Le mani di Cosa nostra sulle forniture di caffè: scattano quattro interdittive antimafia

I provvedimenti sono stati firmati dal prefetto Antonella De Miro. I titolari sono coinvolti nel blitz antimafia "Atena" eseguito lo scorso marzo dai carabinieri con 32 arresti. Le aziende avrebbero operato per avvantaggiare il mandamento di Porta Nuova

Cosa nostra aveva voce anche nella fornitura del caffè per i bar che pretendeva di controllare. E' quanto emerso dall'operazione "Atena" portata a termine lo scorso marzo e che ha portato a 32 arresti. Adesso per tre imprese è scattata l'interdittiva antimafia da parte della Prefettura.

Il provvedimento è stato adottato dal prefetto Antonella De Miro nei confronti delle imprese Kaffeina srl, Torrefazione Caffeina e della ditta individuale di Salvatore Arcuri. I titolari risultano indagati per vari reati "con l'aggravante di aver operato al fine di avvantaggiare l'organizzazione mafiosa cosa nostra e, in particolare il mandamento mafioso di Porta Nuova".

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Dal provvedimento giudiziario che ha portato all'arresto di 32 persone "si ricavano intercettazioni ambientali da cui emerge che Francesco Arcuri, anch'egli arrestato e indagato per il reato associativo mafioso, si avvaleva delle imprese, raggiunte da provvedimenti interdittivi, quale mezzo per imporre le forniture di caffè a diversi noti bar della città di Palermo a scapito di altre aziende", dicono dalla Prefettura.

Raggiunta dall'interdittiva antimafia anche la Expo Sicilia soc. coop., che gestiva il pub "Great House 67", poi divenuto Goya Restaurant di via Quintino Sella. L'attività è formalmente intestata alla figlia di Vito Seidita, già destinatario di misura di prevenzione personale e patrimoniale arrestato nella stessa operazione "Atena" e che intercettazioni ambientali "indicano avere rapporti di interesse economico con elementi di spicco di Cosa nostra, tra questi Cosimo Vernengo inteso 'ghiaccio' e il boss Paolo Calcagno, per un periodo al vertice del mandamento mafioso di Porta Nuova, interessati alla restituzione di somme di denaro".

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"L'adozione delle interdittive antimafia si rivela ancora una volta determinante strumento di difesa dell'ordine pubblico economico e conferma la importante efficace correlazione tra i provvedimenti giudiziari e l'attività di prevenzione amministrativa antimafia affidata ai prefetti -  si legge in una nota del prefetto Antonella De Miro - I provvedimenti prefettizi adottati sono stati comunicati al sindaco di Palermo e alla Camera di commercio e comportano la revoca delle autorizzazioni rilasciate a cura degli organi competenti nonché l'annotazione nell'albo camerale".

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