Giovedì, 28 Ottobre 2021
Mafia San Giuseppe Jato

Testa di capretto e progetti di morte: quella relazione "proibita" con l'ex moglie del boss

Questi i retroscena dell'operazione Monte Reale che ha portato a 16 arresti. Oltre a minacce e pestaggi, emerge anche l'importanza della marijuana, ormai fonte "vitale" per Cosa nostra

Una testa di capretto davanti alla casa del boss Benedetto Buongusto, su cui era stata conficcata una pallottola da caccia, accompagnata da un biglietto di minacce ("Da questo momento non uscire più da casa perché non sei autorizzato a niente”), seguita da una missione punitiva ai danni dello stesso boss, pestato violentemente con tubi in ferro, e una pistola puntata in bocca a Onofrio Buzzetta, braccio destro di Giovan Battista Ciulla, sono i fatti dai quali emerge chiaramente la tensione interna alle famiglie mafiose di Monreale, in lotta per conquistare il potere. Autori dei due atti intimidatori e dell'aggressione sono infatti Salvatore Lupo e Francesco Balsano, con l’aiuto di Sergio Denaro Di Liberto (il picchiatore “prestato” dai vertici di San Giuseppe Jato). E' quello che emerge nelle pieghe dell'operazione Monte Reale, che oggi ha portato a 16 arresti. 

L'origine delle tensioni interne si cela dietro la nascita di una nuova alleanza a Monreale tra Ciulla, Buzzetta e Buongusto che, tra l'altro, ha aggravato i risentimenti già nutriti anche dai vertici del mandamento di San Giuseppe Jato (Ignazio Bruno) nei confronti di Ciulla, accusato di gestire male gli affari della famiglia di Monreale e di non rispettare le regole mafiose. Tre i "peccati" commessi da Ciulla: aver tenuto per sé i proventi di una estorsione, invece di metterli nelle casse del clan. Ma soprattutto avere avuto una relazione extraconiugale con l'ex moglie di un mafioso mentre quest'ultimo si trovava in carcere e non essersi presentato ad alcuni appuntamenti fissati per discutere della sua gestione della famiglia mafiosa.

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OMICIDIO IN PROGETTO - Le tensioni si acuiscono a partire dal 2014, dopo la scarcerazione di Buongusto, della famiglia di Monreale, al punto che si delineano i contorni per progettare l'omicidio di Ciulla. Quest'ultimo, comprendendo che la sua vita è a rischio, decide di lasciare la Sicilia e di scappare in Friuli Venezia Giulia. La sua fuga porta al summit del 25 febbraio 2015, in un capannone di Domenico Lupo, dove le riunite famiglie di Monreale e San Giuseppe Jato prendono importanti decisioni: viene nominato il nuovo reggente, Francesco Balsano e ci accorda su come punire i componenti del nuovo sodalizio creato da Ciulla.

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I NOMI DEI 16 ARRESTATI

I PROVENTI ARRIVANO DALLA DROGA E DALLE ESTORSIONI - Dall'indagine emerge l'importanza, per le famiglie mafiose, della coltivazione e dello spaccio di droga. E' questo il nuovo modo di fare soldi facili. Nell'agosto del 2015 viene individuata e sequestrata una piantagione di marijuana a Piana degli Albanesi particolarmente estesa: ben 900 le piante presenti, circa 150 chilogrammi netti di droga che, se venduta sul mercato, avrebbe fruttato ben un milione di euro. Arrestati anche le due persone a cui era stata affidata la gestione della piantagione. Oltre alla droga, la mafia continua a fare cassa con le estorsioni. Tra queste, nel corso dell'indagine, ne sono state documentate una a danno della società che gestisce le macchinette dei videopoker nei bar di Monreale, costretta a pagare 500 euro al mese di pizzo alla mafia, e una ai danni di un camionista a Palermo al quale è stato estorto denaro per riavere il suo autocarro rubato.

L'ANALISI DEL COMANDANTE DI STASIO - Secondo le forze dell'ordine dietro queste tensioni interne alle famiglie si celerebbe un segnale di difficoltà della mafia: "C'è una rottura nell'architettura dei clan - spiega il comandante Antonio Di Stasio - c'è difficoltà nell'assegnare la reggenza della famiglia. Al contrario, ho trovato compattezza istituzionale a Palermo per diffondere una cultuta di legalità". (GUARDA LA VIDEO INTERVISTA AL COMANDANTE)

L'OPERAZIONE "MONTE REALE" - Le ordinanze di custodia cautelare emessa dal Gip di Palermo Guglielmo Ferdinando Nicastro su richiesta della Procura distrettuale diretta da Francesco Lo Voi, nell’ambito di un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Francesco Del Bene, Amelia Luise e Siro De Flammineis. Le 16 persone sono accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, nonché lesioni gravi, estorsione, illecita detenzione di armi e di sostanze stupefacenti, tutti delitti aggravati per essere stati commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416 bis c.p. ovvero al fine di agevolare l'attività dell’associazione mafiosa. L’operazione costituisce la prosecuzione delle indagini condotte dal nucleo investigativo di Monreale relative al mandamento mafioso di San Giuseppe Jato che hanno portato, il 16 marzo 2016, nel corso dell'operazione denominata Quattro.zero, all'arresto di numerosi esponenti apicali del sodalizio.

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