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Sabato, 4 Dicembre 2021
Mafia

Le rivelazioni dell'avvocato del boss: "Gli prestai lo studio per i summit e tenevo i contatti coi mafiosi"

Alessandro Del Giudice, legale del capo del clan di Misilmeri Pietro Formoso, che ora collabora con i pm spiega: "Mi chiese di recuperare i soldi di una partita di champagne, aveva anche affari al Nord. Decisi però di allontanarmi perché faceva il pazzo e mi pressava troppo". Racconta pure di un vigile "amico" che cancellava le multe

Le amicizie con i mafiosi e con un vigile di Bonagia "a disposizione" per togliere le multe, ma anche con una funzionaria di Riscossione Sicilia per accedere alle banche dati, lo studio legale utilizzato per i summit, i soldi da recuperare per conto del boss in relazione a una partita di champagne e i suoi investimenti al Nord. Alessandro Del Giudice, l'avvocato accusato di concorso esterno in associazione mafiosa che - come lui stesso ammette - era "il portavoce del boss di Misilmeri Pietro Formoso", ha raccontato anche questo alla Procura dopo essersi "pentito". Sono stati depositati tre verbali, stilati il 4, 5 e il 6 ottobre scorsi, in cui il legale sta vuotando il sacco e spiega anche perché ad un certo punto si sarebbe allontanato da Formoso: "Era diventato pazzo".

Del Giudice ha confermato al procuratore aggiunto Salvatore De Luca e ai sostituti Giorgia Righi, Bruno Brucoli e Gaspare Spedale, che dal momento in cui, nel 2014, Formoso era finito in carcere per un definitivo, aveva iniziato a portare pizzini all'esterno, ma anche a gestire i suoi affari, eseguendo gli ordini che il boss gli impartiva durante i colloqui. Ad un certo punto, dice l'avvocato, "sono iniziati i discorsi del recupero delle somme".

I soldi della partita di champagne da recuperare

In particolare Formoso gli avrebbe chiesto di recuperare 6 mila euro per una partita di champagne: "Mi ha parlato di una fornitura di champagne per cui doveva avere 6 mila euro. Ho rintracciato P. M. che mi ha detto che non sapeva niente né dei 6 mila euro dello champagne, né di altri 100 mila euro di cui era creditore Formoso. Lui mi ha detto di verificare se questi 6 mila euro se li era presi P. A., che mi disse che aveva preso solo 2 mila euro: 1.500 li aveva tenuti lui e 500 li aveva dati a me per le spese legali. Ne ho parlato con D. A. che mi ha detto che P. M. era inaffidabile, che si era preso 2 mila euro e i 4 mila euro non li aveva recuperati più".

"Tramite me chiese al boss Giacomo Teresi di risolvere la questione"

In campo sarebbero scesi quindi personaggi di più alto calibro, come il boss Giacomo Teresi: "Un giorno Formoso mi presentò Giacomo Teresi - afferma Del Giudice, assistito dall'avvocato Monica Genovese - che una volta mi chiese poi di salutargli Formoso dopo che era stato arrestato. Ho portato i saluti a Formoso che quindi mi ha chiesto di parlare con Giacomo Teresi per risolvere la questione dei 6 mila euro. Teresi era a conoscenza della vicenda, ma è stato molto evasivo".

"Parlavo con dei mafiosi, lui mi diceva di farlo anche con toni pesanti"

Dice poi l'avvocato: "Io andavo a parlare con persone vicine a Formoso, che presumibilmente erano mafiosi. Riferivo che Formoso era arrabbiato, mi diceva di andare a parlare in modo pesante con queste persone, dovevo fare capire che lui voleva a tutti i costi avere questi soldi, sia i 6 mila che i 100 mila, anche con mezzi illeciti. Mi chiese anche di parlarne con Giovanni D'Agati, ma non ci sono andato perché non lo conoscevo".

"Un ragazzo pulito curava i suoi investimenti a Lodi"

Il boss avrebbe anche parlato dei suoi investimenti al Nord all'avvocato: "Formoso mi parlò di lavori a Lodi di cui dovevo parlare con F. A. che era un ragazzo pulito, non era un mafioso. Non so se lui sapeva che Formoso era mafioso di sicuro gestiva i suoi soldi, lui non aveva una lira, era un morto di fame. So che avevano fatto una società per fare dei lavori a Lodi. Ma penso che non abbiano fatto niente".

"Mi sono allontanato, lui faceva il pazzo in carcere"

Il legale riferisce che da un certo momento in poi si sarebbe "progressivamente allontanato da Formoso perché lui faceva il pazzo anche all'interno del carcere. Parlava di Riina e Provenzano, diceva che avevano rovinato tutto, anche alla presenza delle guardie nella sala avvocati".

"Sorrentino mi disse che era impazzito, parlava male di tutti"

Spiega poi ai pm i rapporti che ha intrattenuto con una serie di mafiosi: "Per quanto riguarda Salvino Sorrentino, fu il fratello Gaspare a chiedermi di seguirlo quando era detenuto a Benevento. Sarò andato 4 volte. Una volta mi ha chiesto di salutargli Formoso. Poi è stato trasferito al Pagliarelli. Io dalla sala avvocati ho chiamato Sorrentino, Pietro Formoso e mio cugino Atanasio Leonforte per fare i colloqui. Ho sentito battibeccare Sorrentino e Formoso, che parlava male di Francesco Colletti (boss di Villabate oggi pentito, ndr). Poi Sorrentino è venuto a fare il colloquio con me dicendo che Formoso era diventato pazzo e parlava male di tutti".

