L'asse mafioso Palermo-New York e il ritorno degli "scappati", via al processo per 33

Il 7 luglio si terrà l'udienza preliminare legata al blitz della polizia "New Connection" che l'estate scorsa smantellò il clan di Passo di Rigano e portò all'arresto dei boss Franco e Tommaso Inzerillo. La Procura ha ricostruito gli affari, concentrati soprattutto sulle scommesse, e anche un summit su un gommone

Il summit sul gommone

Via al processo per 33 imputati coinvolti nel blitz "New Connection" di luglio dell'anno scorso, col quale erano finiti in carcere, tra gli altri i boss di Passo di Rigano Francesco e Tommaso Inzerillo ed erano emersi costanti contatti tra Cosa nostra palermitana e Cosa nostra americana. E' anche l'inchiesta che aveva consentito di scoprire un presunto summit fatto su un gommone al largo di Mondello per evitare intercettazioni, ma anche gli affari del clan, tra droga, scommesse e pizzo.
Il 7 luglio, nell'aula bunker dell'Ucciardone si terrà l'udienza preliminare.

Gli imputati

Alla sbarra ci saranno, oltre agli Inzerillo e a Gambino: Filippo Amato, Paolina Argano, Luca Bonafede, Alfredo Bonanno, Giovanni Buccheri, Giovanni Buscemi, Veronica Cascavilla, Santo Cipriano, Francesco Di Filippo, Antonio Di Maggio, Antonino Fanara, Maurizio Ferdico, Rosario Gambino, Thomas Gambino, Antonino Intravaia, Salvatore Lapi, Tommaso La Rosa, Giuseppe Lo Cascio, Antonino Lo Presti, Alessandra Mannino, Alessandro Mannino, Gaetano Maranzano, Benedetto Gabriele Militello, Fabio Orlando, Carmelo Padellaro, Antonino Pezzino, Rosalia Purpura, Gaetano Sansone, Giuseppe Sansone, Giovanni Sirchia e Giuseppe Spatola.

Il ritorno degli "scappati"

L'inchiesta della polizia è stata coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise, Giovanni Antoci e Francesco Gagliardi ed era appunto incentrata sul ritorno degli "scappati", ovvero di quei clan perdenti della seconda guerra di mafia, in parte sterminati dai Corleonesi di Totò Riina e in parte costretti a rifugiarsi negli Stati Uniti.

"Niente lenzuolo per Falcone"

Tra i retroscena - non rilevanti penalmente ma utili per capire il contesto - era emerso per esempio che la nipote di Franco Inzerillo, detto "u truttaturi", il 23 maggio del 2018, in occasione della commemorazione della strage di Capaci, si sarebbe rifiutata di appendere un lenzuolo bianco: "A chi li abbiamo mai appesi i nosti morti? In quale balcone?", diceva infatti.

"Chiamiamo Barbara D'Urso"

La moglie di Tommaso Inzerillo, invece, si sarebbe sentita ferita da ipotetiche notizie false sulla sua famiglia e sosteneva in un'intercettazione che avrebbe voluto chiamare la trasmissione di Barbara D'Urso per difendersi pubblicamente: "Sbagliamo noi che non ci difendiamo - affermava la donna - c'è da chiamare Barbara D'Urso, ti giuro, di andarci in televisione... e dire: 'Ma pure noi siamo per la legalità!'".

La pistola per il bimbo di 2 anni

Sempre per avere un'idea del contesto, rilevante era anche un'intercettazione di Giuseppe Spatola, genero di Tommaso Inzerillo, che sosteneva di dover mettere in mano una pistola al figlio di appena 2 anni: "A 2 anni gli devo mettere il 38 (cioè la calibro 38, ndr) in mano... Appena ha la forza nel dito, prende e caffudda". Un'intenzione che veniva espressa dall'imputato sempre il 23 maggio del 2018, giorno dell'anniversario della strage in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie, il magistrato Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta.

Le fibrillazioni per l'omicidio di Frank Calì

Gli inquirenti - a riprova degli stretti contatti tra fra le due sponde dell'Atlantico - avevano anche documentato le fibrillazioni a Passo di Rigano dopo l'omicidio di Frank Calì, alias "Frankyboy", nipote acquisito di Tommaso Inzerillo, avvenuto il 14 marzo dell'anno scorso a New York. Il clan palermitano era pronto ad avviare proprie indagini per scoprire i responsabili, anche perché "Frankyboy", secondo l'accusa, avrebbe anche finanziato diverse attività in città.

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La sala slot al posto di "La Rosa Sport"

Per avere invece un'idea degli affari sui quali avrebbe puntato il clan, interessante era la parte dell'inchiesta dedicata alla realizzazione di una grande sala scommesse al posto dello storico negozio "La Rosa Sport" di via Liszt, vicenda per cui sono imputati l'ex titolare, Tommaso la Rosa, Spatola, Militello, Bonafede e lo stesso Tommaso Inzerillo. Un "posto all'americana, una casinò texano, una cosa di poker e tutte macchinette", una sala slot "con la tessera e con 40 televisioni, che come sta venendo non ce ne sono a Palermo", una "cosa spettacolare", così la immaginava Spatola. Che aggiungeva che per l'inaugurazione avrebbe voluto "sushi, ostriche, modelle, Anna Falchi, Mara Venier, Belen, vediamo chi possiamo annagghiare".

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