Quando la mafia piazzò cinque bombe nella notte di Capodanno del 1971

I contorni dello stranissimo episodio che gli inquirenti all'epoca misero in correlazione con la misteriosa sparizione di Mauro De Mauro, avvenuta pochi mesi prima, emergono ora dagli atti appena desecretati dalla Commissione parlamentare antimafia. Nel mirino c'era l'ex senatore Dc Graziano Verzotto

Mauro De Mauro

Cinque bombe piazzate rispettivamente davanti alla sede del Comune, a quelle degli assessorati regionali al Lavoro, alla Salute e all'Agricoltura ed anche davanti all'Ente minerario siciliano. Avvenne - e probabilmente in pochissimi lo ricordano - durante la notte di Capodanno del 1971 e dagli atti appena desecretati dalla Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Nicola Morra, ermergono i contorni dello stranissimo episodio che gli inquirenti all'epoca ricondussero a Cosa nostra e misero in correlazione con la misteriosa sparizione del giornalista de "L'Ora", Mauro De Mauro, avvenuta pochi mesi prima, il 16 settembre del 1970.

Unico vero obiettivo dei "tentati atti dinamitardi", come emerge da uno dei rapporti giudiziari reso pubblico, quello del 20 settembre 1971, al quale lavorarono tra gli altri anche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ed il capo della squadra mobile, Boris Giuliano, sarebbe stato proprio l'Ente minerario, allora presieduto dall'ex senatore democristiano Graziano Verzotto. Gli altri ordigni sarebbero serviti solo per depistare e far credere ad una matrice "contestataria, politica ed eversiva", mentre quella reale sarebbe stata esclusivamente "intimidatoria".

Verzotto incontrò De Mauro due giorni prima della sua sparizione e, secondo i giudici che hanno assolto negli anni scorsi il boss Totò Riina dall'accusa di aver eliminato il giornalista, lo avrebbe rivisto anche il giorno stesso della scomparsa. Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, la Corte d'Assise non esitava ad indicare Verzotto come "mandante" del delitto. Negli atti ora desecretati, però, l'ex senatore Dc viene definito piuttosto come una vittima di Cosa nostra, pesantemente minacciata in particolare dal boss Giuseppe Di Cristina. E la bomba davanti all'Ems non sarebbe stata altro che un ulteriore segnale a Verzotto.

Si legge nel rapporto del 20 settembre 1971: "Dopo l'intervista concessa il 23 ottobre 1970 a un giornalista de 'L'Ora' e dopo una conferenza stampa del 3 novembre in cui Verzotto aveva fatto affermazioni piuttosto tassative su quello che riteneva fosse il movente dell'episodio delittuoso (la sparizione di De Mauro, ndr), e cioè una diretta connessione con notizie acquisite dallo scomparso nel settore della droga, Verzotto aveva ricevuto 'visita' del noto mafioso Giuseppe Di Cristina che lo aveva anche 'consigliato' e minacciato. Tanto che Verzotto, vivamente preoccupato per le minacce subite, e temendo per la sua vita, aveva informato terzi dei suoi timori, dicendosi convinto che ove gli fosse accaduto qualcosa di grave, la causale, il movente e i mandanti sarebbero stati da ricercarsi in tale colloquio".

Gli investigatori scoprirono poi che i "tentati atti dinamitardi" sarebbero stati da attribuire ai boss Francesco e Antonino Madonia perché proprio in un loro terreno, "Fondo Gravina o Fondo San Gabriele di Pallavacino", dove "da un certo tempo avvenivano frequenti riunioni di mafia", fu ritrovato "residuo materiale esplosivo e non utilizzato per l'approntamento di quattro ordigni". Le bombe di Capodanno, dunque, sarebbero state un'iniziativa di Cosa nostra. E questo, per gli inquirenti dell'epoca, era una "anomalia": "Per la prima volta - c'è scritto sempre nello stesso documento del 1971 - dei mafiosi risultavano coinvolti in atti dinamitardi in danno di edifici pubblici e, pertanto, non potevano avere che un significato essenzialmente intimidatorio e non contestatario". E si poteva quindi "quantomeno ipotizzare e vedere nei tentati atti dinamitardi un significato di ulteriore intimidazione nei confronti del Verzotto (presidente dell'Ems, uno degli obiettivi prescelti), mimetizzato con la scelta di una pluralità di obiettivi pubblici che avrebbero dovuto far pensare ad un'azione contestatrice politico-eversiva, se non si forssero identificati nei mafiosi Madonia alcuni dei responsabili".

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