori edili in Germania e hanno accertato l'interesse dei mafiosi nel settore del slot-machine. All'affare partecipava una società di distribuzione di apparati elettronici da gioco. Nell'operazione, denominata 'Assediò, sono stati impegnati oltre 100 carabinieri, un elicottero e le unità cinofile.

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