"Formoso mi disse che il boss Colletti era un carabiniere"

Nella stessa occasione avrebbe parlato anche con Formoso: "Mi ha detto che Colletti gli doveva dei soldi e che era un carabiniere. Io conoscevo Colletti da tantissimi anni, una volta mi chiamò e mi chiese di interessarsi di una costruzione abusiva, ma rifiutai perché non ero amministrativista. Era una persona molto educata, non ha mai fatto trapelare che era mafioso, io l'ho saputo dopo".

"Solo un altro boss mi dava pizzini, ma per comprare mazzi di rose"

"Con riferimento a Emilio Pizzurro - spiega Del Giudice - l'ho seguito in due procedimenti, aveva il vizio che ogni tanto prendeva un bigliettino e me lo dava. Ma non c'era nulla in questi bigliettini, scriveva cose futili, come prendere un mazzo di rose da portare per un compleanno o un funerale".

"E' vero che avevo un filo diretto con Riscossione Sicilia"

L'avvocato è coinvolto nel blitz "Araldo", dove è accusato anche di aver avuto un filo diretto con Riscossione Sicilia, dove avrebbe avuto un'amica che avrebbe abusivamente controllato la posizione con il fisco di varie persone su richiesta di Del Giudice: "Nei procedimenti tributari, chiedevo a G. V. (la funzionaria di Riscossione indagata, ndr) il carico, cioè i debiti verso Riscossione Sicilia di vari soggetti, anche di mia nonna, per poi rottamare le cartelle. Confermo di aver chiesto a G. V. di accedere alla banca dati anche per gli altri soggetti".

"La funzionaria lo faceva per amicizia, non per soldi"

Avrebbe anche "fatto fare questo accertamento per la moglie di Antonino Troia perché gestiva un parcheggio per conto loro a avevano accumulato debiti con il fisco. G. V. non era remunerata per questi accessi, lo faceva a titolo di amicizia, mi diceva che non si poteva fare questa cosa". 

I summit nello studio legale

L'avvocato racconta poi che avrebbe anche messo a disposizione del boss il suo studio di via Portella della Ginestra per incontri riservati: "Una volta ho prestato lo studio a Formoso che doveva incontrare persone di Bolognetta, nel 2013. Io seguivo una persona di Misilmeri. Questo signore mi minacciò di morte perché non era contento del mio lavoro. Formoso incontrò una persona di Bolognetta con cui aveva parlato il mio cliente nella mia sala d'attesa e chiuse la vicenda dicendo che io avevo lavorato bene e nessuno si doveva lamentare. Questo signore era un mafioso". 

"Parlavano di affari illeciti"

"Un'altra volta Formoso mi chiese di salire allo studio perché doveva parlare con delle persone, evidentemente di affari illeciti e la mia collega si arrabbiò. Un'altra riunione nel mio studio è stata fatta da mio cugino Atanasio Leonforte con Giuseppe Ficarra (del clan di Roccella, ndr), loro erano mafiosi, ma c'era una questione legale: loro sostenevano le tesi di una parte interessata per recuperare un credito".

"Nel 2015 tagliai i ponti, lui mi faceva pressioni sempre maggiori"

L'avvocato aveva definitivamente "interrotto i rapporti con questi mafiosi" nel 2018, quando "ho appreso dai giornali che c'erano indagini che mi riguardavano. Ma già "nel 2014 mi sono allontanato da Formoso perché lui mi faceva pressioni sempre maggiori. Nel 2015 me ne sono completamente allontanato". 

Il vigile a disposizione per togliere le multe

Il legale parla poi di P. P., "un vigile urbano, del Comune di Palermo" che "era amico intimo di Formoso. Quando avevamo qualche multa tramite lui riuscivamo a farla annullare. Viveva a Bonagia, si metteva a disposizione".

"Questi sono i mafiosi che mi presentò"

Del Giudice elenca poi "diversi mafiosi che Formoso mi ha presentato" e che lui incontrava "perché era il suo modo di procacciarmi clienti". Nella lista ci sono "Filippo Bisconti, Giulio Gambino di Santa Maria di Gesù, Pietro Lo Iacono, entrambi deceduti. Mi ha presentato anche Cillari, non ricordo il nome. Siamo andati anche nella macelleria dei fratelli Di Giovanni e mi ha fatto capire che erano persone di una certa influenza".

"Mi procacciava clienti, mi diceva chi dovevo difendere perché influente"

E aggiunge: "Io andavo con lui perché mi procacciava clienti in queso modo. Mi ha presentato Angelo Casano che poi è diventato collaboratore di giustizia". Ma "solo Pizzurro e Formoso mi hanno chiesto di portare dei pizzini", dice Del Giudice, aggiungendo che "ho conosciuto anche i fratelli Lo Cascio di Brancaccio e Pino Greco di Santa Maria di Gesù. Formoso mi diceva che erano mafiosi, che erano persone influenti, di mettermi a disposizione da un punto di vista legale. Per altri invece mi diceva che non erano persone importanti, che non li dovevo difendere. Come Giuseppe Vernengo di Villagrazia-Santa Maria di Gesù che poi si è suicidato, che era un mio cliente".

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