Mercoledì, 16 Giugno 2021
Mafia

I mafiosi descrivono Messicati: "Per lui uccidere è come comprare le sigarette"

Il boss di Villabate, appena arrestato, stava già pianificando un'altra fuga e oltre al passaporto falso stava pensando all'acquisto di maschere in silicone ad alta definizione. Dalle dichiarazioni dei pentiti viene confermata la sua caratura mafiosa

Messicati Vitale al momento dell'arresto

Un boss dal grande spessore criminale. Spietato, giovane, rispettato, spregiudicato. La storia mafiosa di Antonino Messicati Vitale, boss di Villabate arrestato oggi, affonda le proprie radici molto più lontano. Già con le indagini Sisma, Argo e Reset, con cui sono stati disarticolati i mandamenti mafiosi di Misilmeri, Belmonte Mezzagno e Bagheria, era stato evidenziato il suo ruolo di vertice. A causare il provvedimento di fermo sono state le indagini successive alla sua estradizione. In particolare il capofamiglia di Villabate è stato ritenuto responsabile di un tentativo di estorsione a un commerciante di carni della zona.

"Il suo spessore criminale - dicono i carabinieri - viene evidenziato dal ritrovamento di un pizzino a lui fatto recapitare da Silvestro Girgenti, gioielliere di Bagheria e creditore di altri affiliati, che si rivolge a chi gode di indiscussa autorevolezza per avere una intercessione e ottenere la restituzione del denaro".

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E i pentiti di oggi e di ieri confermano in modo inequivocabile la caratura mafiosa di Messicati. In particolare Stefano Lo Verso, nel 2011, raccontava: “... Nel 2010 durante la detenzione con Comparetto, dallo stesso ho appreso che a Villabate si muoveva Tonino Messicati che era uscito da poco dal carcere e Tonino è un tipo che per il quale andare ad uccidere una persona è come comprare un pacchetto di sigarette...”.

Anche il pentito Sergio Rosario Flamia considerava Messicati “il vero capo del mandamento di Bagheria, un uomo d’onore della famiglia di Villabate molto influente e potente, addirittura sovraordinato ad Antonino Zarcone”. Dichiarazioni che trovano conferma nelle recenti ammissioni di Zarcone: “E’ uomo d’onore di Villabate. Dopo l’arresto di Giovanni D’Agati ha preso in mano la direzione della locale famiglia ed ha anche favorito la latitanza di Gianni Nicchi… Nel 2011 io sono stato affiliato nella famiglia di Villabate anche se dovevo fare parte della famiglia di Bagheria, alla presenza dei fratelli Messicati Vitale, Tonino e Fabio, e Lauricella … Io, Gino Di Salvo e Tonino Vitale avevamo un ruolo direttivo del mandamento di Bagheria; Nicola Greco era all’oscuro della nostra affiliazione…”.

Le intercettazioni sul suo conto avevano consentito di accertare come Messicati, già titolare di un passaporto italiano, si fosse adoperato non solo per procurarsi un passaporto falso ma anche per acquistare maschere in silicone ad alta definizione. Questo particolare è emerso anche negli ultimi giorni. Da qui il timore del pericolo di fuga e il conseguente provvedimento di fermo.

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