Sabato, 20 Luglio 2024
Mafia Villabate

Mafia e pizzo, arrestato il titolare di un negozio: "Ma era la vittima a cercare i boss per pagare"

In manette è finito Antonino Ciaramitaro che, insieme ai boss di Villabate già finiti in carcere a fine aprile, avrebbe incassato la tangente da un imprenditore che gestisce un centro di smistamento della Dhl. Taglieggiato per anni non avrebbe mai denunciato e avrebbe versato l'ultima messa a posto a Pasqua, 5 giorni dopo aver perso la moglie

Si sarebbe preoccupato lui stesso di cercare i vertici del clan di Villabate per consegnare il pizzo non solo a Natale scorso, ma anche poco più di un mese fa, a Pasqua, peraltro ad appena cinque giorni dalla morte della moglie. A taglieggiare l'imprenditore, che con la sua società gestisce un centro di smistamento della Dhl nel comune alle porte di Palermo e che - come emerge dalle intercettazioni - sarebbe stato ben disponibile a versare la tangente a Cosa nostra, sarebbe stato anche un noto commerciante villabatese, Antonino Ciaramitaro, 47 anni, titolare del negozio di abbigliamento "Tony's" di via Giulio Cesare.

Il negoziante è finito in carcere stamattina proprio per l'estorsione su disposizione del gip Walter Turturici, che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Paolo Guido e del sostituto Francesca Mazzocco, che coordinano le indagini dei carabinieri. Ciaramitaro avrebbe fatto da tramite nella "messa a posto", che sarebbe stata ordinata dal boss Salvatore Lauricella (figlio dello "Scintillone" della Kalsa, Antonino), Francesco Terranova e nella quale sarebbe coinvolto anche Vito Traina. I tre sono già stati arrestati il 26 aprile scorso con il blitz "Luce". In base alla ricostruzione dell'accusa, il denaro versato dalla presunta vittima sarebbe servito direttamente per il sostentamento del capomafia Antonino Messicati Vitale.

"A Brancaccio pagano tutti", la mappa del pizzo e le vittime che chiedono scusa

Il pentito: "Pagava 4 mila euro all'anno"

Dall'ordinanza di custodia cautelare emerge un comportamento tristemente compiacente da parte dell'imprenditore taglieggiato che, come hanno ricostruito gli investigatori, il pizzo lo avrebbe pagato per anni. A svelarlo è per esempio il pentito Francesco Colletti, in un interrogatorio del 4 febbraio del 2019, in cui spiega di essere stato proprio lui a chiedere la messa a posto all'azienda di Villabate, appena si era trasferita lì: "Credo la richiesta è di 4 mila euro, sulle 4 mila euro l'anno... quando hanno acquistato questa struttura dovevano fare dei lavori", ha messo infatti a verbale il collaboratore di giustizia.

Gli attriti con i boss di Brancaccio e Ciaculli

Ma del pizzo richiesto all'imprenditore (che non ha mai denunciato) c'è traccia anche nell'inchiesta dell'anno scorso contro i clan di Ciaculli e Brancaccio. Nelle intercettazioni, alcuni indagati si lamentavano proprio perché consideravano l'estorsione perpetrata dal clan di Villanate uno sconfinamento nel loro territorio. Stefano Nolano diceva infatti: "Allora lui mi ha detto vedi che quelli di Villabare prendono la roba fino qua" e Maurizio Di Fede replicava: "Sì perché si sono fregati la Dhl" e ricordava come i precedenti proprietari versassero a lui il pizzo ("nostro qua era").

"Non mandare più nessuno, ci sono mali discorsi"

Per gli investigatori ci sarebbero stati "rapporti continui" tra l'imprenditore e gli esponenti del clan di Villabate. In un'intercettazione, Terranova diceva di Lauricella, proprio in merito alla richiesta di pizzo: "E' pericoloso... Lui non è che mi deve sucare la minchia, ora glielo dico bello chiaro, che è stronzo... quello dice eventualmente Dhl...". Il 18 agosto scorso ribadiva: "Se vedi u siccu (il soprannome di Lauricella, ndr), gli dici: 'Mi ha detto tuo compare di non mandare più a nessuno sopra, fermati, bloccati completamente che ci sono mali discorsi". Secondo la ricostruzione della Procura, ci sarebbero state infatti delle lamentele da parte dell'imprenditore per il modo in cui Lauricella avrebbe preteso la messa a posto: "A chi minchia ci ha mandato là, glielo puoi dire tranquillamente e 'quello ha mandato a dire' poi che sono sbirro? Ci sono 100 operai là dentro, io mi tengo la caricata, gli altri 99 se la tengono la caricata? Ma che minchia combinate? 'Io sono stato bello in regola tranquillamente, i lavori... persone di fuori'".

"Ammuddò": la consegna del pizzo nel negozio di abbigliamento

Ciaramitaro, secondo gli inquirenti, sarebbe stato coinvolto nell'operazione per prudenza, per evitare cioè contatti diretti tra la presunta vittima e i vertici del clan di Villabate. Da un'altra intercettazione si ricaverebbe poi che l'imprenditore "ammuddò", cioè avrebbe mollato i soldi. La consegna del pizzo relativo a Natale scorso sarebbe stata avvenuta in due tranche: una prima parte nel deposito di Traina e la seconda nel negozio di abbigliamento di Ciaramitaro. Traina raccontava come la situazione lo avrebbe messo in difficoltà: "Mi vado a mettere il giubbotto, mi provo un giubbotto e Tony (il soprannome di Ciaramitaro, ndr) si avvicina da me: 'Te li do a te?' e gli dico: 'No ti levi, ma che cosa? Che vuoi? Vattene, mi sto provando un giubbino', ma è malato!". La prova, per l'accusa, che il pizzo sarebbe stato pagato dall'imprenditore a Ciaramitaro.

"Mi ha assicurato il solito"

Il titolare del negozio di abbigliamento avrebbe poi cercato di consegnare la somma fissando degli incontri con Terranova. Quest'ultimo raccontava poi a Traina: "Perché mi è venuto stamattina là, alle 8 e mezza, mia moglie, gli ho detto: 'Ma dico, testa di minchia sei!'". Il pizzo sarebbe stato consegnato il 26 dicembre, quando Terranova diceva, riferendosi all'imprenditore: "Mi ha assicurato il solito".

La tangente pagata 5 giorni dopo la morte della moglie

Per la Procura, però, la presunta vittima si sarebbe preoccupata di pagare la tangente anche la scorsa Pasqua, ovvero poco più di un mese fa, e proprio nei giorni in cui peraltro aveva appena perso la moglie. Tanto che Ciaramitaro affermava: "Anzi che ha avuto il pensiero" e Traina commentava: "Anzi com'è che è venuto, cinque giorni fa (si riferisce alla data del decesso della donna, ndr)!". 

I soldi per il mantenimento del boss Messicati Vitale

Il pizzo sarebbe servito per il sostentamento del boss Antonino Messicati Vitale. Terranova avrebbe detto a Traina: "Fai una cosa perché è giusto fare così... 1.500 e glieli porti a quello degli occhiali e gli dici che glieli dà a Tonino". E così avrebbe fatto l'indagato che, come documentato dai carabinieri, sarebbe andato da "quello con gli occhiali", cioè il titolare di un negozio ottica, parente acquisito di Messicati Vitale: "Segnati questi...", gli diceva, consegnando - secondo la Procura - il denaro.

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