Mafia

L'allarme dei carabinieri: "Cosa nostra? Viva e pericolosa, alla violenza preferisce la collusione"

L’analisi del comandante generale dell'Arma dei carabinieri ed ex comandante provinciale di Palermo, Teo Luzi: "Oggi il volto della mafia è 'mercatista': cavalca le logiche del mercato, offrendo beni e servizi". Con la crisi generata dalla pandemia "le organizzazioni criminali sono alla ricerca di imprese moribonde da 'rianimare'" 

"Cosa nostra resta un modello criminale di riferimento. Ed è un modello vivo, non uno spettro che riaffiora dal passato. Se vogliamo, depotenziato, ma ancora estremamente pericoloso, richiedendo un'attenzione costante". È l’analisi del comandante generale dell'Arma dei carabinieri, Teo Luzi, in un'intervista del magazine online L'Eurispes.it e riportata dal ministero dell'Interno. Luzi, prima di essere nominato nel gennaio 2021 comandante generale dei carabinieri, è stato anche comandante provinciale a Palermo. Sotto il suo comando, con l'operazione "Perseo",  è stata bloccata la rinascita della commissione provinciale della mafia: la "cupola".

FOTO GEN. B. TEO LUZI IN UFFICIO-2"Guardando agli sviluppi delle strategie operative di Cosa nostra - si legge in uno dei passaggi -, direi che oggi il volto della mafia è 'mercatista': cavalca le logiche del mercato, offrendo beni e servizi. Droga, prostituzione, sempre richieste da migliaia di persone. Ma anche prestazioni in grado di abbattere i costi d'impresa. Penso - dice ancora Luzi - allo smaltimento illegale dei rifiuti o alla fornitura di manodopera sottopagata o schiavizzata. La mafia non ha più un rapporto aggressivo con il territorio, ma tipicamente collusivo. La violenza è pronta ad essere impiegata. Ma deve essere indispensabile".

Secondo il generale Luzi "la crisi generata dalla pandemia sta gradualmente erodendo la struttura portante dell’economia del nostro Paese e le organizzazioni criminali sono alla continua ricerca di imprese moribonde da 'rianimare' attraverso liquidità di provenienza illecita. Una forma di estorsione che si presenta apparentemente per salvare l’imprenditore mettendogli a disposizioni capitali anziché sottraendoli, ed è per questo che spesso è la stessa vittima a cercare il suo carnefice che gli proporrà inizialmente strategie economiche e stratagemmi per evadere il fisco, chiedendo in cambio 'soltanto' una partecipazione ai profitti. Ma in poco tempo l’organizzazione criminale spingerà per aumentare il debito fino ad una stretta sempre più asfissiante che finirà per strozzare completamente l’impresa".

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"L'attività estorsiva - chiarisce il generale - è parte integrante della identità mafiosa. L'estorsione non è solamente un processo parassitario di accumulazione, resta del tutto funzionale all'esercizio del potere mafioso che è anzitutto radicamento territoriale. L'incisiva attività di contrasto della magistratura e delle forze dell'ordine, l'efficacia degli strumenti a sostegno degli imprenditori che vogliano intraprendere un percorso di legalità e, non ultima, l'indubbia maturazione dell'impegno civile contro la cultura mafiosa hanno alimentato comportamenti virtuosi. Si tratta anzitutto di una scelta di dignità: l'affermazione del proprio lavoro contro l'arroganza mafiosa".
 

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