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Mafia San Mauro Castelverde

Il colpo al clan di San Mauro e al boss Farinella, tornano liberi tre degli indagati

La convalida dei fermi è avvenuta in varie città d'Italia: il mafioso e suo figlio Giuseppe, così come altri sei, restano in carcere. Le accuse invece non hanno retto per Rosolino Anzalone, Pietro Ippolito e Giuseppe Antonio Dimaggio. Erano stati tutti bloccati martedì con l'operazione "Alastra" dei carabinieri

Otto restano in carcere, ma tre dei fermati nell'ambito dell'operazione "Alastra" dei carabinieri, quella che martedì ha colpito la cosca di San Mauro Castelverde e lo storico boss Domenico Farinella, tornano invece liberi. La convalida del provvedimento è avvenuta in diverse città e sono stati il gip di Termini Imerese, Valeria Gioeli, a disporre la liberazione di Rosolino Anzalone (difeso dall'avvocato Michele Rubino) e di Pietro Ippolito (assistito dall'avvocato Domenico Trinceri), e quello di Vicenza a scarcerare Giuseppe Antonio Dimaggio.

Lo stesso giudice di Termini ha però convalidato il fermo per altri tre indagati, Giuseppe Scialabba, Mario Venturella e Vincenzo Cintura, per i quali ha disposto la custodia cautelare in carcere. Restano in cella anche Farinella (la convalida è avvenuta a Pavia) e suo figlio Giuseppe (l'unico che è comparso davanti al gip di Palermo, Rosario Di Gioia). Il gip di Patti ha invece disposto il carcere per Gioacchino "Iachino" Spinnato e Antonio Alberti. Stessa decisione è stata presa per Francesco Rizzuto, ma dal gip di Trapani.

L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Bruno Brucoli e Gaspare Spedale, ha consentito di ricostruire come il boss Farinella avrebbe continuato a controllare il suo "feudo". Sono emersi anche diversi episodi estorsivi e come, secondo l'accusa, sarebbero state imposte persino forniture di carne a commercianti e imprenditori.

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