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Un frame delle intercettazioni dell'operazione Delirio

Un frame delle intercettazioni dell'operazione Delirio

Bar e centri scommesse per riciclare i soldi della mafia: 23 condanne

Arriva la prima sentenza nell'ambito dell'operazione "Delirio" messa a segno nel luglio 2018. Per Raffaele Favaloro 11 anni e 2 mesi: si tratta del figlio di Marco, reo confesso, l'uomo che accompagnò Salvino Madonia a sparare a Libero Grassi

Ventotto arrestati, tra i quali un noto penalista e un uomo ritenuto il "tesoriere" di Cosa nostra, altri 19 indagati e sequestri milionari di società e immobili. Erano questi i numeri dell'"Operazione Delirio" messa a segno nel luglio 2018 e che aveva sgominato  i clan di Resuttana e Porta Nuova. Ieri, a distanza di un anno e mezzo da quel blitz che provocò un terremoto tra i ranghi di Cosa nostra, il Gup Clelia Maltese ha emesso la prima sentenza.

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Uno dei "pezzi da novanta" finito in manette era considerato Raffaele Favaloro, che ha scelto l’abbreviato. Per lui è arrivata la condanna alla pena più alta: 11 anni e 2 mesi. Favaloro è il figlio di Marco, reo confesso, il pentito che accompagnò Salvino Madonia a sparare a Libero Grassi. L'altro pezzo grosso arrestato con l'operazione Delirio era Giuseppe Corona, considerato dagli inquirenti colui il quale sarebbe stato in grado di stabilire le strategie economiche più adeguate per la criminalità organizzata, soprattutto dopo la morte del boss Totò Riina. Corona è a giudizio in ordinario. Il cassiere della Caffetteria Aurora (sequestrata nel corso del blitz) e considerato il "re delle scommesse" all’Ippodromo, aveva già trascorso in carcere 16 anni per omicidio. Tra gli altri insospettabili che erano finiti nel mirino degli inquirenti c'era anche l’imprenditore Giuseppe Tarantino, gestore del Bar Alba di Mondello il cui nome risultava tra quelli dei 19 indagati. Giuseppe Tarantino e la moglie sono stati scagionati dall’accusa di essere stati prestanome di Corona.

I retroscena: bar e centri scommesse per riciclare i soldi della mafia

L’attività d’indagine aveva tratto origine da alcune delle risultanze investigative dell’operazione Apocalisse del 2014. Grazie ad un’attenta analisi documentale gli inquirenti erano riusciti a ricostruire il filo che collegava il mandamento di Porta Nuova a quello di Resuttana. E’ emerso che tramite due uomini dell’organizzazione, Giuseppe Corona e Raffaele Favaloro, sarebbero stati reinvestiti capitali in bar, centri scommesse e compro oro per riciclare i proventi di altre attività criminali. Secondo gli investigatori i due avrebbero messo lo zampino nella vendita di oro e diamanti, in qualche circostanza provenienti da furti commissionati dalla stessa mafia, che venivano rivenduti al Monte dei pegni. E proprio per Raffaele Favaloro, che ha scelto l’abbreviato, è arrivata la condanna alla pena più alta.

I nomi degli arrestati e la lista dei beni sequestri

"Oltre a Favaloro - si legge sul Giornale di Sicilia di oggi - sono stati dichiarati colpevoli e hanno avuto le condanne più significative, tra gli altri, Maurizio Caponetto (10 anni e 6 mesi), Gregorio Palazzotto e Gioacchino Salamone. Le pene degli ultimi due imputati sono 'in continuazione' con precedenti condanne. Palazzotto, considerato uno dei boss di Resuttana, ha avuto un anno che si somma ai venti divenuti definitivi il 27 giugno 2019. Per Gioacchino Salamone l’aumento in continuazione per i traffici di stupefacenti è di 6 mesi e 20 giorni. Le altre pene di rilievo riguardano Michele Siragusa, che ha avuto 5 anni e 4 mesi; Claudio Demma, 5 anni; Giuseppe Salamone classe ‘62, 4 anni e 2 mesi; Emanuela Milazzo, 3 anni; Croce Siragusa, 2 anni, 9 mesi e 10 giorni; Massimiliano Cocco, 2 anni e 4 mesi. Le condanne minori Salvatore Giglio e Giuseppa Mandarano hanno avuto un anno e 6 mesi; Giosuè Lo Piccolo, Giovanni Russo, Antonino Salerno e Francesco Paolo Trapani, un anno e 4 mesi; Salvatore Salamone un anno, un mese e 10 giorni; Giuseppe Salamone classe ‘68, 10 mesi; Salvatore Buccheri, Francesco Lo Re, Giuseppe Giurintano, Calogero Leandro Naso, Carmelo Naso e Giuseppe Pecoraro 4 mesi. I reati contestati vanno dal favoreggiamento alla fittizia intestazione di beni, alla detenzione di stupefacenti. Oltre a Tarantino sono stati scagionati Alessandro Bronte e Sandro Diele, Rosolino Salvatore Albanese, Fabio Bonaccorso, Salvatore Buccheri, Anna David, Paolo Lo Iacono, Andrea Lo Coco, Luigi Miceli e Vito Virzì".

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