Le estorsioni tra la Noce e Cruillas: "Il pizzo si paga per educazione e per cortesia"

Dall'inchiesta "Padronanza" emerge come i boss si sarebbero presentati sempre con modi garbati per pretendere "regalini" dagli imprenditori. Per chi non pagava però non sarebbero mancate bottiglie incendiarie e attentati. Il caso della donna terrorizzata: "Stavano salendo dal balcone di casa mia"

Un frame di un'intercettazione

Il pizzo preteso “per educazione” e “per cortesia”. “Regalini” che andavano fatti ai boss della Noce e di Cruillas, nonostante le difficoltà economiche, anche perché altrimenti si sarebbero utilizzati metodi molto più drastici. Come emerge dall’operazione “Padronanza” della Squadra mobile, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Vincenzo Amico, per chiedere la “messa a posto” i mafiosi si sarebbero presentati quasi sempre con modi garbati e comprensivi, invocando la causa degli “arrestati” da mantenere, ma non avrebbero ammesso alcun tipo di resistenza. Nessuna delle vittime dei 5 episodi estorsivi documentati dall’inchiesta ha denunciato, segno che i “modi” degli indagati sarebbero stati fin troppo convincenti.

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"Un regalino per gli arrestati"

A maggio del 2017, Biagio Piranio avrebbe chiesto “un regalino” per “aiutare gli arrestati” a due imprenditori, padre e figlio, che stavano sistemando un cornicione in un condominio di via Inserra. Ecco le sue parole: “Una cosa semplicissima, se voi ritenete che ci si può fare qualche regalino al paese, glielo fate… Se non ci si può fare non è successo niente, tutto qua… Hai preso assai per il lavoro?” e l’imprenditore spiegava: “Io sono amico con l’amministratore, hanno sempre avuto questo problema di questi cornicioni che gli sono caduti, ci sono state troppe denunce per il fatto che sono cadute queste cose e l’ho aiutato. Tutto il lavoro complessivo di tutto il cornicione è 48 mila euro, 47.300 euro e ci sono 20 mila euro di ponteggio… Perché è tutto a girare, due verande devo fare e i picciuli li prendo fino a dicembre, questo è il mio problema, perché il ponteggio lo devo pagare...”.

"Si possono far avere qualche 500 euro"

Piraino proponeva: “Se tu ritieni che si ci possono fare avere qualche 500 euro, magari per questi arrestati là,  se no tu dici: ‘Io non glieli posso dare’ e non è successo niente. Perché gli ho detto: ‘E’ una cosa mia’”. L’imprenditore però rimarcava: “Fossimo fuori borgata, siamo d’accordo, ma dentro la borgata, nati qua e per annagghiare questo lavoro siamo stati morti di fame, perché siamo morti di fame… Con il cantiere che mi chiusero a me” e il figlio aggiungeva: “Il camion u futtiero, tutte cose si futtiero… Non l’ho trovato più, se l’è mangiato la terra….”. Riprendeva il padre: “Al momento opportuno, ho la possibilità, non ci sono...” e Piranio: “Se c’è la possibilità, se hai il problema non glieli possiamo dare, non succede niente, non ti preoccupare...”.

"Non serve la schiumazza"

Dall’intercettazione si capisce che gli imprenditori avevano già ricevuto una minaccia chiara, ritrovando una bottiglia incendiaria nel cantiere: “Queste vergogne sono, di più per i cristiani stessi… Io arrivo là con gli operai, minchia hanno alzato la bottiglia...” e Piranio: “Si fa solo schiumazza… Non c’è bisogno di fare queste cose”. Per i pm “emerge la determinazione e l’abilità con cui Piranio mascherava l’arroganza della richiesta con la presunzione di stare agendo per una giusta causa, alla quale le vittime erano chiamate a contribuire”.

"Devi pagare per educazione"

Il 23 agosto 2017 sarebbe stato Francesco Di Filippo a pretendere il pizzo sull’affitto di un terreno da parte di un carrozziere. Questi si giustificava subito: “La vendita era qualche 200 mila euro, me ne sono andato in banca, sono stato un anno, ma se non mi fanno il mutuo eravamo rimasti che io me l’affittavo, perché questi picciuli… C’era messo il ‘si vende’ davanti alla porta, non è che me lo ha portato nessuno, capisci che ti voglio dire? Non è che dici: ‘Talè ma quello te l’ha portato e tu non dici niente’”. E Di Filippo stigmatizzava: “Sì, però dico, per educazione… E’ per educazione, non è che hanno detto...” e l’altro ribatteva: “Perché io sono abituato, lo so che siete di là... Ma ‘sta cosa, siccome fu pubblica perché c’era il cartello di ‘vendesi’, non è che io… Ci sono un sacco di soldi da uscire...”. Insisteva l’indagato: “Io per te tiro, ci fai un regalo a iddu, gli ho detto: ‘Stretto, stretto, stretto, stretto, stretto… cento’, però glielo devo dire… Io tiravu per te!”.

