Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Mafia

Gli affari del boss Calvaruso nell'edilizia: "Grazie a questo amico ho appaltato 10 putìe"

Con la "Edil Professional Srls" secondo i carabinieri l'indagato avrebbe realizzato importanti lavori in città. Sarebbe stato un noto imprenditore ad affidargli la ristrutturazione di punti di vendita di varie catene commerciali, uno anche al "Conca d'Oro". "Noi con te vogliamo creare un impero..."

Formalmente sarebbe stato soltanto un dipendente, ma in realtà - sostiene la Procura - il boss di Pagliarelli Giuseppe Calvaruso sarebbe stato il vero titolare della "Edil Professional Srls", una ditta edile che sarebbe stata intestata a prestanome e con la quale l'indagato avrebbe fatto lavori importanti in città e parecchi soldi: "C'è questo amico mio dove debbo andare adesso che aveva un bel po' di negozi da fare, mi ha detto: 'Fammeli tu i negozi'. Minchia, gli ho detto: 'Deve essere per forza?', dice: 'Sì, me li devi fare tu i negozi', ho appaltato queste dieci putìe... Yamamay, Hessian, due Wycon ho fatto", diceva lui stesso in un'intercettazione.

I tormenti del boss: "Non dorme da giorni"

Gli affari di Calvaruso, fermato il giorno di Pasqua al suo rientro dal Brasile, emergono dall'operazione "Brevis" dei carabinieri, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Federica La Chioma e Dario Scaletta. Oltre alla gestione occulta del ristorante "Carlo V" di piazza Bologni, dice l'accusa, dal 2014 l'indagato - che è geometra - si sarebbe reinserito nel settore dell'edilizia. Avrebbe realizzato diversi punti vendita di note catene commerciali, uno anche all'interno del centro "Conca d'Oro". Ad affidargli questi lavori sarebbe stato un noto imprenditore, fratello di un uomo ritenuto affiliato al clan di Resuttana. Naturalmente le aziende committenti non sarebbero state a conoscenza di questo contesto mafioso.

Il punto vendita al "Conca d'Oro"

Il primo marzo del 2018 Calvaruso riceveva la chiamata di una referente di Yamamay per i lavori nel negozio all'interno del centro commerciale dello Zen. "Buonasera, chiamo dalla Inticom Yamamay, mi ha dato il suo numero (e fa il nome dell'imprenditore, ndr), la contatto perché magari le hanno anticipato, dovremmo rinnovare un punto vendita Yamamay nel centro commerciale Conca d'Oro, allora se voi siete disponibili a fare le opere interne, io le invierei una mail, con la bozza del progetto, in modo che avete già in mano qualcosa, con una serie di richieste di documentazione che lei saprà già, Durc e queste robe qui... La volontà è di iniziare le opere civili lunedì". E Calvaruso: "Dico oggi siamo a giovedì sera, spero non sia perentorio il termine, no? Diciamo che è ordinatorio... Possiamo fare tutto... Ci aggiorniamo domani".

"Le mette in pagamento le fatture?"

I lavori sarebbero stati eseguiti, anche con il ricorso a un operaio in nero, secondo la Procura, tanto che il 16 aprile 2018 Calvaruso si preoccupava del pagamento e chiedeva alla referente della catena di intimo: "Dottoressa, può farle mettere in pagamento le fatture come eravamo rimasti, grazie". I carabinieri hanno individuato il bonifico che riporta la cifra di 42.755,37 euro. Qualche mese dopo, ad ottobre, il centro commerciale chiedeva dei documenti e ripartiva un giro di telefonate tra il boss e la donna: "Ma - diceva Calvaruso - cosa vogliono, cosa vogliono, cosa vogliono? Abbiamo già fatto tutto, questo percorso che serviva per il fine lavori...".

