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Lunedì, 16 Maggio 2022
Mafia

Lo scontro tra gli Abbate della Kalsa e i Guttadauro: "Una storia di corna e infamità finita a bastonate"

Nell'inchiesta che ha portato all'arresto del mafioso, i carabinieri hanno ricostruito anche un pestaggio avvenuto nel 2016. Una nipote di "Gino u mitra" avrebbe tradito il marito che era in carcere e sarebbe stata malmenata dal fratello. Questi era poi finito in ospedale perché i boss di Brancaccio si sarebbero vendicati di voci messe in giro contro di loro

Una brutta storia di corna e di infamità che, come quasi sempre accade quando si tratta di Cosa nostra, sarebbe finita nel sangue. Una vicenda che avrebbe visto contrapposti gli Abbate della Kalsa e i Guttadauro di Roccella, conclusasi con il ricovero in ospedale di un membro della prima famiglia, con un braccio e una gamba rotti (38 giorni di prognosi in tutto), dopo essere stato preso a bastonate. E' uno dei capitoli dell'ordinanza di custodia cautelare del gip Claudia Rosini, che ha portato all'arresto del "dottore" Giuseppe Guttadauro e di uno dei suoi figli, il più piccolo, Mario Carlo.

La donna che tradisce il marito recluso in carcere

La vicenda, ricostruita grazie alle indagini del Ros dei carabinieri, coordinati dalla Dda diretta dal procuratore aggiunto Paolo Guido, risale in realtà a un po' di tempo fa, precisamente all'ottobre del 2016. Tutto era cominciato a Brancaccio, quando il 12 ottobre un nipote di Luigi Abbate, alias "Gino u mitra", aveva malmenato la sorella. La ragazza - sostengono gli investigatori - avrebbe infatti avuto una relazione extraconiugale mentre il marito era detenuto in carcere. Un'onta gravissima per la famiglia della Kalsa, che sarebbe stata "lavata" quindi a suon di botte.

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"Questi parlano assai...."

La situazione avrebbe preso una piega ancora peggiore quando si sarebbero sparse delle voci e all'orecchio di Mario Carlo Guttadauro sarebbero arrivate presunte accuse lanciate dagli Abbate. Il giovane figlio del "dottore" non sarebbe stato disposto a soprassedere e avrebbe cercato un contatto per chiudere il discorso: "Devi farmi una cortesia - diceva - io gliene faccio una lui... Questi signori a me, io parlo per il padre, per la madre e per lei stessa, non mi è nuovo che parlano assai, parlano loro che si inventano tutto...".

"Pestarlo non è un regalo ma un dovere!"

Uno degli Abbate avrebbe sostenuto che un uomo vicino a Guttadauro, indirettamente implicato nella faccenda, avrebbe accusato qualcuno di essere "cornuto e sbirro". Un'infamità intollerabile. E l'uomo diceva a Guttadauro: "Io vedi che gli smantello tutte cose, mentre sono là gli scricchio tutte cose, te lo dico da principio". Il figlio del boss anziché calmarlo avrebbe dato invece la sua autorizzazione al pestaggio del fratello della donna che avrebbe tradito il marito: "Lo devi fare! Ti faccio un regalo perché in una maniera ti faccio sfogare". Ma l'uomo replicava: "No, non mi fai un regalo, è un dovere, perché io questa cosa non l'ho detta, nemmeno l'ho pensata mai nella mia vita, ti giuro su mia madre!".

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"Si è uscito che gli aveva detto 'sei cornuto e sbirro'"

Uno degli Abbate "si è uscito a dire che gli aveva detto 'sei cornuto e sbirro'", questa l'offesa che avrebbe meritato vendetta. "Questi discorsi sono delicati - sosteneva un'altra persona vicina a Guttadauro - noi ci troviamo tutti nel mezzo".

Il pestaggio ripreso dalle telecamere

Il 25 ottobre di ormai sei anni fa la vicenda si era conclusa nel peggiore dei modi: era scattata la spedizione punitiva contro uno degli Abbate, che era stata ripresa dalle telecamere del suo negozio. Gli aggressori, che sarebbero stati mandati dal giovane Guttadauro secondo gli inquirenti, a colpi di mazza avevano prima colpito la vetrina dell'attività e poi anche la vittima, che era quindi finiti in ospedale con le ossa rotte.

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