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Lunedì, 4 Luglio 2022
Mafia Partinico

Ricotta, arance e capretto: ecco i regali dei boss per pagare i servizi della "talpa" al Pagliarelli

Il retroscena dell'operazione "Gordio" che ha smantellato il clan di Partinico: Santo Calandrino, agente penitenziario nel carcere, avrebbe indicato la presenza di microspie e anche permesso ad alcuni detenuti di comunicare con l'esterno. In cambio avrebbe ottenuto pure una tuta e un giubbotto di una squadra di calcio locale, melograni e benzina scontata

Un capretto per Pasqua, qualche melograno, una cassa d'arance, tre chili e mezzo di ricotta, una tuta e un giubbotto come quelli utilizzati da una squadra di calcio di Partinico, il lavaggio della macchina assicurato una volta al mese: sarebbero questi i "regali" coi quali Santo Calandrino, 55 anni, agente della polizia penitenziaria in servizio al Pagliarelli, ma originario di Alcamo, si sarebbe fatto comprare dai boss. Piccoli "pensieri" in cambio di preziose informazioni (come la presenza di microspie), ma anche di messaggi da veicolare all'esterno del carcere o, banalmente, per consegnare "cartoline" di auguri e olio a qualche detenuto. E' uno dei retroscena dell'inchiesta "Gordio" messa a segno stamattina dai carabinieri e con cui è stato smantellato il clan di Partinico. Calandrino, la presunta "talpa", è finito agli arresti domiciliari per corruzione.

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"L'agente a disposizione di Giuseppe Tola e Francesco Nania"

Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Bruno Brucoli, Dario Scaletta e Alfredo Gagliardi, che il gip Lirio Conti, in quasi duemila pagine di ordinanza ha ritenuto fondata, Calandrino sarebbe stato "una risorsa per Giuseppe Tola, che poi lo avrebbe messo a disposizione anche di Francesco Nania, arrestato per mafia in un'altra operazione, "Game over". Gli investigatori hanno registrato una serie di incontri e di telefonate tra gli indagati che documenterebbero il rapporto tra i tre e la presunta infedeltà del poliziotto della penitenziaria.

"L'intervento dopo le rivelazioni del pentito"

Il 23 gennaio del 2018, per esempio, sarebbe avvenuto un incontro nell'agenzia immobiliare di Tola, in via Principe Umberto a Partinico, al quale avrebbero preso parte sia Nania che Calandrino. Sarebbe stato proprio Nania a chiedere l'intervento dell'agente per avviare delle comunicazioni con il detenuto Francesco Lo Iacono, 41 anni, appena finito in carcere dopo le rivelazioni del pentito Sergio Macaluso. Nania sarebbe stato particolarmente preoccupato della vicenda, tanto da dire: "Io già sono terrorizzato".

"Siamo amici, ora lo chiamo e vediamo"

Tola si sarebbe messo a disposizione cercando l'agente al telefono: "Siamo amici - diceva di Calandrino - quindi, me ne sto fottendo, io ora lo chiamo e vediamo se è là". Nania sarebbe stato agitato perché durante l'arresto di Lo Iacono sarebbe stato trovato anche un biglietto aereo per la Germania a suo nome: un viaggio che i due avrebbero dovuto fare a breve insieme. Nania chiedeva quindi ragguagli il giorno successivo a Tola: "Notizie ne hai?" e Tola: "No, l'ho chiamato, lo dovrei vedere oggi più tardi viene, gli vado a dire per telefono?". Poi sarebbe avvenuto l'incontro tra i tre, ma i carabinieri hanno intercettato la fase successiva, quella in cui a bordo di una macchina, mentre girano per Partinico, Tola avrebbe fatto le sue proposte per "sdebitarsi" dei servizi a Calandrino.

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"Lavaggio pagato ogni mese, te li do io 120 euro"

Si parla per esempio del "lavaggio mensile dell'auto - come si legge nell'ordinanza - che un terzo non identificato si impegnerebbe a pagare un importo superiore a 100 euro". Tola dice infatti a Calandrino: "E allora ce lo dobbiamo dire prima a quello, poi dice: 'Lavaggio pagato ogni mese', 120 euro ti do e ogni mese ti deve lavare la macchina, tutti, oh tutti ogni mese, macchina lavata, lo fai scendere, ci dici: 'Mi dia la macchina qua Dio cornuto', la macchina lavata ogni mese 'ma perché lo voglio bene, io ce lo faccio non è perché io, perché come un fratello, ma vero come un fratello, non è che dire io, qua, rispetto... che minchia me ne importa degli altri'... Te li mando io 120 euro una volta la mese al lavaggio, lo chiami e dici: 'Dove sei? Che ci prendiamo un caffè', pigli e la fai lavare, una volta al mese!".

"Se hai bisogno di nafta me lo puoi dire..."

Tra i regali ci sarebbe stato anche "l'acquisto di carburante ad un prezzo inferiore a quello di mercato da parte di un terzo non identificato (verosimilmente un venditore ambulante di frutta) che già provvedeva a rifornire di carburante Tola". Questi nelle intercettazioni dice all'agente penitenziario: "Lo sai chi ti manda a salutare, Santinè? Quello dei meloni.... dice: 'Se ha bisogno di nafta me lo puoi dire, me lo dici che io, viene a prendere qua, a quanto gliela dò a te gliela do a lui', ci dissi: 'Qualche volta che andiamo così, ci facciamo il pieno'".

"Ti porti una cassa di arance, ti mangi queste!"

