Mercoledì, 16 Giugno 2021
Mafia

Morto il vecchio boss Angelo Antonino Pipitone, era il capomafia del clan di Torretta

Aveva 77 anni ed era stato condannato già ai tempi del Maxiprocesso. Era il padre del pentito "Nino" Pipitone. L'ultimo processo, nato dall'operazione "Destino", si era concluso per lui nel 2018 con un proscioglimento: era stato dichiarato incapace di intendere e di volere ed era libero

Un frame di un'intercettazione dell'operazione "Destino"

E' morto a Carini il 28 aprile scorso - ma la notizia è trapelata solo ora - il vecchio capomafia di Torretta, Angelo Antonino Pipitone (nella foto), che avrebbe compiuto 78 anni il prossimo 30 agosto. Il boss è il padre del pentito Nino Pipitone ed apparteneva alla vecchia guardia di Cosa nostra: fu infatti condannato a 13 anni e 4 mesi al termine del Maxiprocesso. Per lui, che al momento del decesso non era sottoposto ad alcuna misura cautelare ed era dunque libero, sono stati vietati i funerali pubblici.

Pipitone era stato arrestato per l'ultima volta il 25 settembre del 2014 con l'operazione "Destino" dei carabinieri, in cui finirono sotto inchiesta anche sua moglie, Franca Pellerito, sua figlia, Epifania Pipitone, e suo genero, Benedetto Pipitone. Un processo che per il capomafia si concluse a marzo del 2018 con un non luogo a procedere perché incapace di intendere e di volere. Proprio per motivi di salute, perlatro, aveva ottenuto nel frattempo gli arresti domiciliari.

Antonino Angelo Pipitone

L'inchiesta era partita la notte di Capodanno del 2013, dopo un incendio in una stalla di Carini e l'uccisione a colpi di pistola di due cavalli e un maiale. Un messaggio chiaro che sarebbe stato mandato al proprietario di un terreno perché vendesse le sue quote proprio ai Pipitone. In quel frangente il capomafia era detenuto in carcere e, secondo gli inquirenti, a compiere l'atto intimidatorio su suo preciso mandato sarebbe stato suo genero, Benedetto Pipitone. Durante il processo una perizia accertò però che le condizioni di salute anche mentali del boss erano incompatibili con la reclusione in carcere e gli vennero concessi gli arresti in casa. Poi arrivò anche il proscioglimento.

Proprio mentre era in corso questo dibattimento, nel 2016, arrivò poi la notizia del pentimento del figlio del capomafia, Antonino "Nino" Pipitone, che in quel momento era detenuto al 41 bis e stava scontando l'ergastolo per l'omicidio di Giuseppe D'Angelo, ucciso da Cosa nostra per errore a Sferracavallo perché scambiato con il boss Nino Spatola.

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