Martedì, 27 Luglio 2021
Mafia Ciaculli

"Può mantenere i contatti col suo clan", confermato il 41 bis per il boss Leandro Greco

La decisione della Cassazione dopo il reclamo presentato dal giovane capomandamento di Ciaculli, nipote di Michele Greco, il "Papa" di Cosa nostra, contro l'applicazione del carcere duro a cui è stato sottoposto da maggio 2019. Per i giudici resterebbe una figura di riferimento e potrebbe contare "su un'importante rete familistica"

Il giovane boss di Ciaculli, Leandro Greco

Il 41 bis sta stretto al giovane boss di Ciaculli Leandro Greco, 31 anni, nipote del "Papa" di Cosa nostra, Michele, finito in carcere con l'operazione "Cupola 2.0" con la quale i carabinieri avevano sventato il tentativo di ricostituire la Commissione provinciale di Cosa nostra nel 2018. Il detenuto, che è stato condannato in primo grado a 12 anni con il rito abbreviato, assieme ad altri 45 imputati, aveva infatti presentato un reclamo contro l'applicazione del carcere duro. Una richiesta rigettata prima dal tribunale di Sorveglianza di Roma e ora, in via definitiva, anche dalla settima sezione della Cassazione.

Leandro Greco è un giovane "con la testa da vecchio", come emergeva dalle intercettazioni dell'inchiesta, che avrebbe partecipato all'impotante summit del 29 maggio del 2018, assieme ad altri boss, finalizzato proprio alla ricostituzione della Cupola, dopo la morte di Totò Riina, che l'aveva presieduta per oltre un quarto di secolo. Il ministro della Giustizia aveva deciso di sottoporre Greco al 41 bis il 2 maggio del 2019 e ora la Suprema Corte (collegio presieduto da Enrico Giuseppe Sandrini) ha ritenuto che non ci siano gli elementi per attenuare il regime carcerario: Greco sarebbe ancora perfettamente in grado di mantenere i legami con l'organizzazione criminale, oltre ad essere una figura di riferimento, in quanto capomandamento di Ciaculli.

Il tribunale di Sorveglianza di Roma aveva respinto il reclamo del detenuto in particolare perché "era segnalato come esponente di vertice dell'associazione mafiosa Cosa nostra, in qualità di capomandamento di Ciaculli a far data dal 2013", oltre che essere nipote dello storico boss Michele Greco, e anche perché "fin dalla giovane età Greco si è rivelato un ambizioso e dinamico capomafia, inserito nella Commissione provinciale di Palermo". I giudici si sono soprattutto soffermati, come prevede la legge, sulla "capacità potenziale" di mantenere i contatti con l'esterno e con Cosa nostra.

Greco, col suo ricorso, contestava proprio questa "potenzialità" e riteneva che non fossero stati presi in considerazione elementi a suo favore. Per la Cassazione, però, il suo reclamo è inammissibile. Nell'ordinanza si sottolinea infatti che la verifica è legata alla "capacità dell'interessato di mantenere contatti con un'organizzazione criminale esterna e non già l'attuale sussitenza di siffatti legami". Valutazioni che sono state compiute sulla scorta delle "informazioni trasmesse dagli organi investigativi, sulla segnalazione del ruolo pregnante assunto dal detenuto nella consorteria di appartenenza, anche grazie all'importante rete familistica da cui proviene e sull'esame della situazione criminale del territorio di riferimento, da cui emerge la capacità del reclamante di mantenere inalterati i collegamenti con l'organizzazione criminale di appartenenza". Da qui la decisione di lasciare il boss di Ciaculli al 41 bis e di condannarlo a versare tremila euro Cassa delle ammende.

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