L'agguato mafioso a Belmonte, il sindaco: "Abbiamo paura e sentiamo lo Stato lontano"

Il primo cittadino dopo l'omicidio di Agostino Alessandro Migliore, fratello di un boss arrestato dai carabinieri nel blitz antimafia "Cupola 2.0", ammette: "Abbiamo bisogno di sentire la presenza delle istituzioni e dello Stato, finora non l'abbiamo avvertita"

Il sindaco di Belmonte Mezzagno, Salvatore Pizzo

"Abbiamo bisogno di sentire la presenza delle istituzioni e dello Stato, finora non l'abbiamo avvertita. Siamo preoccupati. Assolutamente. E spaventati". A dirlo è il sindaco di Belmonte Mezzagno, Salvatore Pizzo, a poche ore dall'agguato avvenuto in paese. La vittima è Agostino Alessandro Migliore, 45 anni, fratello di un boss arrestato dai carabinieri nel blitz antimafia "Cupola 2.0". "Lo Stato mostri la sua presenza qui - dice Pizzo all'Adnkronos -. Perché finora sembra che Belmonte Mezzagno sia scomparso persino dalla cartina geografica. Le forze dell'ordine fanno un lavoro eccezionale, sono sul territorio ma le istituzioni sovracomunali latitano".

Omicidio a Belmonte Mezzagno, ucciso il fratello di un boss“

Nel grosso centro alle porte di Palermo, dove vivono dodicimila persone, quello di oggi è il quarto fatto di sangue: due omicidi e un tentato omicidio nell'arco di anno hanno preceduto l'ennesima scia di sangue. Agostino Alessandro Migliore, incensurato, gestiva un supermercato. "E' una persona che lavorava - dice il sindaco -. Lo vedevamo sempre al suo supermercato. Non so dire molto di più".

I killer lo hanno atteso sotto casa e hanno esploso diversi colpi di arma da fuoco. Gli investigatori dell'Arma che indagano sull'omicidio hanno trovato undici bossoli calibro 7,65. Il fratello, Giovanni Migliore, è ritenuto molto vicino a Filippo Bisconti, ex capo del mandamento che ha poi deciso di saltare il fosso e collaborare con la giustizia. E proprio in questa vicinanza potrebbe esserci la chiave per dare un senso a quella che è sembrata un'esecuzione in piena regola.

Le immagini dal luogo dell'agguato | VIDEO

"Qui tutti hanno paura - ammette il sindaco -. Tra i cittadini c'è un diffuso senso di insicurezza, il mio timore è che questo sentimento possa tramutarsi in impotenza, se non passività". Pizzo guida l'amministrazione comunale da giugno del 2017. Era sindaco quando a dicembre scorso i killer hanno sparato in mezzo alla gente, nel corso principale, per tentare di uccidere l'imprenditore edile Giuseppe Benigno. "Come si può non avere paura quando si spara in pieno giorno e in pieno centro", dice. Lui anche stamattina è al suo posto. In Comune. "Sono qui per ricevere i cittadini e affrontare i loro problemi".

Si sente abbandonato? "Dico solo che a oggi, dopo i fatti di sangue che durante l'ultimo anno hanno funestato il mio territorio, non ho ricevuto una chiamata né dal presidente della Regione né dal prefetto, solo la visita del nuovo comandante provinciale dei carabinieri, Arturo Guarino. I cittadini di Belmonte Mezzagno hanno bisogno di sentire la presenza dello Stato e delle Istituzioni - ribadisce -. Mi piacerebbe vedere tutti insieme attorno a un tavolo per fornire una risposta di sicurezza ai miei concittadini". Il rischio per Pizzo, altrimenti, è quello di un tragico ritorno al passato. "Un passato fatto di guerre di mafia, quando da casa non si usciva dopo un certo orario. Mi preoccupa che i miei concittadini possano chiudersi in una solitudine sociale". Un'accusa, però, il sindaco respinge con fermezza. "Belmonte non è un paese omertoso. C'è un forte movimento di volontariato e in questi anni abbiamo fatto tante manifestazioni antimafia molto partecipate. E' un paese vivo, che, però, ha paura", conclude.

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Fonte AdnKronos

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