Mafia Resuttana-San Lorenzo

Attore e boss, la parabola del pompiere di San Lorenzo: "Uccidetelo, parla troppo"

Giovanni Niosi, comparsa di talento in Blu Notte di Lucarelli e vigile del fuoco, è stato il reggente del clan di San Lorenzo. Destituito dopo essersi attirato le antipatie di alcuni mafiosi, rischiò di essere ucciso. Decisivo l'intervento della cosca di Porta Nuova

Attore, pompiere, boss. Giovanni Niosi, designato due anni fa capo del clan di San Lorenzo, nel 2002 interpretava la parte di uno dei killer della strage di Capaci per la trasmissione Rai "Blu Notte" di Carlo Lucarelli. Niosi era solo una comparsa di talento, un vigile del fuoco con la passione per il cinema. Lucarelli non poteva sapere ma "u pumpieri" - così era chiamato il futuro boss - era in realtà un fedelissimo del capomandamento Salvatore Lo Piccolo. Niosi fu nominato reggente del clan di San Lorenzo dopo gli arresti del blitz Apocalisse del 2014 e poi "rimosso" dall'incarico da lady mafia, Mariangela Di Trapani. La nomina di Niosi fu osteggiata sin dall'inizio da Sergio Macaluso e Pietro Salsiera. L'accusa? Avere patteggiato nel processo “Addio pizzo 5”. Ma più in generale era ritenuto inadeguato e in malafede

"Mai ammettere di fare parte di Cosa nostra": le intercettazioni

Niosi, accettando il patteggiamento, fu ritenuto portatore di un messaggio "pericoloso" lanciato a tutti coloro che stavano scontando pene lunghissime e a tutti quelli che sarebbero stati arrestati in futuro. Per gli altri mafiosi - col suo gesto - aveva implicitamente di far parte dell'organizzazione di Cosa nostra, con la conseguente violazione grave al codice di comportamento mafioso. Macaluso riteneva che "promuovere" Niosi ad un livello più alto dell'organizzazione avrebbe rappresentato una sorta di sgretolamento dei valori dell'associazione, poiché significava premiare chi aveva infranto le regole per ottenere un vantaggio personale. ''Dai libri di scuola si dice mai ammettere di fare parte di 'Cosa Nostra' - dice Macaluso in una conversazione - dai libri di scuola dei bambini già glielo scrivono mai ammettere di fare parte di questa organizzazione".

I nomi degli arrestati

Niosi a un certo punto viene rimosso dall'incarico di capo e declassato a ruoli più marginali. Oltre alla vicenda legata al patteggiamento c'è anche l'accusa di non aver provveduto al finanziamento del detenuto Contino. La decisione di metterlo da parte arriva dopo vari summit delicati. Incontri, riunioni, vertici. Nell'ambito di questo processo decisionale è importante l'intervento di un importante esponente della famiglia mafiosa di Tommaso Natale: si tratta di Francesco Paolo Liga, figlio dell'ergastolano Salvatore detto "Tatuneddu" che si trovava agli arresti domiciliari per motivi di salute. Su Niosi si esprimono anche gli esponenti di vertice degli altri mandamenti cittadini. Il reggente del clan di Porta Nuova, Paolo Calcagno, quando viene a sapere delle iniziative avviate contro Niosi, interviene per bloccare il progetto omicida.

E' il 17 settembre 2015. E' in questo ambito che si inquadra la conversazione ambientale registrata a bordo di una Seat Ibiza tra Macaluso e Domenico Mammi: i due discutono sugli impegni presi con Maria Angela Di Trapani, moglie dell’ergastolano Salvino Madonia. Niosi - a detta di Macaluso - aveva collezionato una serie di fallimenti dando luogo ad altrettante lamentele. Ad esempio aveva voluto dirigere cinque famiglie mafiose che sono appunto: quella di Resuttana, San Lorenzo, Zen, Tommaso Natale e Partanna Mondello. "Cinque barche", si sarebbe vantato Niosi, a dispetto - attacca Macaluso - di una quasi totale assenza sul territorio di Resuttana. 

"A Ballarò ci sono 2 mila putie e pagano tutti...", le intercettazioni

Definito "fango e traditore", viene decisa la "posata" di Niosi. Che aveva anche altre colpe: quelle cioè di non aver parlato direttamente con sincerità con il "vecchio", Vincenzo Di Maio, 70enne boss dell'Acquasanta. E soprattutto di aver confidato fatti estremamente delicati a persone estranee all'organizzazione mafiosa: i destinatari di queste informazioni riservate erano stati un uomo che veniva definito "il carrozzieri' e un uomo che veniva definito l'elettrauto dello Zen.

A loro Niosi aveva rivelato fatti riservatissimi quali: la programmazione di una riunione tra tutti i mandamenti che si sarebbe tenuta a breve; la riscossione da parte della famiglia mafiosa di Cardillo delle estorsioni presso il centro commerciale Conca d'Oro; altri fatti non meglio contestualizzabili riferiti ad un "pacco". I boss pensano di ammazzarlo. Ma l'intervento di Paolo Calcagno stoppa l'omicidio e salva la vita al pompiere con il passato da attore. Si decide così di ridimensionare Niosi. E nel corso di un altro incontro, Vincenzo Di Maio stabilisce una scaletta per esautorarlo, non prima però di essersi "impadroniti delle sue conoscenze". Tra le dinamiche di cui si dovevano impossessare viene esplicitamente citato l'ippodromo di cui Niosi si occupava da tempo per conto di Cosa Nostra: "Deve andare all'ippodromo! Così lo capisce, minchia non deve andare da nessuna parte più".

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