Il boss di Brancaccio Nino Sacco torna in carcere: revocati i domiciliari a tempo

Li aveva ottenuti per gravi motivi di salute fino al 9 luglio. Non è mai tornato a Palermo. La norma del nuovo decreto del ministro Bonafede impone ai tribunali di Sorveglianza di rivalutare ogni 15 giorni i vari casi

Antonino Sacco

Aveva ottenuto dal tribunale di Sorveglianza gli arresti domiciliari per gravi motivi di salute fino al 9 luglio, ma Antonino Sacco, uno dei boss del triumvirato che comandava a Brancaccio, non è di fatto mai tornato a Palermo ed è sempre rimasto al Nord. Adesso gli stessi giudici hanno deciso di revocare il provvedimento e di riportarlo in carcere, essendo stata individuata una struttura dove possa essere anche curato.

Dopo le polemiche sollevate dalle presunte scarcerazioni facili legate all’emergenza sanitaria, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, in tutta fretta ha firmato un decreto per tentare di riportare in cella chi aveva avuto i domiciliari (in realtà, in virtù della separazione dei poteri, sono sempre dei giudici ad avere l'ultima parola e non l'esecutivo). La norma impone adesso ai tribunali di Sorveglianza di rivalutare ogni 15 giorni i vari casi. Uno stratagemma che rischia però solo di caricare di ulteriore lavoro i giudici, visto che comunque i provvedimenti di Sorveglianza hanno sempre avuto, anche prima del decreto Bonafede, un termine. A Sacco, per esempio, i domiciliari erano stati concessi fino al 9 luglio, quando si sarebbe rivalutata la situazione. E’ così anche per la moglie del boss Salvatore Lo Piccolo, Rosalia Di Trapani, che – gravemente malata e senza che il Covid c’entri nulla con la sua scarcerazione – ha ottenuto i domiciliari per un mese, rinnovabili di mese in mese, finché non si troverà un struttura adatta per curarla.

Il Dap nei giorni scorsi ha trasmesso la lista dei 376 detenuti (non erano tutti in cella per mafia e che in buona parte sono in attesa di giudizio e dunque innocenti fino a sentenza definitiva) che hanno ottenuto i domiciliari in concomitanza con l’emergenza Coronavirus. Un modo per vagliare i vari casi e scoprire se ipoteticamente qualcuno abbia approfittato della situazione. A dispetto di tutti gli scontri, comunque, allo stato sono soltanto tre in tutta Italia i detenuti al 41 bis che hanno ottenuto i domiciliari e sempre per gravi motivi di salute. Contestualmente ce ne sono molti altri a cui la detenzione alternativa è stata negata, come per esempio il boss di Pagliarelli Settimo Mineo. E c’è pure chi, come Vincenzo Sucato, presunto capo clan di Misilmeri, non ha fatto in tempo ad ottenerli i domiciliari ed è morto di Covid-19 a Bologna. Un caso sul quale è stata aperta un’inchiesta per omicidio colposo.

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