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Il boss Graviano intercettato in cella: "Berlusconi mi chiese una cortesia..."

"Le stragi del ʼ93 non furono di Cosa Nostra": una telecamera nascosta registra le confessioni del capomafia mentre parla con il camorrista Adinolfi. Cinquecento pagine di intercettazioni: Graviano sembra voler attribuire all'ex premier il ruolo di mandante

“Berlusca mi ha chiesto questa cortesia… per questo è stata l’urgenza…". E' il 10 aprile 2016 quando Giuseppe Graviano, il boss delle stragi di mafia sussurra al suo compagno di ora d’aria queste parole mentre una telecamera nascosta registra tutto: "Nel '92 già voleva scendere… voleva tutto, ed era disturbato, perché era… acchianavu (sono salito, ndr)… nei… con quello…". Come ricostruisce La Repubblica, secondo la Procura di Palermo, Graviano sembra voler attribuire a Berlusconi il ruolo di mandante delle stragi del 1992-1993.

Parole che irrompono nel processo Trattativa Stato-mafia: i verbali sarebbero già stati trasmessi, tramite la direzione nazionale antimafia, alle procure di Caltanissetta e Firenze, che si occupano delle indagini sulla stagione delle bombe mafiose. Queste alcune frasi intercettate: “Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi, lui mi ha detto: ci vorrebbe una bella cosa”. E ancora: "Avevamo acchiappatu un paisi di chiustu ‘ni manu". 

Giuseppe Graviano è stato arrestato a Milano nel gennaio 1994 e affida i suoi racconti su Berlusconi al camorrista Umberto Adinolfi, compagno dell’ora d’aria nel carcere di Ascoli Piceno. Le intercettazioni sono andate avanti per 14 mesi, dal febbraio 2016 all'aprile 2017.

Le 500 pagine di intercettazioni fatte dal centro operativo Dia di Palermo sono state depositate dai pubblici ministeri Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi nel nuovo capitolo del processo sulla Trattativa Stato Mafia che fra gli imputati vede Marcello Dell’Utri, il braccio destro di Berlusconi, attualmente detenuto per scontare una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Poi, all’improvviso, terminarono le bombe: “Non volevano più le stragi... la montagna mi diceva, no… è troppo”. Chi è la montagna? Poi svela cosa gli avrebbero offerto, non è ben chiaro chi: “Ci proposero il passaporto e 50 milioni”. E, ancora, si vanta di aver concepito il figlio in carcere, nel 1996: “Con mia moglie dormivamo in cella insieme”. 

Niccolò Ghedini, avvocato di Silvio Belusconi, afferma: "Dalle intercettazioni ambientali di Giuseppe Graviano, depositate dalla Procura di Palermo, composte da migliaia di pagine, corrispondenti a centinaia di ore di captazioni, vengono enucleate poche parole decontestualizzate che si riferirebbero asseritamente al presidente Berlusconi. Tale interpretazione è all'evidenza destituita di ogni fondamento non avendo mai avuto alcun contatto il presidente Berlusconi ne' diretto ne' indiretto con il signor Graviano". "Ogni illazione in proposito troverà adeguata risposta nelle sedi competenti", minaccia Ghedini. "Che, del resto, il presidente Berlusconi sia totalmente estraneo a fatti consimili è stato già ampiamente dimostrato in più sedi giudiziarie". 

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