Sabato, 31 Luglio 2021
Mafia Politeama / Via Domenico Scinà

Borgo Vecchio, a un ragazzino il compito di intimidire i commercianti: arrestato

Deve rispondere di estorsione continuata in concorso con l’aggravante di aver agito per agevolare la mafia. Per gli inquirenti ha chiuso con catena e lucchetto la grata di un negozio e, come secondo avvertimento, ha bloccato con la colla le serrature

Nelle rete di Cosa nostra, tra i picciotti incaricati di "fare ragionare" i commercianti che non volevano pagare il pizzo, c'era anche un ragazzino ancora minorenne. Sarebbe stato lui a convincere un esercente del Borgo Vecchio a pagare quanto richiesto: prima mettendo catena e lucchetto alla grata del negozio, poi cospargendo le serrature con la colla. Oggi per lui sono scattate le manette. I carabinieri hanno eseguito il provvedimento restrittivo emesso dal gip del tribunale per i minorenni. Nonostante all'epoca dei fatti non avesse compiuto 18 anni, deve rispondere di estorsione continuata in concorso con l’aggravante di aver agito per agevolare l’associazione mafiosa.

L'operazione di oggi è la prosecuzione dell'indagine che ieri ha portato all'arresto di 17 persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, tentato omicidio, rapina, illecita detenzione di armi e munizioni ed intestazione fittizia di ben. (I NOMI DEGLI ARRESTATI).

I militari hanno accertato che il ragazzo "ha eseguito, per conto del sodalizio, diversi atti intimidatori e danneggiamenti nei confronti di un’attività commerciale al fine di costringere il commerciante al pagamento del pizzo. In particolare, il minorenne, in due diverse occasioni aveva chiuso con una catena ed un lucchetto la grata di ingresso dell’attività ed in un’altra aveva intriso con la colla le relative serrature, costringendo il proprietario a versare periodicamente 500 euro agli estortori di Borgo Vecchio". 

Nel corso delle indagini alcuni imprenditori e commercianti hanno confermato le pressanti richieste di denaro. Sono finite sotto sequestro anche diverse attività commerciali riconducibili a Cosa nostra, ma intestate a prestanome e che sarebbero servite anche per riciclare denaro. Gli inqurenti hanno trovato anche un "libro mastro” con i nomi dei negozi, le cifre riscosse e chi le aveva ritirate.

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