Venerdì, 14 Maggio 2021
Mafia

La difesa del boss di Pagliarelli: "Sono solo un imprenditore che cerca di lavorare"

Solitamente i capimafia si avvalgono della facoltà di non rispondere, ma Giuseppe Calvaruso ha invece deciso di respingere le accuse: "Le persone con cui sono stato visto sono miei amici d'infanzia, conosco Settimo Mineo, è anziano e gli voglio bene". Il giudice ha convalidato il fermo solo per lui

"Sono pronto a parlare anche per tutta la giornata", così avrebbe detto al gip Piergiorgio Morosini il boss di Pagliarelli Giuseppe Calvaruso, fermato il giorno di Pasqua dai carabinieri, appena ritentrato dal Brasile dove si era trasferito alla vigilia del lockdown dell'anno scorso. Un atteggiamento ben diverso rispetto a quello che assumono di solito capimafia e picciotti, che scelgo quasi sempre di avvalersi della facoltà di non rispondere. Calvaruso ha deciso invece di respingere le accuse 
spiegando di non c'entrare nulla e di essere "un imprenditore e ho solo lavorato".

Il giudice ieri dopo gli interrogatori ha convalidato il fermo - che può essere emesso solo se c'è un concreto pericolo di fuga - soltanto per Calvaruso. Per Giovanni Caruso, Silvestre Maniscalco e Francesco Paolo Bagnasco, bloccati anche loro con l'operazione "Brevis", il gip ha invece rimarcato che "gli inquirenti avevano a disposizione tutti gli elementi sin dal luglio 2020 e in otto mesi non hanno mai ritenuto di dover intervenire con urgenza" e non ha dunque convalidato il provvedimento. Ha poi deciso di applicare il carcere solo a Calvaruso e di concedere i domiciliari agli altri (per Caruso, che ha il Covid ed è in isolamento nella sua abitazione, è stata la stessa Procura a chiedere questa misura per motivi di salute). Infine ha diposto la liberazione di Giovanni Spanò, ritenendo insussistente sia il pericolo di fuga che i gravi indizi di colpevolezza.

La difesa del boss

Calvaruso, che è difeso dall'avvocato Michele Giovinco, ha deciso di fornire una sua versione dei fatti al gip. Non ha negato - era impossibile oltre che insensato - le precedenti condanne per mafia, ma ha voluto chiarire che "da diversi anni sono imprenditore e lavoro". Ha spiegato che tutti i personaggi coi quali il procuratore aggiunto Salvatore De Luca ed i sostituti Federica La Chioma e Dario Scaletta gli contestano di essersi incontrato sarebbero "amici sin dall'infanzia" oppure persone con le quali ha trascorso periodi in carcere e con le quali "è nata una bella amicizia". Anche con il vecchio boss Settimo Mineo che "è anziano e a cui voglio bene", il legame sarebbe risalente nel tempo. Per la Procura, Calvaruso avrebbe preso proprio il posto di Mineo a capo del mandamento. Ed è un'accusa che il gip ha ritenuto fondata.

Calvaruso ha poi sostenuto che "il titolare del ristorante 'Carlo V', Giuseppe Amato, è un mio carissimo amico" e non vi sarebbe alcuna intestazione fittizia secondo l'indagato, come non ci sarebbe per la "Edil Professional srls", di "cui sono socio al 50 per cento", ha chiarito il boss. Che ha anche rimarcato: "Sono stato a Rimini, in Brasile, se avessi avuto qualcosa da temere non sarei certamente tornato a Palermo". Le sue spiegazioni non hanno convinto il giudice, che ha deciso di lasciarlo in carcere.

Tuttavia per alcuni capi d'accusa, il gip non ha ravvisato i gravi indizi di colpevolezza a carico di Calvaruso, nello specifico per l'intestazione fittizia di tre unità immobiliare di vicolo Castelnuovo e anche in relazione alla presunta "tentata estorsione ai danni del procuratore di un potenziale committente di lavori di ristrutturazione di due compendi immobiliari a Palermo e Misilmeri, ossia l'uomo d'affari di Singapore Chong Meng Lai". Scrive il giudice nell'ordinanza che in questo caso "le risultanze indicate dal pm appaiono inidonee a dimostrare la stessa esistenza dei fatti contestati".

Regge l'accusa di mafia

Per il gip sussistono i gravi indizi di colpevolezza per 416 bis sia per Calvaruso che per Caruso: "Calvaruso ha assunto il ruolo di reggente del mandamento di Pagliarelli dopo l'arresto di Settimo Mineo risalente al dicembre 2018 - scrive - tenendo i rapporti con i famigliari dei detenuti riconducibili all'associazione mafiosa, provvedendo ai bisogni materiali di questi ultimi e delle loro famiglie, nonché svolgendo un ruolo di coordinamento delle attività criminali. Inoltre, l'alter ego di Calvaruso è Giovanni Caruso, impegnato in prima persona nella distribuzione delle somme destinate ai famigliari dei detenuti e nella gestione operativa della attività criminali dietro indicazioni del reggente Calvaruso".