Tola avrebbe offerto anche "la consegna gratuita di una cassa di arance che Calandrino avrebbe potuto a sua volta dare ai propri figli". Tola afferma: "Se no ti porti le arance, Santì! Una cassa di arance!", ma l'agente risponde: "Macché, non voglio niente!", e Tola: "Ti mangi queste, le arance sono buone, queste di Ribera sono! E i mandarini! Appena ti mangi questi mandarini, pieni ad uovo, e questi devi prendere Santì! Poi i ragazzi... ma poi tuo figlio due metri è!".

"Mi faccio dare un secchiello di ricotta e te lo porto"

Altra proprosta sarebbe stata la "consegna gratuita di un quantitativo di ricotta pari a tre chili e mezzo del quale Calandrino accetta la promessa". Tola dice all'agente: "Santì, ti devo fare mangiare una cosa, devo fare mangiare cannoli con quella ricotta di mio cugino, te ne faccio dare... io per un amico mio, eh Santino, ma la fine del mondo! Ma ricotta la fine del mondo, già pronta e buona lo capisci? Già lui ha tutto pronto... Mi faccio dare un secchiello e te lo porto a casa... tre chili e mezzo di ricotta... Nel frigorifero non hai dove metterlo?".

Il giubbotto e la tuta della squadra di calcio

L'offerta che però sembra maggiormente interessare l'agente è quella di procurargli una tuta e un giubbboto di una squadra di calcio locale: "Ci dissi a quello: 'Portami questa tuta che la devo regalare'...", diceva Tola. E aggiungeva: "Chiamo a quello e gli dico: 'Portaci pure il coso a quel ragazzo', il giubbotto, lo sai quello da giocatore quello che si mettono... Devo fare avere una cosa a tuo figlio, a piumino, parola d'onore, ce lo faccio avere subito, ma nuovo, mai messo, che fa scherzi? Appena te lo do tu dici: 'Minchia che bello, bellissimo'". Calandrino allora chiedeva: "Ma di che colore è? Ma nero è?" e Tola: "Qua del Partinico, con la scritta... tutto nero a piumino". Effettivamente Tola avrebbe poi subito contattato la persona, che lavorava per la società calcistica dilettantisca di Partinico, che doveva fornire il giubbotto: "Lo hai preso quel giubbotto? Non dovevi prendere?", chiedeva.

"E' arrivato mio figlio? Fammi sapere dov'è"

Nell'ordinanza si legge che "plurime sono le conversazioni nel corso delle quali Tola richiede la collaborazione di Calandrino per la gestione di problemi legati allo stato di detenzione del figlio prima e del fratello poi". Il 15 novembre 2017 Tola chiama per esempio l'agente in seguito all'arresto del figlio: "Ascolta qua - gli dice- vedi che se lo stanno portando ora" e poi chiede: "E' arrivato? Fammelo sapere dov'è hai capito?" e Calandrino: "Non posso entrare, però a posto già". Il giorno dopo Tola reiterava la richiesta: "Domani per chi sai me lo dici dov'è che è?".

"Voglio fare arrivare quest'olio sabato..."

I carabinieri hanno poi documentato un incontro tra i due il 2 marzo 2018, al termine del quale Tola affermava: "Io ti chiamo e poi magari perché... siccome ci voglio arrivare sabato, se io ti do quest'olio...". Olio - dicono gli inquirenti - che l'agente avrebbe dovuto consegnare al figlio dell'indagato. Calandrino a quel punto si sarebbe informato dei suoi "regali", chiedendo della tuta e del giubbotto e Tola risponde: "Ce l'ho a casa, quando vieni poi te la prendi e te la porti, nuova mai messa".

"Non ti scordare di portare queste cartoline..."

Ma Tola avrebbe anche chiesto a Calandrino, il 24 marzo successivo, di consegnare delle "cartoline", nel periodo vicino a Pasqua, al fratello in carcere: "Non ti scordare di dargli queste cartoline" diceva infatti all'agente, questi avrebbe manifestato delle difficoltà per via di un collega: "Solo che quello appena vede queste cartoline di qua e dice: 'Ma che minchia è?'". E Tola gli avrebbe detto come rispondere: "Lo dici a lui e hai chiuso! 'Pigliati questo!' e gli dici 'Buona Pasqua' e non rompere i coglioni".

Le microspie: "Mi è stato detto, sanno tutte cose..."

Calandrino, secondo la Procura, avrebbe anche fornito a Tola indicazioni sulla presenza di microspie: "Lo so, non c'entra niente con quelle cose, li misero pure all'interno e all'esterno, queste qua sono, perché devono togliere le guardie delle sentinelle", diceva e aggiungeva: "Mi è stato detto, sanno tutte cose, no, no, no, hanno messo... hai capito? L'investigativo c'è là... Mi ha detto: 'Non andare perché sono cazzi...'. Dopo la rivelazione sulla presenza di microspie, Tola avrebbe offerto un altro regalo, un capretto: "D'altronde tu - diceva a Calandrino - non devi sempre venire per il capretto? O lo porto io, che c'è problema?".

"Mi servono un paio di melograni"

L'agente, per l'accusa, avrebbe anche avuto la funzione di "garantire le comunicazioni del detenuto Vincenzo Tola con esterni alla struttura carceraria" e si fa riferimento a un'intercettazione in cui si afferma: "Per questo a to frate ci dissi deve prendere nelle mani lei, le cose qua, ci deve mettere pitino-trattino". Infine, il 4 agosto del 2018, sarebbe stato l'agente a chidere a Tola dei melograni: "Un paio me ne servono, non è che..." e Tola: Te li faccio avere la settimana che entra". 
 

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