"Ce li teniamo tranquilli"

Il carrozziere spiegava quindi tutti i suoi problemi: “Devo fare il contratto dell’acqua, della luce, ora ho pure questo lavoro di muratura… In questo momento non lo posso fare”, ma Di Filippo non cedeva: “Lo so, lo so, gliel’ho detto… Appena vuoi iniziare i lavori, poi per questo… Gliel’abbiamo fatta a regalino, a livello di regalino…”. Quindi il carrozziere acconsentiva: “Va bene, gioia mia, minchia non lo so, mi stai dicendo cose… che io faccio bile perché starei lavorando, starei guadagnando, ma io neanche posso farci il contratto dell’acqua, dobbiamo scavare, mi devono portare l’acqua e già parliamo di uscire… Intanto vai e gli dici di stare tranquillo…fatemi lavorare...”. Concludeva l’indagato: “Ce li teniamo tranquilli, essendo un regalo, sto venendo io, vi dico che è un amico nostro… Tu fatti i lavori… Se tu vuoi fare, io corro, mi metto a disposizione…. Ma glielo diciamo per correttezza”. Il carrozziere qualche tempo dopo avrebbe consegnato 700 euro.

"Questo deve abbuscare"

Il titolare di una ditta edile avrebbe cercato, secondo Di Filippo, di fare il furbo e di non pagare il pizzo dopo aver dato dei lavori in subappalto. L’indagato rimproverava Vincenzo Runfolo, che non avrebbe recuperato i soldi facendogli fare una brutta figura: “Amore mio, buongiono, ma me lo vuoi far sapere chi è questo di qua che deve abbuscare? Ormai mi ha rotto i coglioni, mi ha fatto fare una figura da 2 mila lire, quella cosa da buttare che mi hai portato, si è comportato malissimo… Ha due anni, sta andando a finire che loro prendono per il culo a me… è senza dignità… Se non mi fossi messo di davanti, avrebbe avuto a che fare con quelli di là sopra che gli facevano un culo quanto una casa...”. Runfolo cercava di giustificarsi: “Quello che ho scoperto io, perché è un pezzo di pinnolone, lo sai il lavoro chi è che… lui ha iniziato con la ditta in subappalto, vuoi sapere il lavoro dopo tre mesi chi se lo è preso e non mi ha detto niente… Che ci devo andare a fare, sta morendo dalla fame… Può sembrare stupido ma vedi che ci può servire per tante cose”. Ma Di Filippo era irremovibile: “Non lo sapeva che c’era l’impegno? E allora digli che ci va urgentemente… La deve completare, questa figura non me la può far fare, ha due anni cucì… Tu lo dovevi uccidere… Glielo vuoi dire che il rispetto è portato a te”.

"Un regalo da mille euro"

Successivamente Runfolo contattava l’imprenditore: “E questi minchia di conteggi quando li dobbiamo fare? Perché già mi sta gonfiando la minchia… Non c’è bisogno di arrivare alle cose grosse, tu basta che ti fai dare quello che ti deve dare di suvicchiaria, perché te le deve dare, si liberano gli impegni che ci sono, non ti dimentichi che c’è pure un impegno con l’operaio di via Brunelleschi”. E riferiva poi a Di Filippo: “Quando prende l’impegno di questo, ci fa fare il regalo per mille euro, alla fine mille euro ci cerchiamo… La prossima settimana lui fa i conteggi… appena lui glieli dà, io…”.

Il credito per il funerale

Infine c’è la storia di un credito di 2.400 euro che Di Filippo, titolare di un’agenzia di pompe funebri, avrebbe cercato di recuperare con la violenza. Una donna, infatti, non avrebbe pagato il conto dopo il funerale della madre. L’indagato le diceva: “Guarda che non vengo più, il pensiero è tuo, perché io non amo i pigghiati pi fissa, sappi che non vengo più...”. Stanco di scuse, il 14 settembre 2017, Di Filippo avrebbe deciso di passare alle maniere forti e parlando con Angelo De Luca diceva: “Con la signora com’è finita? Eravamo rimasti e sono passati lunedì, martedì, mercoledì e giovedì. E’ finita la settimana! Ci sono telecamere a vista… e poi lunedì c’è a casa? Noi siamo persone corrette, se tue sei… ma per una cosa nostra ce la dobbiamo spirugghiari, ‘sta arrusona! Cucì, gli rompi il vetro, capito? Cammini con il catenaccio e gli tiri una pietra nella scala e gli rompi il vetro, oppure male che vada ti porti una catena, l’avvolgi nella pezza… Allora a posto!”.

L’attentato sarebbe stato compiuto la sera stessa, tanto che l’indomani la donna chiamava Di Filippo: “Devo venire, non sono potuta venire… così ti do pure questi soldi a te… Sono venute genti a casa mia, non so chi, però io una persona… l’ho conosciuta… e mi hanno fatto delle cose… Mi hanno rotto il vetro della scala, mi stavano salendo nel balcone stanotte e mi hanno un catenaccio con la catena… due con il motore grosso… Avvisali e digli che non mi inquietano, problemi non ne voglio...”. Di Filippo negava ogni coinvolgimento: “Chi li conosce? Non mi interessa niente, dico ha un anno, questo funerale, tu mi racconti tutte queste tarantelle, non mi interessano, mi dovresti dare cortesemente i soldi”. Alla fine si sarebbe arrivati ad una mediazione e la donna avrebbe pagato il debito a rate di 150 euro mensili. 
 

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