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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Mafia

L'autista di Messina Denaro si difende: "Non sapevo fosse lui, mi ha chiesto aiuto solo quella mattina"

Giovanni Luppino, arrestato assieme al capomafia di Castelvetrano alla clinica Maddalena, ha deciso di rispondere alle domande durante il suo interrogatorio, fornendo una versione che gli inquirenti ritengono falsa. A suo dire, sarebbe stato il vero Andrea Bonafede a presentargli il mafioso, dicendogli però che era suo cognato

Non avrebbe avuto idea che quell'uomo, che si sarebbe presentato intorno alle 6 di lunedì scorso per chiedergli un passaggio da Campobello di Mazara a Palermo potesse essere il boss Matteo Messina Denaro. E' questa la linea difensiva adottata da Giovanni Luppino, arrestato assieme a lui per favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena, davanti al gip Fabio Pilato, stamattina durante il suo interrogatorio.

L'uomo  - che come ha stabilito il giudice dovrà restare in carcere - avrebbe anche spiegato che se solo avesse immaginato che chi gli chiedeva aiuto era il mafioso più ricercato d'Italia, non si sarebbe certo messo a sua disposizione.

Luppino avrebbe anche riferito che a presentargli il boss sarebbe stato Andrea Bonafede, ovvero l'uomo che ha prestato l'identità al capomafia di Castelvetrano, che gli però avrebbe parlato di lui come suo cognato.

L'indagato è difeso dall'avvocato Giuseppe Ferro e il procuratore aggiunto Paolo Guido ed i sostituti Pierangelo Padova ed Alfredo Gagliardi, che coordinano l'inchiesta, non credono ovviamente a questo racconto. E ci sarebbero elementi per dimostrare che Luppino in realtà avrebbe saputo molto chiaramente chi stava accompagnando alla clinica Maddalena.
 

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