La ristrutturazione dell'immobile in via Maqueda

Con la "Edil Professional" il boss si sarebbe anche occupato della ristrutturazione di un immobile di via Maqueda. "Perché io ci terrei - diceva la proprietaria all'indagato - che lo faccia lei il lavoro, giusto?". Il cantiere sarebbe stato effettivamente affidato alla ditta riconducibile a Calvaruso, ma il 16 ottobre 2019 sarebbe spuntato un intoppo: "Era stato riscontrato un problema strutturale all'immobile che aveva comportato - scrivono i carabinieri - l'immediata sospensione dei lavori". Intanto erano stati emessi anche in questo caso due bonifici da 5.500 euro e da 14.210,67 euro.

Il cantiere in via Placido Rizzotto

Il boss si sarebbe occupato anche della ristrutturazione di un immobile in via Placido Rizzotto: "Il preventivo quello è - diceva Calvaruso a Giovanni Caruso - per la realizzazione del corpo scala, sì, già scontato, cose, e siccome qua c'è 2 mila euro di spese... Chiudetela a 7 mila euro". I carabinieri hanno trovato due bonifici in relazione a questo cantiere: uno da 4.880 eruo e uno da 5 mila euro.

Il retroscena: il boss, il ristoratore e la escort

"Ho gli operai da pagare"

A dimostrazione poi che Calvaruso non sarebbe stato un dipendente della "Edil Professional", ma il titolare ci sono non solo delle intercettazioni in cui commissiona i biglietti da visita per la ditta, ma anche conversazioni in cui si preoccupa del pagamento degli operai: "Io ho preso impegni sopra a quello che mi dici tu, ho l'idraulico da pagare, i piastrellisti da pagare, un altro acconto lo devo portare... Io così vado a sbattere la faccia al muro solo, perché quando gli dico alle persone ci vediamo martedì e oggi è martedì e con la mattinata iniziano a chiamarmi, che devo dire io? Ho difficoltà serie, significa che non mi posso distrarre più dagli altri cantiere perché c'ho un cantiere bloccato dove avanzo pure una valanga di soldi, con gli altri abbiamo cercato almeno di pagare gli assegni agli operai, io non mi porto un centesimo a casa...".

Il ristorante "Carlo V" e il fatturato quadruplicato

Per quanto riguarda invece il ristorante "Carlo V", gli investigatori rimarcano che sarebbe stato con l'ingresso occulto di Calvaruso nell'azienda del formale titolare, Giuseppe Amato, che l'attività avrebbe iniziato a crescere significativamente: "Nel 2017 si registrava un decisivo incremento degli utili, visto che l'impresa passava dal dichiarare un reddito netto di 16.415 euro nel 2016 e di 71.578 nel 2017. Si verificava dunque - si legge nel fermo - un imponente incremento dei volumi d'affari della ditta e conseguentemente aumentavano anche i dipendenti di Giuseppe Amato, da 5 nel 2016 a 9 nel 2017 fino ai 21 del 2018".

"Insieme a te vogliamo creare un impero"

E i fratelli Amato avrebbero avuto grandi progetti, tanto che uno di loro, il 28 febbraio 2017, diceva a Calvaruso: "Peppe, infatti, quello che vogliamo fare insieme a te casomai, pure, è creare, creare veramente un impero! E poi consolidarlo e campare di rendita" e il boss replicava: "Ci sono tutte le prerogative". Riprendeva l'altro: "Come si dice, squadra che vince non si cambia! Praticamente noi dovremmo conservare i soldi di questa miniera che ci ha lasciato mio nonno e praticamente se è il caso costruire altre situazioni e questo mai abbandonarlo".

"Ti metti alla cassa"

Per la Procura il ristorante di piazza Bologni sarebbe stato in realtà di Calvaruso che qualche volta si sarebbe persino messo alla cassa: "Però se vieni solo è meglio cioè in senso che mi dai una mano se poi vengono, ti metti alla cassa e mi dai una mano", gli chiedeva infatti Amato.
 

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