Mercoledì, 28 Luglio 2021
Mafia

Mafia e pizzo tra i vicoli del Borgo, chieste condanne per 176 anni di carcere

Si tratta del processo nato dall'operazione messa a segno lo scorso anno dai carabinieri e nata dalla massiccia ribellione dei commercianti del quartiere. I soldi servivano per le famiglie degli arrestati, ma anche per le feste rionali

Una delle immagini riprese dai carabinieri

Dalle strade di Borgo Vecchio alle aule del tribunale. Il pm della Dda Amelia Luise ha chiesto la condanna, complessivamente, a 176 anni di reclusione per boss, gregari ed estortori della "famiglia" mafiosa del Borgo. Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni. Si tratta del processo nato dall'operazione che lo scorso anno ha portato in cella 17 persone. A dare il via alle indagini, la massiccia ribellione dei commercianti del quartiere che denunciarono le richieste di pizzo.

Almeno 14 gli episodi accertati di estorsione. Durante le investigazioni venne rinvenuto anche il cosiddetto “libro mastro” che, insieme ad altri elementi probatori raccolti nel tempo, ha permesso di ricostruire la "mappa" delle imposizioni del pizzo. Nessuno poteva sottrarsi alla morsa della criminalità organizzata che, oltre a gestire rapine e spaccio di droga, teneva sotto scacco i commercianti chiedendo loro di dare “un contributo per le famiglie dei carcerati”. A volte imponeva il pizzo chiedendo soldi per le feste rionali o per la “riffa”. La regola era quella di pagare qualcosa ogni mese, oppure versare quote più consistenti a ridosso delle festività di Pasqua e Natale. E c’era chi si occupava di girare per il quartiere per raccogliere il denaro e consegnarlo a chi di dovere: “Porta due cartoni di vino…qua al bar…’nni Mario”.“

Le pene più alte (14 anni) sono state chieste per i capimafia Fabio Bonanno, Domenico Canfarotta, Salvatore D'Amico,Elio Ganci, Luigi Miceli e Domenico Tantillo. A fornire un contributo fondamentale nelle indagini, “arricchite” da intercettazioni e appostamenti, le dichiarazioni di Giuseppe Tantillo, il collaboratore di giustizia ai quali era stata affidata la reggenza di Borgo Vecchio,

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