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I rilievi della polizia in via Patti subito dopo la sparatoria

I rilievi della polizia in via Patti subito dopo la sparatoria

La faida allo Zen, uno degli indagati risponde al gip: "Non ero lì il giorno dell'agguato"

E' iniziata l'udienza di convalida per le 4 persone fermate lunedì e accusate di aver preso parte alla sparatoria del 23 marzo in via Patti, in cui sono rimasti feriti Giuseppe e Antonino Colombo, padre e figlio. Attanasio Fava si è difeso, mentre Vincenzo Maranzano ha scelto di non rispondere

E' iniziata stamattina l'udienza di convalida per i quattro fermati lunedì con l'accusa di aver sparato all'impazzata e tentato di uccidere Giuseppe Colombo e suo figlio Antonino, il 23 marzo, tra via Patti e via de Gobbis, allo Zen. Uno degli indagati, Attanasio Fava, difeso dagli avvocati Alfonso Papa e Debora Speciale, ha risposto al giudice ed ha respinto le accuse, spiegando che al momento dell'agguato si sarebbe trovato da tutt'altra parte della città, mentre Vincenzo Maranzano, assistito dall'avvocato Rosanna Vella, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Il gip Filippo Serio ha poi rinviato a domani mattina l'interrogatorio degli altri due fermati, Giovanni e Nicolò Cefali, padre e figlio, difesi dall'avvocato Carlo Catuogno. Poi dovrà decidere se convalidare il fermo emesso dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise ed Eugenio Faletra.

In carcere si trovano già da una settimana altre due persone, i fratelli Litterio e Pietro Maranzano, che erano stati fermati a poche ore dalla sparatoria dalla squadra mobile. Secondo la ricostruzione della Procura, allo Zen si sarebbe consumata una faida tra i Maranzano e i Colombo, che i primi avrebbero voluto allontanare dal quartiere. Fondamentali per chiarire i contorni dell'agguato sono state le testimonianze di una donna e poi, dopo un'iniziale reticenza, anche quella di una delle vittime, Giuseppe Colombo.
 

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