La liberazione di Spanò

Nel presunto tentativo di estorsione sarebbe coinvolto secondo l'accusa anche Giovanni Spanò (difeso dall'avvocato Filippo De Luca), che invece il gip ha deciso di rimettere in libertà. Dalle intercettazioni tra l'indagato e la presunta vittima dell'estorsione "se da una parte si dimostra l'interesse di Calvaruso verso un flusso di capitali provenienti da investitori residenti nella città-Stato di Singapore, che giustifica una miriade di contatti emersi nel corso del 2019, dall'altra non evidenzia un modus operandi di quest'ultimo dai connotati estorsivi quanto piuttosto una volontà di realizzare un programma di investimenti immobiliari in una prospettiva lunga e connotata da reciprocità di favori". Inoltre "non paiono emeregere minacce di Spanò alla vittima per costringerla a fare la sua parte nell'assicurare determinati lavori alla Edil Professional, quanto piuttosto il tentativo di pianificare iniziative comuni soppesando i pro e i contro, in prospettiva di reciprocità di favori tra uomini d'affari ancorchè intrisi di mentalità mafiosa" e la vittima peraltro non si mostra "per nulla intimidita", dice il gip.

"L'ordine pubblico di Cosa nostra"

Nell'ordinanza il giudice sottolinea che "la risposta degli uomini di Cosa nostra conferma una sorta di ruolo di gestione dell'ordine pubblico riconosciuto sul territorio ai componenti del sodalizio mafioso, nonostante la dura repressione attuata in questi ultimi trent'anni nei confronti dei membri dell'organizzazione criminale, a riprova del fatto che quel sodalizio rappresenta tuttora un ordinamento che contende allo Stato il monopolio della violenza in certi territori". Ma anche che "gli accertamenti dei carabinieri del Roni dimostrano l'attualità del pervasivo controllo esercitato da Cosa nostra anche su soggetti dediti alla consumazione di reati predatori, la cui azione criminale in danno di attività commerciali deve essere preventivamente autorizzata secondo rigide regole di ripartizione delle zone di influenza mafiosa".

Pericolo di fuga di Calvaruso

Il giudice ha deciso di convalidare il fermo soltanto per Calvaruso per via della "particolare mobilità a livello internazionale, come provano i reiterati viaggi dall'Italia a Singapore fino al Brasile, da cui si evince la possibilità per l'indagato di beneficiare dei suoi numerosi contatti all'estero per sottrarsi ad eventuali misure limitative della libetà personale". Inoltre "la sussistenza di una precedente esperienza di latitanza, la frenetica mobilità sul territorio nazionale, l'esistenza di contatti all'estero, la fissazione di una stabile residenza in una Paese extraeuropeo e da ultimo la facilità con la quale Calvaruso riusciva a programmare il suo rientro in Italia malgrado le stringenti misure di contenimento della pandemia in corso, sono tutti elementi concreti e specifici dai quali è dato desumere l'attualità del pericolo che, se non fermato, Calvaruso possa sottrarsi ad eventuali misure limitative della sua libertà personale".

Fermo non convalidato per gli altri indagati

Il gip ha ritenuto insussistente il pericolo di fuga per Caruso, Maniscalco (difeso dall'avvocato Debora Speciale) e Bagnasco e sufficienti in tutti e tre i casi gli arresti domiciliari. Su Caruso scrive nell'ordinanza che "gli organi inquirenti hanno colto tutti i contormni della condotta contestata a Caruso sin dal luglio del 2020, senza tuttavia mai ravvisare, nell'arco di ben otto mesi, i motivi di intervenire d'urgenza al fine di evitare fughe o latitanze dell'indagato". Per Maniscalco e Bagnasco, a cui sono contestati soltanto i reati di lesioni e sequestro di persona aggravati, risalenti al settembre del 2019, il giudice fa la stessa considerazione. Inoltre Maniscalco "è incensurato e dopo l'episodio del settembre 2019 non si registrano altre condotte di rilievo penale, ciò denotando l'occasionalità della condotta" e per Bagnasco rimarca "l'unicità della condotta aggravata dal 'contesto mafioso', ma anche l'occasionalità dell'illecito, propiziato dalle due rapine subite dal suo esercizio commerciale, nonché il ruolo marginale nell'organizzazione e gestione della spedizione punitiva".

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