Venerdì, 30 Luglio 2021
Mafia Politeama / Via dello Spezio

Alimentari, benzinai e discoteche: il pizzo al Borgo tra chi paga e chi si ribella

I racconti delle vittime del racket. I titolari del Rivendell (ex Tasmira) hanno subito danni per 7 mila euro dopo aver interrotto i pagamenti. L'estorsione "gentile" all'ottica Scaglione. le minacce al benzinaio: "Non è che se inizi ad avere camurrie al distributore la colpa è mia”

Pollerie, negozi di alimentari, distributori di benzina e discoteche. A Borgo Vecchio pagare il pizzo non era per molti qualcosa di inimmaginabile. Anzi. C’era chi lo faceva senza fiatare e chi cercava di opporsi. Ma le intimidazioni per convincere gli esercenti arrivavano ancora prima delle richieste di denaro. Come nel caso di un alimentari di via Archimede che in due occasioni ha trovato le serrature delle sue saracinesche danneggiate. Una settimana dopo Fabio Bonanno, uno dei sodali della famiglia che rientra nel mandamento di Porta Nuova, torna nell’attività, si ferma sull’uscio e chiede: “Quante volte ancora vuoi chiamare il fabbro?”.

Sono solo alcuni retroscena dell’operazione dei carabinieri che all’alba di oggi hanno arrestato 17 persone nel quartiere a due passi dal Politeama (I NOMI DEGLI ARRESTATI). A fornire un contributo fondamentale nelle indagini, “arricchite” da intercettazioni e appostamenti, le dichiarazioni di Giuseppe Tantillo, il collaboratore di giustizia ai quali era stata affidata la reggenza di Borgo Vecchio, sostituti dopo i vari arresti da Elio Ganci. “Quando è uscito dal carcere lui è la persona che noi abbiamo….ci abbiamo parlato per, se un giorno arrivavano il nostro arresto…lui avrebbe preso il nostro posto. Ha detto di sì e lo abbiamo riferito a Paolo Calcagno, in cui ci ha detto che andava bene”.

L'estorsione ripresa dalle telecamere | Video

Cinquanta, cento, duecento euro. A volte anche qualche migliaio. Nessuno poteva sottrarsi alla morsa della criminalità organizzata che, oltre a gestire rapine e spaccio di droga, teneva sotto scacco i commercianti chiedendo loro di dare “un contributo per le famiglie dei carcerati”. Ma a volte imponeva il pizzo chiedendo soldi per le feste rionali o per la “riffa”. La regola era quella di pagare qualcosa ogni mese, oppure versare quote più consistenti a ridosso delle festività di Pasqua e Natale. E c’era chi si occupava di girare per il quartiere per raccogliere il denaro e consegnarlo a chi di dovere: “Porta due cartoni di vino…qua al bar…’nni Mario”.

Alcune delle vittime, di fronte agli investigatori, hanno negato di aver ricevuto qualsiasi tipo di richiesta estorsiva. Salvo poi ritrattare, ritenendo che fosse meglio raccontare la verità. Come i titolari di noto locale notturno, il Rivendell (ex Tasmira) di via Gerbasi, che avrebbero pagato per anni 500 euro euro ad ogni festività. E quando si erano decisi a interrompere i pagamenti le cose gli erano cominciate ad andare male: “Abbiamo subito tre furti: bicchieri, posate, forni, affettatrice, pc, mix, casse”. Danni quantificati in circa 7 mila euro. “Non avevamo denunciato né detto nulla prima perché avevamo paura, anche di essere picchiati”. “Io volevo vivere tranquillo e non avere problemi”, ha messo a verbale il titolare dei “Vini d’oro”, in piazza Nascè. E ha pagato pure lui. Il titolare dell’Ottica Scaglione di via Archimede ha raccontato dell'estrema gentilezza degli uomini del pizzo: “Disse che dovevo fare gli auguri di Natale e che ero scritto. Mi salutò con un bacio e un sorriso”.

Di Staio: "Fermata l'ascesa del nuovo capo" | Video

Nei “libro mastro” di cui Giuseppe Tantillo parla ai magistrati sono indicate i nomi dei negozi, le cifre riscosse e chi le aveva ritirate. Tra questi anche due distributori di carburante dove ogni volta venivano riscosse cifre comprese tra i 200 e i 500 euro. “Si è presentato come una persona che rappresentava la chiesa. Ho capito subito - racconta una delle vittime - che si trattava di pizzo e gli ho risposto di passare qualche giorno dopo”. Dopo tempo uno dei benzinai ha detto che non avrebbe più voluto pagare. E in quell’occasione Bonanno gli rispose: “A mi mi ci hanno mandato…dimmi cosa riferire”. Poi lo mette in guardia: “Non è che se inizi ad avere camurrie al distributore la colpa è mia”.

Proprio Bonanno aveva anche un panificio, non intestato direttamente a lui e sequestrato nell’operazione di oggi, dove si ritiene - anche alla luce di quanto dichiarato dai collaboratori di giustizia - che si siano svolti incontri riservati tra i mafiosi della famiglia del Borgo. Di questo gruppo facevano parte Salvatore Russo, Domenico Canfarotta, Marcello D’Amico e Massimiliano Tabbita (tra gli arrestati di oggi). Sono loro, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, ad avere rapinato nel 2011 due bengalesi che si trovavano in casa loro. Erano convinti di trovare almeno 40 mila euro, ma si sono dovuti accontentare di un bottino da 5 mila euro. Per sfuggire dall’appartamento, tra l’altro, hanno esploso diversi colpi di pistola ferendo una delle vittime. Le armi con matricole abrase, pronte a sparare per ogni occasioni, di certo non gli mancavano.

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