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Mafia Brancaccio

Il pizzo pure allo sfincionaro e sui funerali, colpo ai clan di Ciaculli e Brancaccio: 12 condanne

La sentenza è stata emessa al termine del rito abbreviato. Il processo è nato dall'inchiesta "Stirpe" con la quale erano stati ricostruiti ben 46 episodi estorsivi. Richieste che i commercianti hanno negato in massa, finendo a loro volta sotto indagine per favoreggiamento. Assolto un solo imputato, Giuseppe Giuliano

Dopo l'arresto di Leandro Greco, nipote di Michele, il "papa" di Cosa nostra, con l'operazione "Cupola 2.0" che - a dicembre del 2018 - aveva sventato quasi in diretta il tentativo di ricostituire la Commissione provinciale, i boss non avrebbero perso tempo: Giuseppe Greco, figlio di Salvatore, "il senatore", e cugino di Leandro, avrebbe preso le redini del clan di Ciaculli e tra il quartiere e Brancaccio sarebbe stato imposto il pizzo a tappeto. Oggi il gup Marco Gaeta, che ha processato con l'abbreviato 13 persone coinvolte nel blitz "Stirpe" di luglio dell'anno scorso, ha deciso di condannarne 12 e di assolverne una, Giuseppe Giuliano (difeso dagli avvocati Gianfranco Viola e Sergio Toscano).

Nello specifico a Giuseppe Greco sono stati inflitti 16 anni (è stato assolto da un episodio estorsivo ed è difeso dall'avvocato Jimmy D'Azzò), a Maurizio Di Fede 20 anni, a Giovanni Di Lisciandro 14 anni, a Rosario Montalbano11 anni e 8 mesi e a Stefano Nolano 12 anni e 4 mesi. Per tutti i sostituti procuratori Bruno Brucoli e Francesca Mazzocco avevano chiesto una condanna a 20 anni di reclusione.

"A Brancaccio pagano tutti", la mappa del pizzo

Per Girolamo Celesia, detto "Jimmy", la condanna è di 16 anni, per Salvatore Gucciardi di 13 anni e 4 mesi, per Onofrio Claudio Palma di 10 anni, per Gaspare Sanseverino (nipote del pentito Gaspare Spatuzza) di 9 anni e per Angelo Vitrano di 14 anni. Per loro l'accusa aveva invocato 18 anni di reclusione. Infine sono stati inflitti 8 anni e mezzo a Giuseppe Ciresi e 5 anni e 4 mesi a Raffaele Favaloro. Nelle more del processo è deceduto un altro imputato, Ignazio Ingrassia, detto "Boiacane", già condannato nel Maxiprocesso.

Nel processo si sono costituiti parte civile anche il Comune (rappresentato dall'avvocato Ettore Barcellona) e alcune associazioni antiracket, tra cui il Centro Pio La Torre (difeso dall'avvocato Francesco Cutraro), Confcommercio Palermo (avvocato Fabio Lanfranca), Fai (avvocato Valerio D'Antoni), Solidaria e Sos Impresa (avvocato Maria Luisa Martorana).

Il boss irredimibile: al summit 24 ore dopo la scarcerazione

L'inchiesta aveva consentito di ricostruire ben 46 episodi estorsivi, anche per cifre ridicole (5 euro sia per alcuni ambulanti che per lo sfincionaro, invitato pure a mettere più condimento). Nessuno dei commercianti e degli imprenditori taglieggiati, tuttavia, ha ammesso di aver pagato o subito richiesto di pizzo e per questo sono tutti finiti sotto inchiesta per favoreggiamento. In questi giorni a 38 di loro è stato notificato l'avviso di conclusioni delle indagini.

A fine novembre, inoltre, è stato recapitato anche l'avviso di conclusione per altri 42 imputati, coinvolti nel secondo filone di "Stirpe", messo a segno il 17 maggio scorso.

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